LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Militaria Napoleonica

 

 

Il primo volo di una Giovane Aquila

 

- La I campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte -

 

(1^ Parte)

 

 

 

 

 

La I campagna d’Italia riveste particolare interesse perché in essa Napoleone Bonaparte - sebbene giovane generale soltanto 27enne – mise già in luce le sue qualità militari e politiche delineando la filosofia ed i principi che seguirà per tutta la vita.

Nel 1796 quando egli assunse il comando dell’Armata di Italia, la Francia era da quattro anni in guerra contro la prima coalizione, quella alleanza, cioè, che le Potenze europee avevano posto in essere contro di lei nel tentativo di reprimere la rivoluzione scoppiata nel 1789, che aveva abolito la monarchia e proclamato la Repubblica.

Napoleone era più giovane dei suoi diretti subordinati, ma riuscì subito ad imporsi ad essi, fin dal primo rapporto che Napoleone tenne loro con quella forte personalità che sempre lo accompagnerà. Esemplificativo in proposito è quanto il gen. Augereau riferì, in seguito, al collega Masséna: “Quel piccolo bastardo di un generale in realtà mi terrorizzava” [1].

Il governo francese riteneva che lo sforzo principale contro l’Austria fosse da condursi sul fronte del Reno, pertanto il fronte italiano era ritenuto secondario e l’Armata d’Italia, tra quelle che la Repubblica Francese aveva in campo, era in condizioni decisamente precarie. Anche se i suoi 36.000 uomini potevano costituire una forza numericamente accettabile bisogna considerare che essi erano male armati, male vestiti e male nutriti. Bonaparte comprese subito la necessità di riportare le condizioni dell’Armata ad adeguati livelli di efficienza. A tal fine intraprese una infaticabile opera tesa a rifornire i magazzini, punire i fornitori disonesti, ma anche a riportare la disciplina e la motivazione tra i soldati. E sotto quest’ultimo aspetto mise in luce quella sua qualità che oggi chiameremmo di “grande comunicatore” e della quale il proclama che rivolse alle truppe costituisce un brillante esempio: "Soldati! Voi siete nudi e malnutriti; la Francia vi deve molto, ma non può darvi nulla. La pazienza ed il coraggio che avete dimostrato tra queste rocce sono ammirevoli, ma non vi hanno dato gloria…vi condurrò nelle più fertili pianure della terra…Soldati dell’Armata d’Italia! Vi lascerete mancare il coraggio e la perseveranza?…"[2]. Questa riorganizzazione attuata da Bonaparte dette presto i frutti sperati.

Nel momento in cui l’Armata francese si pose in movimento per affrontare il nemico, Bonaparte mise subito in luce quella capacità di intuire le situazioni, adottare tempestivamente le decisioni necessarie ed eseguirle con immediatezza di esecuzione che sarà una caratteristica delle sue campagne e che  risulterà un’ altra delle tante novità che questo generale imporrà sui campi di battaglia. La capacità di manovra e la mobilità saranno sempre da lui considerate essenziali e costantemente  richieste alle sue unità.  

Le forze che fronteggiavano l’Armata francese erano composte da circa 26.000 soldati piemontesi al comando del Generale Colli e circa 37.000 austriaci agli ordini del gen. Beaulieu.

Attesa l’inferiorità numerica del suo esercito Napoleone decise di adottare quella manovra che viene definita per “linee interne” a cui spesso ricorrerà quando dovrà affrontare forze di entità superiore.

Essa consiste nell’incunearsi tra le forze nemiche per poterle battere separatamente. E’ facilmente intuibile, per il buon esito di questo tipo di manovra, l’importanza che riveste la capacità delle truppe di effettuare rapidi movimenti e cambiamenti di fronte.

I francesi attaccano e sconfiggono prima gli austriaci a Montenotte (SV) e poi i piemontesi a Millesimo (SV). Poi, agendo con una sbalorditiva sorpresa, attaccano nuovamente gli austriaci a Dego (SV), sconfiggendoli. A questo punto, disattendendo gli ordini del Direttorio che gli ingiungevano di tralasciare i piemontesi per colpire gli austriaci, Napoleone si volse nuovamente contro i piemontesi vincendoli ancora a Mondovì (CN) e costringendoli alla resa. Con tale comportamento Bonaparte mostrava di comportarsi anche come autorità politica, imponendo autonomamente accordi e trattati, come fece a Cherasco (CN) con le forze Piemontesi.

E’ interessante ricordare un episodio avvenuto nel corso della battaglia di Dego perché è simbolico della concezione meritocratica, e innovativa per l’epoca, che Bonaparte osserverà sempre con cura e che susciterà entusiasmo, motivazione, slancio e forza morale agli eserciti francesi al comando del futuro imperatore. Bonaparte avendo notato un giovane ufficiale che si batteva con una forza ed un ardimento fuori dal comune, al termine dello scontro lo promosse Colonnello sul campo. Si chiamava Lannes e inaugurava così il percorso di quelle carriere fulminee che sempre tanta speranza dovevano accendere nel cuore dei soldati francesi, al punto da rendere veritiero quell’adagio che diceva: “Ogni soldato porta nel suo zaino il bastone di Maresciallo”. Napoleone resterà sempre legato a questo ufficiale, che nominerà poi Generale e Maresciallo, da una sincera e ricambiata amicizia. Egli sarà uno dei pochi ai quali permetterà di rivolgerglisi con il tu anche nelle circostanze ufficiali e di cui dirà quando morirà nella battaglia di Essling (1809) “L’ho trovato che era un pigmeo e l’ho lasciato gigante”.

Stipulato l’armistizio con il Regno di Sardegna, che fu costretto a cedere Nizza, la Savoia, Tenda ed alcune fortezze, Bonaparte, sempre agendo autonomamente e senza nulla chiedere al Direttorio, si volse allora nuovamente contro gli austriaci di Beaulieu. Il suo piano prevedeva ora di aggirare il nemico per attaccarlo alle spalle. Proseguì pertanto la sua avanzata verso Milano mantenendosi a sud del Po che attraversò a Piacenza per dirigersi poi a Nord verso Milano. Giunto all’altezza di Lodi si trovò il passo sbarrato dal nemico. Il giovane generale francese, ancora una volta adottando una manovra innovativa, ordinò ad un reparto di granatieri di prendere il ponte a passo di carica. Nel contempo, inviò un’unità di cavalleria a costeggiare il fiume per guadarlo più a settentrione. In tal modo gli austriaci furono attaccati, oltre che frontalmente dai granatieri, anche di fianco da questi squadroni giunti inaspettatamente sul campo di battaglia. La vittoria fu completa. Il 14 maggio 1796 l’esercito francese entrò in Milano accolto trionfalmente dalla popolazione. Entrambi i nemici erano stati sconfitti.

Bonaparte nel prosieguo, impose sia agli austriaci che al Duca di Modena che aveva favorito l’Austria pur mantenendosi neutrale, il pagamento di cospicue contribuzioni in danaro, nonché la consegna di opere d’arte e merci varie. A Parigi la notizia dei successi militari e l’arrivo del danaro prelevato, resero felici sia il Governo che i cittadini. La conquista della Lombardia era raggiunta, ma l’Austria aveva ancora molte carte da giocare: la campagna era tutt’altro che conclusa.

 

 

 

(Fine 1^ parte)

 

Silvio Ghiselli e Vittorio Biondi

 

 

 

Note:

[1]Haythornthwaite (a cura di) “Final Verdict” pp. 290-92 in “Napoleone il Grande” di Andrew Roberts, Utet, 2015, p. 111.

[2] Napoleone - Correspondance Vol.I, n.91, p.107 in “Le Campagne di Napoleone”, David Chandler, Ed. Rizzoli, 1968 p. 103.

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