EDITORIALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHI HA DETTO CHE NON ESISTONO PIU’

I PRINCIPI DI UNA VOLTA?

CHARLES BONAPARTE PRINCIPE DI NOME E DI FATTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Principe Charles Bonaparte (al centro) passa in rassegna le truppe in uniforme in occasione del Napoléonic Festival di Sarzana (SP).

Sin dal giorno della sua inaugurazione, fra le tantissime soddisfazioni che il Medagliere napoleonico sta regalando al suo staff, vi è anche quella di averci permesso di entrare in contatto con le principali personalità del mondo napoleonico: abbiamo avuto l’onore di conoscere David Markham, presidente dell’International Napoleonic Society, il piacere di ospitare Christian Bourdeille, presidente del Souvenir Napoléonien, e di confrontarci con molti dei direttori dei più importanti musei napoleonici italiani così come con i più apprezzati studiosi di numismatica.

Un personaggio però che sin da subito ha colpito tutti noi e che, avendo la fortuna di frequentarlo con una certa regolarità, mi ha personalmente affascinato, è il principe Charles Bonaparte: pronipote dell’Imperatore per il ramo del fratello minore Gerolamo.

Il verbo affascinare potrebbe sembrare eccessivo invece illustra perfettamente l’attrazione innata che un personaggio del genere riesce a provocare tanto sugli appassionati della storia della sua famiglia che su coloro che ne sono totalmente digiuni.

Sicuramente il suo “physique du role” così come una profonda signorilità e compostezza manifestate in tutto quello che fa, hanno la loro importanza ma quello che maggiormente colpisce è la grande consapevolezza del suo ruolo abbinata ad una altrettanto grande semplicità.

Durante uno dei miei ultimi colloqui con lui ho avuto la possibilità di addentrarmi un po' meglio su aspetti anche personali che illuminano sulla natura straordinaria di quest’uomo.

Rispondendo alla classica domanda su come ci si senta ad appartenere ad una famiglia così “particolare”, Charles ha usato una parola inglese che poteva passare inosservata e che invece mi ha profondamente toccato: “random”.

Per chi non fosse a suo agio con l’inglese, questo termine può essere tradotto con il termine “casuale” ed il principe lo ha volutamente impiegato per esprimere il concetto per cui a lui non possono essere attribuiti meriti speciali dal momento che, ovviamente, la sua partecipazione nella famiglia Bonaparte, è appunto frutto del caso.

Alcuni dei lettori potranno pensare che tale considerazione sia ovvia e non gli faccia meritare nessuna considerazione particolare; è invece importante ricordare come molta della nobiltà di oggigiorno, anche in paesi dove non le è più riconosciuto alcuno status particolare, si ritiene comunque “diversa” dal resto della cittadinanza. Non solo, vi sono molti che palesemente si inorgogliscono per meriti non loro propri, ma ascrivibili ad antenati spesso vissuti centinaia di anni addietro e a cui sono legati da sottilissimi fili dinastici. L’aspirazione ad impossibili troni così come l’ostinazione a non riconoscere le moderne forme repubblicane di governo frutto dei travagliati anni dalla rivoluzione francese in avanti, diventano ancora più assurde e, perché no, ridicole se paragonate alla semplicità con cui il principe Bonaparte considera invece le sue origini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Principe Bonaparte in visita alla fortezza Firmafede di Sarzana accompagnato dagli organizzatori del Napoléon Festival e dallo staff della Federazione Europea delle città Napoleoniche.

 

Tutto ciò però non deve trarre in inganno: semplicità e consapevolezza non vogliono dire disinteresse e spregio per il ruolo particolare che il destino gli ha affidato.

Al riguardo un altro aspetto di grande interesse è emerso nel momento in cui mi ha ricordato come molti, soprattutto fra noi appassionati di storia napoleonica, vedano in lui solo il suo prozio dimenticando la sua natura di individuo con una propria vita, storia, affetti etc.

Ammetto che è un errore in cui si cade facilmente spinti dalla grande passione che spesso caratterizza i “napoleonici” ed in cui io stesso sono caduto nell’agitazione che ha caratterizzato le settimane anteriori al mio primo incontro con lui.

Una sua diretta ed un po' più profonda conoscenza liberano da questo errore e rivelano la superficialità talvolta rasente la stupidità di alcuni nostri comportamenti.

Charles Bonaparte è quindi profondamente consapevole che il suo ipotetico titolo di pretendente al trono di Francia, sia un anacronismo storico ma è anche altrettanto consapevole della sua natura di simbolo ed esempio per la nostra generazione.

Simbolo non per aver compiuto chissà quale opera ma per il semplice fatto che senza la storia non vi è futuro; senza conoscere quali errori hanno fatto gli uomini del passato, non potremo prevedere ma nemmeno riconoscere gli errori compiuti dagli uomini del presente e del futuro.

Il caso quindi non gli ha affidato il compito di essere un difensore o un apologeta del suo antenato ma un testimone vivente di una pagina di storia fondamentale per la società moderna, consegnandogli, insieme a tanti onori, anche l’onere di impegnarsi senza posa per diradare le nebbie dell’oblio da una pagina di storia importante non tanto per le gloriose e famose battaglie quanto per l’evoluzione che le popolazioni europee hanno compiuto passando dall’ancien regime alla società moderna.

In conclusione, alla domanda se esistono ancora i principi di una volta, posso rispondere con la massima certezza: “almeno uno sì!”.

 

Alain Borghini

medaglierenapoleonico@gmail.com

http://www.museicastiglionfiorentino.it/

Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

  • Facebook - Black Circle
  • TripAdvisor - Black Circle