LE STORIE NAPOLEONICHE

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L'ARTISTA DEL MESE

 

 

 

 

 

 

 

Amedeo Lavy

Torino 1777 – 1864

 

 

Fratello minore di Carlo Michele Lavy di cui abbiamo parlato nel numero precedente de “Le Storie Napoleoniche”, Amedeo Lavy è stato un altro grande artista appartenente a questa prolifica famiglia di artisti torinesi. Maggiormente interessato alla scultura rispetto al fratello maggiore, tanto da aver perfezionato il suo stile sotto la direzione del più grande maestro del suo tempo: Antonio Canova, di Amedeo si ricordano molte sculture come il busto di Maria Adelaide di Savoia o il ritratto di Giuseppe Angelo Saluzzo ma anche una delle monete più famose della storia: il Marengo d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa splendida moneta in cui i temi classici sono espressi al massimo grado, fu realizzata all’indomani della vittoria nella battaglia di Marengo ed all’insaturazione della repubblica subalpina.

A sua firma troviamo anche la moneta da 5 franchi risalente all’anno successivo.

 

 

 

 

 

Fino al 1813, anno della morte del fratello, i due collaborarono assiduamente nella Zecca di Torino, mentre a far data da quell’anno, Amedeo Lavy rimase l’unico incisore ufficiale della Zecca almeno fino al suo ritiro a vita privata avvenuto nel 1826 con il passaggio delle consegne al nuovo capo incisore: Giuseppe Ferraris.

Per identificare a chi dei due appartenga una medaglia od una moneta, si può utilizzare come discrimine il fatto che Amedeo firmava le sue opere con “A L” oppure “A LAVY” mentre il fratello Carlo con il solo cognome.

Nell’ambito medaglistico, le principali opere di Amedeo Lavy sono la medaglia per l’annessione del Piemonte alla Francia (1802).

 

 

 

 

Quella con cui la città di Torino omaggia il generale Jourdan quale Amministratore della XXVII^ divisione militare.

 

 

 

 

e quella per il ritorno di Vittorio Emanuele I di Savoia a Torino dopo la caduta di Napoleone nel 1814.

 

 Come accade spesso agli artisti, la cui abilità li salva dai pericoli dei ribaltamenti della storia, così accadde anche ad Amedeo Lavy che non venne travolto dalla caduta del suo committente imperiale, bensì mantenne il suo posto alla Zecca di Torino anche sotto la restaurata dinastia sabauda ed anzi realizzò, proprio in quegli anni, una ricca produzione monetaria e medaglistica.

 

 

Alain Borghini

 

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