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LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Militaria Napoleonica

 

 

Una cruenta battaglia e una commovente poesia

 

- La battaglia navale di Abukir -

 

 

 

La Campagna di Napoleone in Egitto (1798-1799) costituisce un evento di grande interesse che presenta accanto a precisi obiettivi politico-strategici, anche aspetti del tutto peculiari. Essa fu la prima campagna militare che Napoleone condusse fuori dall’Europa e dette luogo, oltre che alle normali operazioni militari, anche ad importanti ricerche e scoperte di carattere archeologico e scientifico.
Il contesto a cui ci vogliamo riferire è, però, quello di una battaglia navale – quella di Abukir - che nel corso di tale campagna ebbe luogo in prossimità delle coste egiziane, a circa 20 Km a nord-est di Alessandria d’Egitto, e vide, tra gli episodi di eroismo, anche il commovente sacrificio della vita di un bambino.
La flotta francese salpò da Tolone il 19 maggio 1798 agli ordini dell’amm. Brueys, e ad essa si riunirono poi altre unità salpate dai porti di Marsiglia, Genova, Aiaccio e Civitavecchia.
“L’insieme era formato da non meno di 55 navi da guerra tra le quali 13 vascelli, 6 fregate che scortavano 280 navi per 47 846 tonnellate, cariche di 54.000 uomini, 1.200 cavalli e 171 cannoni. Le truppe di linea erano i 38.000 soldati dell’Armée d’Orient, creata per la circostanza”  e a bordo vi erano oltre 150 scienziati. 
Lo scopo della spedizione era quello di occupare l’Egitto la cui importanza strategica era evidente – “Napoleone definì l’Egitto ‘la chiave geografica del mondo’”  - dal momento che costituiva una posizione fondamentale sulla via che collegava la Gran Bretagna all’India, una delle sue colonie più importanti.
L’Ammiragliato britannico appena avuto sentore di questi avvenimenti incaricò la squadra navale agli ordini dell’Ammiraglio Nelson di intercettare e distruggere la flotta francese. Egli prese subito il mare per assolvere il compito ma senza successo, anche perché il 21 maggio un’improvvisa tempesta danneggiò seriamente la sua nave ammiraglia e disperse le altre. Nelson, tuttavia, appena riorganizzata la sua squadra riprese le ricerche ed iniziò un vero e proprio inseguimento per tutto il Mediterraneo.
Il 14 giugno egli seppe che i francesi erano nel canale di Sicilia e il 17 apprese che alcuni giorni prima avevano occupato l’isola di Malta.
Il 19 giugno Bonaparte ripartì da Malta lasciandovi una guarnigione di 4.000 uomini. L’amm. Brueys per sfuggire alle ricerche della flotta inglese si diresse verso Creta e da lì puntò poi su Alessandria d’Egitto dove giunse il 1 luglio. Nelson vi era giunto un paio di giorni prima ma, non avendo trovato traccia del nemico, era ripartito verso nord. 
Napoleone, per timore di essere sorpreso durante le operazioni di sbarco preferì, tuttavia, sbarcare presso Marabut anziché nel porto di Alessandria, che fu comunque occupata alcuni giorni dopo. Decise, poi, di avanzare subito verso Il Cairo, per attaccare il nemico prima che potesse organizzarsi. Il Paese, pur facendo parte dell’Impero Ottomano, era, all’epoca, di fatto governato dai Mamelucchi. Essi erano soldati di origine servile al servizio dei califfi che nel tempo erano riusciti, soprattutto in Egitto, a scalare il potere arrivando ad esercitare l’effettivo governo della regione. 
Il 21 luglio 1798 l’armata francese raggiunse l’esercito nemico nei pressi del villaggio di Embabeh, non lontano dal Cairo, e si dispose per la battaglia che sarebbe passata alla storia come la “battaglia delle Piramidi” e che si risolse in una schiacciante vittoria francese.
Il pomeriggio del 1 agosto, tuttavia, la flotta inglese sorprese quella francese che era ancorata in linea, parallelamente alla costa, nella baia di Abukir. Nelson decise con grande audacia di attaccare immediatamente, accettando il rischio di un combattimento notturno, e questo soprese ulteriormente l’ammiraglio Brueys.
Lo scontro fu molto cruento. Alle 18.30 i primi vascelli inglesi attaccarono, da entrambi i lati, le prime 8 navi della linea francese in modo che ciascuna di esse si trovò attaccata da due unità inglesi .
La nave ammiraglia francese, l’Orient, fu attaccata da cinque navi inglesi. L’amm. Brueys fu colpito alla testa e ad una mano ma si rifiutò di lasciare il suo posto per farsi curare. Successivamente una cannonata gli amputò entrambe le gambe, ma, anche allora, volle rimanere sul ponte e si fece legare su una sedia per poter ugualmente dirigere il combattimento, nonostante la gravissima ferita. E così continuò con grande energia finché un’ulteriore palla di cannone non lo uccise. 
Anche l’ammiraglio Nelson fu ferito alla testa ma rifiutò di farsi medicare finché non fosse giunto il suo turno. Fortunatamente la ferita si rivelò meno grave di quello che era sembrato all’inizio. 
Sull’Orient trovò la morte anche Giocante Casabianca, figlio undicenne del comandante della nave, il capitano di vascello Luc-Julien-Joseph Casabianca .  All’inizio della battaglia, l’ufficiale, consapevole della pericolosità della situazione, aveva lasciato il piccolo in un posto ritenuto sufficientemente sicuro ordinandogli di non muoversi finché egli non fosse tornato, pensando, così, di provvedere nel migliore dei modi alla sicurezza del bambino che, però, purtroppo morì.  
Sulle esatte circostanze che seguirono le fonti non sono concordi. 
Secondo alcuni, l’ufficiale fu colpito a morte nel corso della battaglia e il bimbo, per non disubbidire al padre, che ovviamente non poteva più raggiungerlo, quando fu dato l’ordine di abbandonare la nave si rifiutò di lasciare il posto che gli era stato indicato. 
Questa commovente vicenda ispirò ad una poetessa inglese, Felicia Dorothea Hemans (Liverpool 1793 - Dublino 1835), una commovente poesia “Casabianca” (“The boy stood on the burning deck”(*)) che fu a lungo studiata nelle scuole inglesi e americane almeno fino alla seconda metà del XIX secolo,  anche per la sua celebrazione dell’amore patriottico e filiale.
Secondo un’altra versione, invece, il bimbo, fu ferito e venne portato sotto coperta dove rimase intrappolato affondando con la nave. 
Secondo altri ancora, il padre sarebbe riuscito a raggiungerlo e a tuffarsi in mare con lui ma entrambi scomparvero tra i flutti .
L’Orient divenne preda di un grave incendio, favorito anche dalla fresca vernice con cui la nave era stata da poco riverniciata. Le fiamme raggiunsero il deposito delle munizioni provocando un’esplosione che fu udita fin dalla costa e che provocò l’affondamento della nave.
La battaglia si concluse con una grave sconfitta per i francesi. Essi persero 11 delle loro 13 navi di linea e 4.000 uomini tra morti e feriti mentre gli inglesi contarono poco più di 200 morti e circa 700 feriti. 
Napoleone nel suo rapporto al Direttorio, il governo francese, del 19 agosto successivo imputò la sconfitta alla incapacità dell’amm. Brueys che, anziché mettersi al riparo nel porto di Alessandria o portarsi nell’isola di Corfù, volle ancorarsi nella Baia di Abukir .
Alcuni storici hanno condiviso tale orientamento attribuendo errori all’amm. Brueys. E’ stata criticata la sua scelta di aver affrontato il combattimento tenendo le sue navi ancorate, dissentendo dal parere di alcuni dei suoi ufficiali che sostenevano l’opportunità di un combattimento a vela che avrebbe consentito più ampia possibilità di manovrare le imbarcazioni. Altri lo hanno, peraltro, giustificato ritenendo valida questa scelta in considerazione della minor esperienza dei suoi equipaggi.
Gli è stato altresì rimproverato di aver tenuto la flotta nella baia senza aver adottato adeguate misure di sicurezza. 
Un approfondito esame di questi aspetti richiederebbe uno spazio ben più lungo di quello qui disponibile. 
Resta comunque il fatto che Napoleone, nonostante le colpe attribuitegli nel suo rapporto inviato a Parigi, non mancò di esprimere una valutazione generosa del suo comportamento: “Se in quella circostanza disastrosa fece degli errori, li espiò con una morte gloriosa” . 
La battaglia di Abukir fu una netta vittoria per gli inglesi che la denominarono “Battle of the Nile (Battaglia del Nilo)”. Con essa, inoltre, la Gran Bretagna aveva ottenuto il controllo del Mediterraneo e l’Armata d’Oriente di Napoleone era isolata in Egitto. Tale situazione, anche se comportava limitate conseguenze nell’immediatezza, condannava la spedizione francese in Egitto ad un forte ridimensionamento dei suoi obiettivi per non dire ad un fallimento.


(*)            Casabianca
     The boy stood on the burning deck
Whence all but him had fled;
The flame that lit the battle's wreck
Shone round him o'er the dead.

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Silvio Ghiselli e Vittorio Lino Biondi