LE STORIE DEL MEDAGLIERE

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GLI AMICI DEL MEDAGLIERE RACCONTANO

 

San Miniato (Pisa).

Una notte di giugno del 1796.

 

 

Emma L. Prosperini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Mon générale, il y a du monde" e il giovane generale che sta conquistando l'Italia si alza dallo scrittoio per andare a vedere. In effetti le pendici del colle sono cosparse di luci che scendono a valle assieme a bisbigli sommessi, ma festosi. I francesi mettono le mani ai fucili, ma giunto abbasso, quello strano esercito mostra di avere armi più vincenti dei fucili: timballi, torte, salumi e, soprattutto porzioni dell'ottimo tartufo locale.  Parla la maestra che li guida: "Siamo di San Miniato, la città dei Buonaparte e siamo venuti a vedere il Generale che è anche lui di San Miniato. abbiamo svegliato anche  i bambini per questo. Dovete capire che per noi un'occasione simile, probabilmente, non si presenterà più" E poi la maestra racconta la favola del piccolo còrso che veniva con il padre e il fratello in vacanza dallo zio il canonico Filippo Buonaparte e faceva battaglioni di bambini. "Fu qui che ottenne le patenti di nobiltà necessarie per entrare all'accademia del Re.", soggiunge la signora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed Egli, toccato, sorte dall'ombra e serra le mani. Annunzia poi che si sta recando a Livorno a "sistemare" gli inglesi e che al ritorno salirà a San Miniato per abbracciare lo zio Filippo che, per ragioni di salute, non può scendere. Manderà un messo due giorni prima.

 

Cominciano così i preparativi per l'accoglienza. La piccola San Miniato sembra essere divenuta Parigi e in testa a tutti, il canonico Filippo che spende e spande e si agita come un ventenne. Il 27 arriva il messo e annunzia l'arrivo del Generale per il 29 alle ore 20 e quindi, in tale data, sono tutti in piazza ad attendere, ... Arriva Joséoh Buonaparte, abbraccia lo zio e chiede di pazientare un poco. Alle 22.30 un trombettiere, ma ancora niente. Solo alle 23 si ode uno scalpitare di cavalli ed è Lui che appare con Berthier, Junot, e 50 uomini. Zio e nipote si abbracciano, e le maggiori autorità presentano omaggio al Generalissimo. Segue la cena in casa Buonaparte, cena che secondo quanto racconta lo stesso Napoleone ad Antonmarchi, sembra una sequenza del Don Camillo di Guareschi. Infatti i francesi,repubblicani, animati dai buoni vini offerti dallo zio Filippo, si lasciano sfuggire frasi contro i preti nonché volgarità, ma il canonico, pur bevendo, conserva la calma e continua a rispondere piacevolmente, con ragionevolezza e molta cultura, incantando così i francesi che per la prima volta si trovano confrontati con un prete per nulla bigotto. Tardi nella notte Napoleone dice allo zio: "per dormire a noi basta un poco di paglia ché solitamente dormiamo nell'erba", ma lo zio risponde che in casa sua c'è posto per tutti e li conduce nelle loro camere.

Napoleone si è appena addormentato quando lo zio bussa alla sua porta e entra con fare trafelato per dargli un'importante notizia: La famiglia ha un santo, un fraticello di nome Bonaventura Buonaparte che non è stato ancora canonizzato e Lui, il Nipote deve provvedere a questo poiché è proprio questo santo che lo aiuta sul campo di battaglia e gli dà la vittoria. Napoleone frenando l'ilarità, risponde che i tempi sono cambiati e che per queste cose non c'è più posto, e del resto lo stesso zio lo ha notato anche durante la cena. Il canonico risponde che quegli ufficiali repubblicani, tempo dieci anni, andranno in chiesa, che anche la Francia cambierà e che unica e immortale resterà la Chiesa di Roma. Poi acchiappato il Nipote "discolo" gli impartisce una solenne benedizione e la buonanotte. Quando al mattino giungono Berthier e Junot, il Condottiero racconta del beato Bonaventura e chiede loro se hanno mai visto un frate battersi sul campo. L'ilarità dei tre giovani è al massimo ed Egli, raccontando ad Antonmarchi, ne riderà perfino a Sant'Elena il che è tutto dire. Nella mattinata il Generalissimo riceve ancora l'omaggio dei cittadini e discorre in privato con i locali patrioti, poi legge i dispacci e infine dopo pranzo, parte per Firenze.

 

 

Allo zio promette che tornerà, ma ambedue sanno che non è vero. Filippo morirà la notte di Natale del 1799 tra i canti e il suono delle zampogne, stringendo al cuore la cappa di Cavaliere di Santo Stefano inviatagli dal Granduca di Toscana dietro richiesta del Nipote "discolo".

 

 

Emma L. Prosperini

 

 

 

Bibliografia:

Francesco Antonmarchi – Memorie.

Gazzetta Toscana n. 27 del 30 giugno 1796.

G. Delli, Napoleone I a San Miniato in Bollettino dell'Accademia degli Euteleti di San Miniato, novembre 1921.

Anatole France, Bonaparte a San Miniato.

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