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LE STORIE NAPOLEONICHE
 

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GLI AMICI DEL MEDAGLIERE 

 

UN GENERALE DI NAPOLEONE POCO NOTO

 

Di Rossana Peccioli

 

 

Prima parte
 

Può capitare che alcuni personaggi possano sfuggire dalle larghe trame della storia, uno di questi è Jean Baptiste Marie Christophe de Franceschi. Un giovane generale di Napoleone.

Jean Baptiste nacque a Bastia in Corsica il 5 settembre 1766, unico fratello di cinque sorelle. La nascita avvenne appena due anni prima che l’isola fosse ceduta alla Francia, in seguito al trattato di Versailles, stipulato il 15 maggio 1768, come pegno per i debiti contratti per il mantenimento del presidio militare francese, alternato, per circa 31 anni, a Genova, per difenderla dalle sommosse ribelli dei corsi, i quali ne reclamavano l’indipendenza, inneggiata e capeggiata da Pasquale Paoli. Alcuni membri della famiglia del futuro generale napoleonico nel corso dei secoli XVII-XVIII ricoprirono importanti cariche pubbliche per conto della Repubblica di Genova e quando l’isola venne annessa alla Francia, il padre del futuro Generale, Giuseppe Francesco Serafino, già presidente del tribunale di Savona, fu nominato giudice reale della città e della giurisdizione di Bastia e consigliere di Luigi XVI di Borbone (1754-1793), il quale amministrava la Corsica come patrimonio personale. Successivamente, nel 1789, fu eletto presidente dell’Assemblea Corsa degli Stati Generali. Fu proprio il figlio ventitreenne di Giuseppe Francesco a redigere il verbale del discorso di apertura dell'assemblea in data 18 maggio 1789, in qualità di segretario e interprete. Il giovane de Franceschi, prima di intraprendere la carriera militare, aveva conseguito la laurea in legge all’università di Pisa, insieme a un suo amico d’infanzia e compagno di studi, Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, entrambi all’epoca ignari che qualche anno più tardi il loro sodalizio sarebbe continuato sui campi di battaglia. Una copia del verbale, firmato dal futuro Generale, fu gelosamente conservata dalla contessa Maria Clorinda Bocchi Bianchi di Montebuono, sua discendente, nel prezioso archivio dell’omonima villa, così come l’aveva lasciata il suo avo. Il padre, Giuseppe Francesco Serafino (1727-1795), durante la sua permanenza in Piemonte, nella città di Alessandria, aveva sposato Caterina Rattazzi, sesta dei  quattordici figli dell’illustrissimo dottore Panfilo Rattazzi, e di Francesca Maria Guasco, dei Marchesi Guasco, entrambe le famiglie originarie di Alessandria, il matrimonio fu celebrato nella stessa città il 5 giugno 1763, alla presenza del notaio Lazari Carlo Agostino, che si occupò della costituzione della dote per il loro matrimonio, Caterina era cugina del nonno di  Urbano Rattazzi (1808-1873), che in seguito diventerà ministro di Vittorio Emanuele II, e nel 1863 sposerà a Torino, Maria Letizia de Solms Bonaparte Wyse (1831-1902), figlia di Luciano Bonaparte fratello di Napoleone. Giuseppe Francesco si ritirò in Francia dopo l’occupazione inglese della Corsica, dove gli venne affidato l’ufficio di Commissario di Guerra nell’esercito delle Alpi, e visse in Francia fino alla fine dei suoi giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il generale Jean Baptiste de Franceschi.

 

 

 

LA FAMIGLIA DE FRANCESCHI

La famiglia dalla quale discende il generale è un'antica famiglia corsa, di origine fiorentina, che si diramò nel corso dei secoli, in diverse regioni d’Italia. Un Taddeo de Franceschi, all’inizio del secolo XIV, passò in Corsica, dove i suoi discendenti furono investiti di importanti cariche negli uffici militari e civili per conto della Repubblica di Genova, alla quale rimasero fedeli anche durante i moti insurrezionali dell’isola, motivo per il quale dovettero trasferirsi per un periodo di tempo nel continente. Occorre prima di tutto fare chiarezza per i casi di omonimia del cognome della casata, poiché esistono ben tre casate con il cognome de Franceschi, una di Pisino in Istria, una la troviamo in Veneto, esiste anche un’epigrafe dentro il Palazzo Ducale di Venezia con la scritta Franceschi; la confusione inoltre si accresce ancora quando la storia ci narra di due generali al servizio di Napoleone, con il cognome de Franceschi, al servizio di Napoleone, e tutti e due con lo stesso nome, e tutti e due insigniti del titolo di Barone. Il futuro generale napoleonico, Jean Baptiste Marie Christophe de Franceschi, in seguito, si farà riconoscere e chiamare brevemente: Jean Baptiste de Franceschi, eliminando gli altri nomi di battesimo.

La particella pronominale <<de>> dal 1600 in poi fu sempre in uso, scomparirà durante il periodo Rivoluzionario, e ripresa alla caduta di Napoleone.

 

 

 

 

 

 

 

 

Stemma della famiglia.

 

 

LA CARRIERA MILITARE DEL GENERALE

 

 Jean Baptiste de Franceschi intraprese la carriera militare giovanissimo:

 

-Capitano della Guardia Nazionale di Bosio (Alta Corsica) nel 1789.

-Esercita la funzione di Segretario dell’Intendenza Corsa dal 10 aprile 1786 al 10 ottobre 1791.

-Nominato Capo del Dipartimento della Corsica dal 10 ottobre 1791 al 10 aprile 1792.

-Sottufficiale provvisorio il 15 aprile 1793 nel XVI Battaglione di Fanteria Leggera.

-Aiutante del posto temporaneo a Saint Florent il 20 settembre 1793.

-Aiutante di Campo del generale Gentili Antoine, il 12 novembre 1793.

-Ferito nell’assedio di Saint Florent il 13 febbraio 1794.

-Capo del Battaglione Generale aggiunto provvisoriamente, nominato dal Rappresentante del Popolo Lacombe Saint-Michell il primo marzo 1794.

-Passato nell’Esercito Italiano tra il 1794 e il 1797.

-Confermato nel grado di Comandante del Battaglione Generale dal Comitato per la pubblica sicurezza il 3 febbraio 1795.

-Aiutante Generale, Capo della Brigata dello Stato Maggiore dell’esercito d’Italia il 13 giugno 1795.

-Inviato in Corsica il 30 ottobre 1796.

-Nominato provvisoriamente Brigadiere Generale del Capo dell’Esercito di Napoli il 7 luglio 1799.

-Confermato nel grado dal Direttorio Esecutivo il 19 ottobre 1799.

-Vice Capo di Stato Maggiore dell’Esercito d’Italia nell’aprile del 1800.

-Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano nel febbraio 1801.

-Rientrato alle sue case con trattamento di attività il 23 settembre 1801.

-Impiegato nella XXVI Divisione Militare il 5 aprile 1802, quando il governo francese fece distruggere le fortificazioni della città di Aix la Chapelle, dopo un assedio iniziato nel 1793. La città sotto l’impero francese divenne il capoluogo di un circondario militare e il generale de Franceschi fu nominato Comandante Generale di Brigata a Magonza.

 -Generale di Capo di Stato Maggiore di Gouvion Saint-Cyr nel Regno di Napoli il 2 settembre 1805.

 -Capo di stato Maggiore di Andrea Massena nell’Esercito di Napoli nel gennaio 1806.

-Inviato nella Grande Armée il 20 agosto 1807.

-Disponibile fino al 12 febbraio 1808.

-Allo Stato Maggiore dell’Esercito Spagnolo il 24 marzo 1808.

-Capo di Stato Maggiore del IV Corpo dell’Esercito Spagnolo il 17 marzo 1809.

 -Ad Almonacid (provincia di Saragozza) l’11 agosto 1809 al seguito di Giuseppe Bonaparte.

-Quando il Regno di Etruria fu annesso alla Francia nel maggio del 1808, venne creato il “Dipartimento del Mediterraneo” con capoluogo nella città di Livorno, il Generale fu nominato comandante.

-Nello Stato Maggiore del Corpo di Osservazione d’Italia nel 1811.

-Durante la sua carriera, oltre al grado di Generale, venne insignito del titolo di Comandante della Legione d’Onore il 14 giugno 1804 e gli fu attribuito il titolo di Barone dell’Impero da Napoleone Bonaparte il 23 giugno 1810.

- Inviato in Russia al comando della 34° Divisione della Grande Armata del Nord, nel 1812.

 

 Il Generale viene ricordato dagli storici <<...un des siegès les plus memoralles du siècle...>> per la sua sagacia militare, specialmente nel blocco di Danzica. Il suo nome di eroe, scrive Joseph De Cartigny: <<...resterà associato per sempre ai nomi dei più grandi eroi immortalati sotto le volte dell’Arco di Trionfo a Parigi...>>.

Un aneddoto sulla sagacia del Generale è raccontato dallo storico, politico e avvocato francese Adolphe Thiers, il quale narra che il giovane de Franceschi si tuffò da una nave militare, gettandosi su un barchino di scialuppa, mentre si trovava al largo di Livorno. Aiutato soltanto dai venti di libeccio che soffiano in quella rotta, riuscì a raggiungere eroicamente le coste di Nizza, avvertendo il Consolato dei pericoli dell’Armata di Liguria.

 

 

Fine prima parte


 

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