LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

IL PIOMBO DELL’IMPERATORE

 Di Paolo Palumbo

 

Quanti tra noi appassionati di storia militare hanno mosso i primi passi grazie all’amore per i soldatini? Non importa di quale epoca: tutti, in età giovanile, ma anche più avanti con l’età, hanno amato i piccoli soldati di plastica. Immense battaglie giocate nelle camere da letto o sui tavoli dei salotti, con micro armate in scala 1:72. Il periodo prediletto – anche dal punto di vista commerciale – era soprattutto quello della seconda guerra mondiale laddove l’Atlantic o l’Airfix fornivano davvero un’ampia gamma di eserciti. Molti si confrontarono, per la prima volta, con il mondo dell’antichità; non so quanti ricorderanno la serie dell’Atlantic consacrata al mondo romano, greco ed egiziano con una confezione dedicata anche ai martiri cristiano che morivano nel Colosseo divorati dalle fiere. Tra questa vastità di appassionati, pochi spendevano il loro denaro alla ricerca dei soldatini dell’epoca napoleonica. Forse perché la plastica grezza non restituiva bene i colori di quello che erano le uniformi dell’epoca imperiale, ma credo siano stati davvero pochi a combattere battaglie in miniatura facendo finta di essere il maresciallo Ney o il duca di Wellington.

La passione per le miniature di epoca napoleonica ha sempre richiesto una maturità maggiore, una consapevolezza sull’arte militare molto più raffinata che non il grezzo utilizzo di mitragliatrici e bombe a mano. Quando, con gli amici o da soli, si facevano le battaglie eravamo attratti dal rombo degli aerei, dalla potenza dei carri armati e con una sola sventagliata di mitra si potevano far cadere più di un soldatino alla volta. Chi amava la cavalleria, ad esempio, optava o per i cowboy oppure gli indiani Apache i quali, certamente, erano molto più noti degli ussari o dei corazzieri. Il fatto era che il periodo bellico della seconda guerra mondiale, così come il vecchio west o la guerra di secessione americana possedevano un’immediatezza superiore a qualsiasi epoca storica, quasi asettica poiché spingeva a giocare, senza porsi troppe domande. In più, la televisione, offriva una filmografia immensa che rimaneva impressa nei più giovani e offriva spunti per iniziare nuove campagne.

Quanti, tra noi ragazzini, conoscevano la famosa bandiera sudista? Quanti, invece, avrebbero riconosciuto l’aquila prussiana? D’altronde il mercato era ridondante di soggetti simili: gli americani verdi, i tedeschi grigio scuro…i nordisti blu e i sudisti sempre grigi!

Personalmente la passione per le uniformi napoleoniche mi ha rapito quasi subito, sempre però dopo una rispettabile gavetta trascorsa a combattere con l’esercito inglese (il mio preferito) e poi quello americano. Negli ultimi anni, il mondo dei soldatini, ha assunto diverse sfaccettature e le scatole di modelli Airfix e Atlantic (rammento altre marche, ma non dilunghiamoci) sono diventate oggetto di collezionismo e vengono vendute all’asta su Ebay a prezzi molto interessanti. Di solito, l’evoluzione naturale del semplice soldatino di plastica grezza era il modellismo e, quando la passione si impossessava definitivamente di te, si passava alla pittura con i primi esperimenti fatti con gli smalti della Humbrol. Il gioco della guerra invece, o Wargame o Kriegspiele, era una scelta molto più matura e consapevole, poiché richiedeva una conoscenza storica medio alta.

A questo proposito spenderei qualche parola sui soldatini di piombo di cui, lo scrivente, è un grande estimatore e appassionato. Oggi i figurini, e mi riferisco principalmente alle scale di gioco più usate – dal 28 mm in giù – hanno raggiunto un livello di definizione sorprendente. Ma anche la plastica, che una volta era morbida e molto difficile da dipingere, nelle produzioni attuali (Victrix, Warlord Game e Perry Miniatures) non ha nulla da invidiare alle finiture di marche note come la Wargames Foundry, Mirliton, Front Rank ecc.

Ricordo la meraviglia e l’invidia con cui osservavo questi immensi tavoli da gioco, ricoperti di panno verde simile all’erba, dove sopra vi erano riprodotti villaggi, boschi, case di campagna, viottoli e persino colline. Immensi eserciti multicolore, quadrati di soldatini di piombo, dipinti con maestria e manovrati da persone, piuttosto adulte, armate di dadi e righello.

L’effetto ottico era impressionante e non potevi andartene senza che ti rimanesse la voglia di farti un esercito personale. Cosi finivi dentro un turbine di colori, pennelli, marche di soldatini, esperimenti, ma soprattutto la domanda cruciale: quale esercito voglio reclutare? Per costruire un’armata capace di affrontare un wargame 3D devi avere tempo, ma soprattutto spazio; inoltre è auspicabile dotarsi di una bibliografia accurata che illustri i colori delle uniformi, ma soprattutto che racconti cosa o chi stai dipingendo. Sono molto rare le persone che si fermano alla mera tecnica pittorica: dietro ogni soggetto dipinto si nasconde sempre una conoscenza del periodo storico per nulla superficiale.

La pittura del soldatino è una scienza ludica importantissima poiché è statisticamente provato che sia uno dei veicoli principali che conduce all’amore verso la storia. Quanti sono i ragazzi che oggi giocano con i soldatini? Quanti quelli che amano la storia? I numeri sono purtroppo in calo se le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Le nuove generazioni – ma in parte anche la mia – hanno trovato nel computer uno dei punti di riferimento per sfogare la passione per il wargame. Mi viene in mente la serie fortunata di Age of Empires per seguire al più crudo Call of Duty, fino al bellissimo gioco napoleonico di Napoleon Total War. Videogiochi molto belli, con una grafica stratosferica, e in questa sede lungi dal volerli condannare. Tuttavia, volete mettere la sensazione piacevole di toccare e maneggiare la tua armata con le mani, sfidare con una persona come te, che ha la tua stessa passione e che – secondo le regole prestabilite – cerca di annientarti “amichevolmente” insieme ad un sigaro e un calice di vino. Il computer spiega per immagini tutto ciò di cui hai bisogno per muoverti, di solito i riferimenti storici sono esatti con qualche ovvia spolverata di fantasia; ma volete mettere sfogliare un volumetto della Osprey (testi sacri per i modellisti) e riprodurre, su una miniatura in 28 mm, lo sfavillio delle uniformi disegnate nelle tavole uniformologiche di Bryan Fosten? Oppure costruire, lentamente, la tua armata in 28 mm, acquistano giorno dopo giorno i pezzi più belli? Sono generazioni che si confrontano, sebbene i video giochi non abbiamo la stessa presa che ebbero per noi i soldatini. Il video game lo puoi conservare finché non viene superato da un’altra versione, mentre molti di noi conservano i soldatini da tempo memorabile.

 

Paolo Palumbo

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