LE STORIE NAPOLEONICHE

L'ARTISTA DEL MESE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RAYMOND GAYRARD

(1777 – 1858)

Raymond Gayrard nacque in una umile famiglia della piccola borghesia dell’Occitania. Suo padre era un piccolo produttore di stoffe e questo sarebbe stato anche il suo lavoro se la madre non avesse intuito le sue attitudini artistiche e non si fosse prodigata per svilupparle.

Sembra infatti che sin da piccolo si dilettasse nella lavorazione e nell’intaglio del cuoio oltre che subisse un’attrazione irresistibile per l’oreficeria a cui si era potuto avvicinare presso il laboratorio di uno zio. Ciò nonostante la sua attività di incisore iniziò seriamente abbastanza tardi dopo un tentativo fallito di emigrare negli Stati Uniti e soprattutto dopo aver servito per alcuni nelle armate rivoluzionarie partecipando ad importanti eventi bellici.

All’età di diciannove anni venne arruolato nella 28^semibrigata che faceva parte dell’esercito d’Italia. Dopo un periodo di guarnigione a Parigi dove poté sviluppare il suo gusto estetico per l’arte, il suo reparto partì per la Svizzera e l’Italia dove partecipò a diversi scontri. Gayrard fu ferito alla battaglia di Zurigo e, cosa più memorabile, alla battaglia di Marengo del giugno 1800. La sue permanenza sotto le armi si concluse nel 1802 dopo che fu siglata la pace di Amiens. Il suo temperamento artistico poco si confaceva con la marzialità ed infatti in sei anni di servizio non riuscì a fare una grande carriera arrivando solo grado di sergente. Era chiaro che quella militare non fosse la sua vita.

Tornato allo stato civile, si recò subito a Parigi dove sapeva le sue doti si sarebbero potute nutrire di arte e bellezza, trovando impiego presso la bottega di un orafo dove rimase per circa due anni. Si fece subito ben volere per il grandissimo zelo con cui portava avanti il suo lavoro tanto che per non rubare tempo al vero e proprio lavoro ma volendo contemporaneamente migliorarsi attraverso l’esercizio e lo studio, prese l’abitudine di alzarsi a mezzanotte così da poter curare la sua preparazione prima di recarsi al lavoro il mattino successivo.

Seppur molto dotato, la sua carriera all’inizio non fu né facile né fortunata tanto che lo vediamo più volte lasciare Parigi per tornare al paese nativo per poi tornare indietro quasi come se fosse combattuto fra il desiderio di privilegiare gli affetti o le sue ambizioni artistiche che però sembravano non prospettargli molto di più di un onorevole lavoro presso un semplice artigiano orafo.

Tornato definitivamente a Parigi nel 1806, Gayrard si trovò di fronte al bivio se tornare al suo ordinario lavoro di orafo o tentare il gran passo che, al momento sembrava ancora più azzardato in considerazione di un’età non più giovanissima per diventare apprendista di qualche artista affermato.

L’ispirazione gli fece scegliere questa strada ma, proprio per evitare l’imbarazzo di doversi confrontare con i giovanissimi frequentatori degli atelier degli artisti parigini, decise di proseguire i suoi studi da autodidatta cercando di ispirarsi con le innumerevoli opere d’arte che il Musee Napoléon (come si chiamava allora il Louvre) offriva gratuitamente ai suoi visitatori.

Durante questo periodo gli si offrì l’occasione di mettersi in mostra con un importante artista dell’epoca: Boizot che, per metterlo alla prova, gli diede come prova d’ingresso di realizzare la stessa opera su cui lavorava da tempo uno dei suoi migliori allievi.

Gayrard impiegò una sola notte per completare l’opera sorprendo l’artista che non riusciva a credere come potesse essere un autodidatta.

In seguito gli si aprirono tutte le strade soprattutto quella della medaglistica grazie alla conoscenza con l’incisore Jeuffroy e successivamente con quella di Dominique Vivant Denon.

Costui, colpito dalle sue abilità, gli affidò, come primo incarico, quello di realizzare il dritto della medaglie celebrativa della Battaglia di Montenotte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La medaglia, diventata una delle più famose fra quelle appartenenti alla serie napoleonica, mostra un ritratto del giovane generale Buonaparte in cui la fierezza dello sguardo e la marzialità dell’aspetto secondo la moda rivoluzionaria, sono espresse magnificamente.

E’ interessante notare che l’autore aveva militato proprio sotto il comando del giovane Napoleone, durante la prima campagna d’Italia.

La sua carriera, ormai avviata, fu lunga e soprattutto prolifica di medaglie e gettoni che ancora oggi fanno la gioia dei collezionisti.

Molto particolare per esempio è la serie dei gettoni da gioco impiegati alla corte imperiale come quello realizzato per i tavoli da gioco di Paolina Bonaparte Borghese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel complesso, la sua produzione può essere così riassunta: 300 fra medaglie e medaglioni, 78 statue, 41 bassorilievi, 46 busti, 20 gemme scolpite oltre che vasi e calici finemente cesellati.

Come per molti suoi colleghi, le sue doti artistiche gli permisero di  proseguire la propria attività artistica e lavorativa anche dopo la caduta dell’impero napoleonico. Sotto la restaurazione il suo lavoro fu molto apprezzato tanto da ottenere la Legion d’Onore nel 1825.

Il figlio Paul, seguì le orme paterne diventando un incisore di talento e di successo molto apprezzato a corte e tanto da ottenere, come il padre, la Legion d’Onore nel 1853.

 

Alain Borghini

medaglierenapoleonico@gmail.com

http://www.museicastiglionfiorentino.it/

Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

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