LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

LA BIBLIOTECA DELL’IMPERATORE

 Cenni sull'evoluzione della storiografia militare napoleonica.

 

 

Le fonti per la storia militare delle Guerre della Rivoluzione e dell'Impero comprendono documenti, la maggior parte in Archivi pubblici, molti dispersi o in mani private, corrispondenze, memorie e reperti archeologici.

Nessuna di queste è sufficiente da sola, si presta a falsificazioni primarie e di interpretazione ed ognuna va confrontata con tutto quello che è disponibile e, nel dubbio, bisogna applicare il senso logico e la vecchia massima latina: cui prodest?.

Questo approccio vale per ogni ambito storico, ma in particolare per la storiografia militare di questo periodo.

I nazionalismi scatenati da queste guerre condizionano ancora l'obbiettività della loro storia.

Il primo a porre mano ad una narrazione “ad usum delphini” è Napoleone stesso, che, conscio dell'importanza della propaganda, fin dalla Campagna d'Italia comincia a costruire il suo mito. A Marengo compie un errore di valutazione sulle intenzioni di Melas e divide le sue forze in prossimità del nemico: delle 4 divisioni al suo comando quella di Desaix viene mandata a sud, verso Genova e quella di Lapoype a nordovest. Mentre quella di Desaix arriva in tempo a salvare una giornata persa, di quella di Lapoype si perde traccia anche negli archivi. Napoleone incarica Berthier di stampare una storia della campagna, ne vengono tirate 3000 copie, ma Napoleone le fa distruggere pur sopravvivendone una; qualche anno dopo viene incaricato dello stesso compito Bacler d'Albe, l'ingegnere geografo, ma Napoleone fa cestinare anche la sua versione. Il nodo, oltre la “sparizione” della Divisione Lapoype, è il ruolo della Guardia Consolare e dello squadrone guide, al comando di Eugenio Beauharnais, che non furono impegnati, se non marginalmente. Napoleone, nei suoi scritti di Sant'Elena, in parte affidati a Gourgaud, intento a mantenere il suo mito per i posteri, descrive Marengo come una vittoria preordinata e decisa dall'attacco della “sua” Guardia Consolare. Fino alla sua morte il generale Kellerman, che con la sua carica sul fianco della colonna di Zach, dà il colpo di grazia agli austriaci, sosterrà di aver agito d'istinto, mentre l'imperatore, ed i suoi agiografi, sostenevano che aveva agito su ordine diretto di Napoleone cosa assolutamente irrealistica, se si pensa che avvenne all'imbrunire e nel caos del finale della battaglia.

Solo molti anni dopo, nel 1856-57, Marmont, testimone oculare dell'episodio, chiarisce l’episodio dando, nelle sue Memorie, ragione proprio a Kellerman.

Per tutto il 1800 e fino ai giorni nostri, sono state pubblicate un gran numero di memorie, diari, carnet de route per un totale di circa 1500 in lingua francese (v.Bibliographie Critique di Tulard con aggiornamenti) e circa 800 in inglese e tedesco. Le Memorie di marescialli e generali hanno elementi di protagonismo e spesso omettono errori e giudizi su viventi, quelle di ufficiali e soldati sono più limitate nel loro orizzonte, possono avere le stesse amplificazioni od omissioni, ma forniscono comunque elementi non reperibili in altre fonti. L'archeologia sui campi di battaglia fornisce altri particolari, che sembrerebbero oggettivi, ma la cui pubblicazione si presta ugualmente a deformazioni nazionalistiche. Per esempio, in uno dei due testi pubblicati sulla fossa comune di Vilna, in quello degli archeologi francesi vi è l'elenco delle unità di cui sono stati trovati i bottoni: per ogni reggimento francese vi è accanto il dipartimento di reclutamento (assegnazione piuttosto arbitraria, dato il sistema di leva), mentre accanto al 113éme, che tutti sanno formato di toscani e, in parte, di laziali, lo spazio è vuoto.

Una fonte spesso poco impiegata sono proprio gli archivi per il semplice motivo che ci vuole tempo, molto tempo, una borsa di studio (americana), una tesi di laurea (spesso inedita) o addirittura una vita per arrivare a poter compiuto il proprio lavoro.

Andando ad illustrare le principali opere di settore è necessario ricordare che il primo a pubblicare una storia organica di queste guerre è Mathieu Dumas, intendente generale della Grande Armée, i cui 24 volumi terminano con il 1806, data del suo trasferimento a Napoli; Jomini pubblica i suoi 15 volumi dal 1819 al 1824, ma tratta principalmente delle Guerre della Rivoluzione. Clausewitz, anche lui protagonista in prima persona analizza solo alcune campagne.

In Francia, a parte la memorialistica e le Corrispondenze, naturalmente purgate, di Napoleone e dei suoi fratelli, non viene pubblicato niente di organico fino alla fine del secolo, a parte l'opera del Thiers. Non si può comunque essere critici verso Napoleone perchè Lui è l'Armée e questa è la Francia. Solo dopo la Guerra Franco-prussiana del 1870-71 l'Ufficio Storico dell'Armée apre una produzione storica su due binari: uno storico con importanti opere (Weil, Fabry, La Jonquiere, Picard, Foucart, ecc.), l'altro (Camon, ecc.) mirato alla ricerca del “metodo napoleonico”. Dobbiamo ricordare che fino al 1914 compreso, tutti gli eserciti continuano a combattere come nel primo Ottocento, non avendo “capito” l'introduzione delle armi rigate, del filo spinato, delle mitragliatrici e delle trincee (nei 50 anni dalla Guerra Civile Americana a quella Russo-Giapponese).

La storiografia inglese dell'Ottocento è ugualmente intrigante e centrata soprattutto sulla Guerra Peninsulare.  La prima storia, dopo quella, parziale, del Marchese di Londonderry, è scritta nel 1832-33 da un protagonista, il generale Napier. Tre volumi pieni di omissioni e distorsioni, testo base per tutto il secolo, fino alla stampa del 1° volume della Storia dell'Oman, enormemente più dettagliata ed obbiettiva; negli stessi anni usciva la monumentale History of the British Army del Fortescue, della quale 7 volumi sono dedicati al periodo 1789-1815, coprendo anche le molte campagne ed operazioni minori. Vengono pubblicate tre serie di volumi (purgati) della Corrispondenza di Wellington e i Nelson Papers (ugualmente purgati, come la Corrispondenza di Napoleone, edita sotto Napoleone III, riedita recentemente in edizione critica e completa in 15 volumi dalla Fondation Napoléon.) Sulla guerra nella penisola iberica i francesi hanno scritto molto poco (Foy, Grasset, Grandmaison) ed il lavoro migliore, anche se arriva al 1812, sarebbe quello del defunto prof.Sarramon: due volumi editi in francese negli anni '80, 5 volumi in spagnolo dall'Ufficio Storico spagnolo ed altri inediti....

Rimanendo sulla guerra in Spagna, la prima storia spagnola, quella de Toreno (1838), tradotta anche in italiano, è fortemente nazionalistica. Più ampia ed oggettiva quella in 14 voll. dell'Arteche (1866-1903) ed infine una dell'Ufficio Storico in 13 volumi di Priego-Lopez, dal 1972.

In Italia, per motivi politici, non si può scrivere tutto e si scrive in chiave prerisorgimentale (Botta, Turotti, Colletta, Mariano d'Avila, Vacani, Zucchi e ,in anomimo, il nostro de Laugier). Prima della prima guerra mondiale, anche l'Ufficio Storico si interessa al periodo (Brancaccio, Guerrini, Pollio),ma lo scoppio delle due guerre mondiali blocca praticamente la pubblicistica sull'argomento.

In Austria e Germania vengono pubblicati diari e corrispondenze e gli Uffici Storici, nei primi anni del '900, pubblicano le loro storie ufficiali; in Germania, unificata dopo il 1870, fioriscono numerose opere in stile eroico sulla Befreiungskriege.

Le due guerre mondiali spostano l'interesse sull'attualità in tutta Europa e bisogna aspettare il 1966, con la pubblicazione, (anche in italiano) de Le campagne di Napoleone, del prof. Chandler, per dare inizio ad una pubblicistica sull'argomento pressoché sterminata, con caratteristiche diverse ed in due filoni distinti. Uno di storia classica, basata su interpretazioni socio-economiche e/o di storia locale, l'altra impegnata alla ricerca del dettaglio, del dato oggettivo, del confronto fra le fonti.

Può sembrare una banalità ma un elemento fondamentale e divisorio era la conoscenza delle lingue da parte dell'Autore. Questo appare evidente nelle bibliografie dei testi. Gli storici francesi fino a non molti anni fa non conoscevano l'inglese e viceversa (un inglese, Gareth Glover, nel suo 25° libro sulle guerre napoleonica, su Waterloo, mette in bibliografia 300 volumi in inglese, il nostro Barbero ed un francese nelle edizioni inglesi!).

Negli ultimi quindici anni la pace in Europa e la sempre maggiore diffusione della lingua inglese hanno portato alla traduzione di testi russi ,olandesi e tedeschi in inglese (Mikaberidze, Franklin) o, perfino alla pubblicazione diretta in inglese da parte di belgi e polacchi. Gli unici autori con una più vasta conoscenza linguistica (Gremese, Digby Smith, Duffy, Nafziger) sono quelli che hanno esplorato campi spesso quasi ignoti e con più profondità.

La ricerca del dettaglio e del confronto fra le fonti, è il pane di ogni testo storico serio ed è anomalo che questo approccio alla storia militare napoleonica sia stato originato dallo sviluppo, alla fine degli anni '70, dai giochi storici da tavolo e, nel decennio successivo, dalla nascita dei primi gruppi di ricostituzione storica.

Ambedue questi ambiti hanno la necessità di avere dati ed informazioni precise, affidabili e riproducibili su tutti gli eserciti nel primo caso, sulla propria unità nel secondo.

Ed ambedue hanno bisogno dello studio e del confronto dei regolamenti di manovra e delle uniformi e della loro reale applicazione.

La pubblicazione che ha aperto la strada a queste ricerche approfondite e, di conseguenza ad un vasto mercato di pubblicistica, su libri e riviste specializzate, è stata una pubblicazione amatoriale, Empire, Eagles and Lions, edita dalla metà degli anni '70 al 1992, dalla New Jersey Association of Napoleonic Wargamers. Il bollettino corrispondeva ad un blog su internet (ed infatti è proseguito in Napoleonic Series), cui partecipavano gli storici dell'epoca ed i primi reenactors di tutta Europa (Haithornthwaite, Hans Karl Weiss, Paddy Griffith), con una rubrica fissa Affidabilità dei dati e ricerche mirate d'archivio.

La maggior parte dei nomi citati ha poi pubblicato, nei 20 anni successivi, testi su battaglie e campagne che hanno spesso superato per analisi e completezza i testi degli Uffici Storici di un secolo precedente. L'ultima novità è che alcuni gruppi di Ricostituzione( 9éme Légere,113éme, Cavalleria Belga olandese del 1815, Granatieri a cavallo della Guardia Imperiale, ma anche il Real Marina napoletano per gli anni dopo il 1815) hanno cominciato a produrre le loro storie reggimentali basate su approfondite ricerche d'archivio.

In Italia abbiamo avuta la fortuna di possedere un trio di storici, Ilari, Paoletti e Crociani, che ha messo i puntini sulla i della parte italiana nelle Guerre della rivoluzione e dell'Impero, mentre Gibellini, Papi e Mugnai hanno dato un forte contributo allo studio uniformologico, questo a sua volta stimolato dalla produzione, dagli anni '80,di soldatini da collezione. Da allora la pubblicazione di testi di uniformologia, che era praticamente cessata alla fine del 1800, è diventata imponente.

Molto hanno scritto e scrivono i tedeschi ed i polacchi, ma, come per i russi, la barriera linguistica è notevole. Più complessa è la storiografia recente in altri paesi europei : una parte dei pubblicisti inglesi continua a sostenere falsità di origine ottocentesca in un ormai anacronistico spirito nazionalista; un valente storico ed uniformologo belga, Coppens, mira particolarmente agli errori di Napoleone a Waterloo, mentre Hamilton-Williams e Hofschroer, che mettono in evidenza gli errori e le falsificazioni di Wellington, vengono demonizzati o ignorati.

Storici inglesi, spagnoli e portoghesi discutono poi sulle rispettive parti avute nella Guerra Peninsulare: fino al primo dei volumi dell'Esdaile (2002) il lettore inglese aveva appena l'idea della presenza in campo di un esercito e di una guerriglia spagnola. Il bicentenario della guerra ha scatenato una enorme pubblicistica portoghese e spagnola sull'argomento, compresa una discussione, squisitamente politica, sulla relativa importanza dei regolari e della guerriglia spagnoli. Tutti concordi comunque a far rilevare omissioni o falsificazioni della storiografia inglese.

Nonostante tutto quello che è stato scritto, moltissimo resterebbe ancora da scrivere: ce lo ha mostrato quest'anno il Dawson con i volumi sulla fanteria e sulla Guardia francese a Waterloo ed il primo volume del Townsend sulle uniformi inglesi.

Negli archivi esistono di migliaia di faldoni inesplorati. Ogni volta che un reggimento passava in una città sede di Divisione Militare veniva passato in rassegna e stesa una relazione sulle sue condizioni (organici ed equipaggiamenti); la Sabretache pubblicò fra le due guerre le relazioni relative al passaggio in Germania ed in Francia dei 3 reggimenti del Granducato di Varsavia diretti in Spagna. A volte compaiono alle aste, ma sono in parte negli archivi i copialettera, i registri dove ogni comando teneva copia di quello che scriveva. E scrivevano moltissimo.

Dopo ogni azione gli ufficiali comandanti ad ogni livello scrivevano una relazione, più o meno dettagliata, fondamentale per promozioni e decorazioni.

Giacciono poi negli archivi e nelle collezioni private innumerevoli lettere e diari, particolarmente italiani, di cui è edita solo una piccola parte, in relazione al numero degli italiani che, sotto varie bandiere, parteciparono ai più di 20 anni di guerra.

Di tutte le campagne o le battaglie in cui non era presente Napoleone, a parte la Spagna, è stato, naturalmente, scritto poco o niente!

 

 

  Paolo Coturri

 

Per approfondimento:

D.Horward: Napoleonic Military History.A Bibliography, 

                    London, Greenhill, 1986

V.Ilari: Military Bibliography of Napoleonic Italy,

                    Academia, 2009

R.Martin, A.Pigeard: Bibliographie Napoleonienne, Paris,

                    2010

medaglierenapoleonico@gmail.com

http://www.museicastiglionfiorentino.it/

Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

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