LE STORIE DEL MEDAGLIERE

GLI AMICI DEL MEDAGLIERE RACCONTANO...

 

Lorenzo Fabbrini, un mugellano del 28° esce dall’oblio

Molti anni feci una ricerca sui predecessori del ramo maschile della mia famiglia. Andai da Marradi, dove avevano abitato mio babbo e mio nonno, poi a Palazzuolo sul Senio da dove si erano spostati. Lì i Fabbrini erano pochi – già allora sapevo che il cognome non era originario di lassù ma del Valdarno, e ricordo che ai tempi dell’università avevo trovato, forse alla Biblioteca Nazionale forse all’Archivio di Stato, un documento su un certo Pietro che a metà del ‘600 faceva il barrocciaio a Firenzuola, e mi ero immaginato che Firenze lo avesse fatto andare a quella Terra Nuova per abitarla – e infatti mano a mano che andavo indietro nel tempo le persone con questo cognome diminuivano, segno che il capostipite si stava avvicinando. Mi spostai poi all’Archivio di Stato di Firenze, dove c’erano i fondi di Stato Civile preunitari. E lì, nel fondo francese 1808-1814, ci fu una sorpresa, qualcosa di diverso di nati-matrimoni-morti (così sono divisi i registri) dei tanti dimenticati tra i boschi. Subito non capii del tutto, mi mancava il quadro di riferimento, ma anni dopo il libro Partire partirò, partir bisogna [1] mi aiutò.

Nel registro di Palazzuolo sul Senio trovai il certificato di morte di Lorenzo Fabbrini. Era la trascrizione in francese dal vero certificato, e così c’era scritto:

 

 

Aujourd’hui huit jour du mois de fevrier an milhuitcent’onze à une heur apres midi, Pardevant nous Daniel Prix Germain Dufour de Pibiac, adjoint à la Maire d’Orleans Departement du Loiret delgue ad hoc sont comparus Patrice Yay âgè de ving huit ans et Francois Bruzeau âgè de trente cinq ans demeur tous deux audit Orleans et attachès a l’hotel dieu de cette ville second arrondissement rue parèsis n° 1e le premier et le second voisin de Laurent Fabbrini Chapeur à Cheval du 28eme Regiment âgè de vingt deux ans natif de Pallazzollo [sic!], Departement de l’arno demeurant à la Caserme de la Place de l’Etape sans autres renseignement le quels comparans m’ont dèclare que le dit Larent Fabrini [sic!] est mort le 5 courant a six heures avant midi, dans l’hote [sic!] Dieu susdésigné, ou il etoit entré le huit jenvier dernier. D’àprès cette declaration vu le Certificat en date d’avant hier du Sr: Grence commissaire de Police qui à constaté la dite naissance, nous avons drepè le prèsent acte, que nous avons seul signé le dit temoins ayant declaré ne le savoir de la ecriture lecteure faute.

Fait en l’hôtel de la Mairie d’Orleans, le jour, mois et an susdits.

Le Registre est signé Dufour de Pibiac adjt

Collationné audit registre, certifie …. et delivré pour nous soussigné

Releguè ad hoc,

                   Dufour de Pibiac

 

Pour Copie Conforme // Luigi Filipponi, maire ufficiale dello Stato Civile

Cette jour vingtun du

Mois de juin an

Milhuitcent’onze

 

 

Lorenzo Fabbrini, nato nel 1788 o nel 1789 e che ormai l’esercito e la sua recente cittadinanza francese avevano trasformato in Laurent, era fratello maggiore del mio discendente diretto Giovanni. Veniva dal Cigno di Lozzole, un umido podere di montagna incastrato in una valle appena sotto il crinale dell’Appennino, ancora in Toscana ma dalla parte dell’Adriatico, dove era facile morire di slavine, di freddo o di fame. Da quando, qualche anno dopo, andai a vedere i resti del Cigno mi sono sempre chiesto se Lorenzo non fosse stato in fondo contento che Napoleone l’avesse portato via da lassù: ha montato a cavallo (al massimo sarà stato su un mulo, prima), visto il mondo, imparato una lingua importante anche se lui già parlava il romagnolo – non certo l’italiano – che del francese è un indubbio dialetto.

Dal certificato di morte non si comprende il motivo della morte. Si sa che dalla caserma di Place de l’Étape di Orléans a gennaio era stato portato all’Hotel Dieu, quello che era l’ospedale della città, e almeno qualche giorno c’era rimasto se era morto l’8 febbraio. E si sa anche che il 28° Chapeur à Cheval era ad Orléans a svernare durante la terribile campagna di Spagna. Quindi, malattia presa in caserma? O ferita portata dalla Spagna e non curata? O ancora, litigio fra commilitoni?

Con piacere risollevo Lorenzo dalla polvere dell’oblio. Nessuno poté richiedere per lui la medaglia di Sant’Elena, la decorazione per i soldati della Grande Armeé che fu solo per i combattenti sopravvissuti (e infatti il libro di Gianni Doni[2] non lo elenca, perché lì ci sono solo i mugellani che appunto richiesero la medaglia, e quindi erano in vita). Ma se l’unica condizione per concederla fosse stata di aver servito nell’esercito francese tra il 1792 e il 1815, come fu per i combattenti del Battaglione dell’Elba, e non anche di essere sopravvissuto, senz’altro Lorenzo l’avrebbe meritata.

 

Michelangelo Fabbrini*

 

 

 

*) Michelangelo Fabbrini (1959) è diretto erede di Lorenzo. Laureato in architettura, ha completato gli studi come uditore all’Istituto Biblico Francescano a Gerusalemme, e dirige una società di consulenza economica e tecnica internazionale. Recentemente ha pubblicato il suo primo romanzo, Da allora siamo qui. Arieh Sharon e il Piano nazionale d’Israele 1948-1953.

 

 

 

NOTE:

[1] Paolo Coturri, Gianni Doni, Stefano Pratesi, Daniele Vergari, Partire partirò, partir bisogna. Firenze e la Toscana nelle campagne napoleoniche, Sarnus, Firenze, 2009.

[2] Gianni Doni, “Le palle piovevano come la grana”. Storie di mugellani al servizio di Napoleone, Consiglio regionale della Toscana, Firenze, 2017.

 

medaglierenapoleonico@gmail.com

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Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

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