LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

FEUILLETON NAPOLEONICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lunga Notte di Napoleone

Capitolo secondo - prima parte

Deserto

“Denon, voi solo potreste portare questi uomini fino all'inferno senza provocare la benchè minima protesta. Avete reso le marce un gioco. Ne sapete veramente una più del diavolo” sorride.  Napoleone pizzica il lobo dell'orecchio del fidato Denon: il massimo gesto con cui l'imperatore manifestava stima e Dominique Vivant Denon se l'era guadagnata sul campo, anche perchè i soldati ammiravano il suo coraggio di uomo di cultura, lontanissimo dalla pratica della guerra, eppure pronto a mettere a repentaglio la vita per raccogliere monete, medaglie, selezionare statuette, papiri, studiare mummie durante l'impresa epica che con orgoglio Napoleone e i suoi uomini vissero nella campagna d'Egitto: ripercorrere le gesta di Alessandro Magno.

Denon divenne un esempio per i soldati che durante le lunghe e soffocanti marce tra le dune del deserto facevano a gara per scovare un nuovo pezzo di storia egizia da mostrargli.

“Generale, sto raccogliendo materiale utile alla vostra futura gloria. Venite a vedere come il busto di Augusto impresso su questa moneta assomigli alla vostra persona. Penso non sia un caso!”, esclama Denon mentre un vento caldo si diverte a gonfiare e sgonfiare cumuli di sabbia finissima.

Il generale Bonaparte si compiace nel vedere i suoi rudi soldati andare in cerca di piccoli e grandi cimeli dell'antichità di cui non conoscevano assolutamente nulla e che sembravano essere stati posizionati sul loro cammino come oggetti di una caccia al tesoro.

“No, non è stato un caso. Ho conquistato terre e popoli, ho reso eterna la Francia come un tempo fu la Roma di Augusto e l'impresa magnifica di Alessandro il Grande. Adesso sono qui, solo e costretto a decidere una resa che non approvo, non voglio, detesto! Sono qui, obbligato ad assistere alla mia fine … Ma non sarà così, non finirà così!” esclama l'imperatore bevendo l'ultimo goccio di Chambertin e sbattendo il calice sul pavimento in preda a un moto di stizza. La reazione di un uomo che non si rassegna davanti all'inevitabile.

Il rumore metallico dei pezzi di cristallo esplosi in ogni angolo della stanza, scuote Caulaincourt e Denon: i due si guardano esterrefatti. Non avevano mai visto l'imperatore ridotto in un simile stato di prostrazione.

“Almeno avessi avuto la fortuna del sergente Vaucelle...” mastica in maniera confusa, quasi in un dialogo con se stesso. Poi aggiunge rivolto ai due interlocutori: “In Egitto era la vostra guardia del corpo Denon; non solo vi proteggeva con così tanta cura che nemmeno con suo padre sarebbe stato tanto generoso, ma ogni giorno soddisfaceva la vostra curiosità portandovi sempre nuovi oggetti”. Denon coglie il riferimento e lo usa per imbastire un altro pezzo di déjà vu con cui dilatare il tempo, guerreggiando con la notte.

“Sire, avete proprio ragione, era un personaggio unico! Ricordo una sera: eravamo accampati con l'avanguardia del povero generale Desaix, caduto valorosamente. In lontananza abbiamo visto una miriade di fuochi nel campo dei malelucchi del Mirad Bey. Fra gli uomini era calato un silenzio cupo. Non che avessero paura, ma forse la maestosità di quel cielo carico di stelle, li aveva sorpresi, stupiti, incantanti. Era come se in un attimo si ritrovassero lì a respirare tutta la bellezza del mondo che molti di loro, l'indomani, non avrebbero più visto. In quel silenzio denso di pensieri e sensazioni, c'era solo un fuoco attorno al quale si discuteva animatamente e il tono alto delle voci sovrammesse sembrava amplificato dal muro di silenzio del deserto sul quale rimbalzavano.  Era il falò in cui il sergente Vaucelle teneva banco”.

Denon si rivolge a Caulaincourt con una “deviazione” retorica, sempre per allungare la narrazione: “Generale, penserete che il nostro uomo stava intrattenendo i compagni vantando le sue gesta belliche e ricordando il grande numero di nemici abbattuti in nome della Repubblica? Nient'affatto! Vaucelle stava tenendo una lezione di storia e archeologia in cui mischiava nozioni che aveva carpito durante i miei soliloqui e notizie apprese nelle occasioni in cui gli avevo chiesto di farmi compagnia nella lettura dei classici di storia, specie durante le lunghe notti nel deserto. Il tutto, condito con aneddoti più o meno inventati e personaggi fantasiosi. Vi dirò di più: sembrava uno di quei cantastorie che girano di paese in paese presentandosi nelle pubbliche piazze a narrare le imprese di eroi d'un tempo. Più parlava, più i commilitoni incuriositi si avvicinavano a quel falò. Più aumentava la folla e più Vaucelle si infervorava nel racconto.

Al culmine della scena, mi feci largo fra i soldati e mi avvicinai a lui tenendo in mano una bottiglia di Bordeaux: un modo per contraccambiare i suoi favori per la mia collezione d'arte che andava arricchendosi di esemplari sempre più belli. 'Vaucelle, mio caro, so che siete un valoroso ma non che foste anche uno storico. Mi complimento per la vostra lezione, degna dell'Institut de France! Bravo, bevete questa bottiglia alla vostra salute e a quella del nostro Generale Comandante!' Da quel giorno, il sergente Vaucelle venne ribattezzato con il nome di 'Institut' e all'autorevolezza di valoroso si aggiunse quella di 'Savant' (scienziato)”.

Denon non fece in tempo a concludere il discorso che Napoleone ripeté la stessa frase: “Magari avessi avuto la fortuna di Vaucelle...!”. Gli occhi fissi sulla fiamma del camino che ora, nella mente confusa di un uomo disorientato appare come canovaccio su cui scorrono immagini e pezzi di vita. Qualche secondo, poi ha voglia di spiegare: “Non solo Vaucelle è morto sul campo della gloria di Austerlitz, ma lo ha fatto da prode. Lo hanno trovato sull'altopiano del Pratzen: stretta nel pugno aveva ancora la bandiera sottratta al nemico. Non ha voluto lasciarla fino all'ultimo fiato. Io, invece, morirò in un letto lontano dalla Francia che ho tanto amato, come un misero vecchio qualunque. Ma... non lo permetterò. Alla fine, la morte sarà costretta ad accogliermi, che lo voglia oppure no. Perfino lei dovrà sottomettersi al mio volere!”. 

 

Lucia Bigozzi

Alain Borghini

 

Continua…

 

 

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