LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

FEUILLETON NAPOLEONICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lunga Notte di Napoleone

Capitolo quinto - terza parte

Soho

Denon sapeva che Mr. Boulton sarebbe piaciuto subito al Primo Console e dal loro primo scambio di occhiate ne ebbe conferma “perché l'imprenditore esordì così: Cittadino Primo Console, Cittadino Denon Vi ringrazio per avermi atteso. La cara Anne vi avrà forse annoiato ma è il mio angelo custode. Da quando sono rimasto vedovo e la mia salute mi tira brutti scherzi, sono diventato un pessimo padrone di casa... Ma andiamo, accomodatevi nel mio studio dove potremo parlare dei nostri affari nella massima discrezione”.

Denon ora orienta il racconto sui tanti strumenti del progresso, le innovazioni, cui l'evoluzione scientifica aveva condotto quell'uomo. “Così dicendo. Mr Boulton ci indicò un breve corridoio che conduceva a un piccolo studio in cui la prima cosa che catturava l’attenzione era la grande quantità di oggetti scientifici custoditi ed esposti. Fra tutti, spiccava un enorme globo terrestre. Vi erano anche strumenti di misura, progetti di macchine apparentemente incomprensibili, fossili, conchiglie e altri oggetti di cui era difficile comprendere il fine o l’origine. Lo studio era illuminato da una porta finestra da cui, in verità, filtrava pochissima luce: fuori, infatti, il grigio del cielo uniformava colori e luminosità del giorno. Ma forse, era la condizione migliore per arricchire di sorpresa e scoperta il pathos dell'incontro.

Boulton, a sua volta, sapendo della segretezza con cui eravamo giunti fino a lui aveva evitato di accendere lampadari o candelieri per non dare troppo nell'occhio. Il risultato era di sicuro effetto: una strana penombra rendeva tutto maledettamente intrigante e coinvolgente. Il Primo Console, prese la parola andando dritto al motivo del rendez-vous: 'Mr Boulton, prima di tutto vi ringrazio per aver accettato la mia richiesta e per aver fatto in modo che l'incontro restasse nella massima riservatezza. Sono consapevole di sedermi su una poltrona che meno di due anni fa ha accolto un mio acerrimo nemico; non di meno, trattandosi di affari, sono sicuro di avere di fronte non un politico bensì un 'business man', come dite voi'. A quel punto, Boulton sorrise e non indugiò: 'Effettivamente Cittadino, l’Ammiraglio Nelson si è seduto sulla vostra poltrona e mi piace pensare che, un giorno, questa casa diventerà un museo anche solo per avervi avuto entrambi. Divagazioni a parte, come giustamente avete detto voi, siamo qui per parlare di affari e non di politica. Del resto, lo stesso Ammiraglio venne qui per commissionare un lavoro, non certo per chiedermi consiglio sul ruolo dell'Inghilterra nello scacchiere internazionale o un parere sulle sue strategie navali”.

Denon rievoca un particolare: “Di quella commessa mi ha molto parlato Monsieur Droz. Allora eravamo in Egitto e benché sia per noi un pessimo ricordo, devo ammettere che quello fu un bel gesto da parte dell’Ammiraglio Nelson nei confronti dei suoi uomini, premiati con una medaglia commemorativa, quasi a suggellare una sorta di Legion d’Onore privata”.

Boulton approfondì contesto e dettagli della commissione spiegando che l'Ammiraglio teneva molto ai suoi uomini e quando venne a parlare di quella medaglia mi fece capire di non voler badare a spese. “Seguii le sue istruzioni e riuscimmo a realizzare davvero un oggetto la cui fattura rispecchiasse l’importanza simbolica dell'occasione: doveva essere infatti, il massimo riconoscimento di Nelson al valore dei suoi intrepidi militari. Ma ora veniamo a noi: Cittadino Primo Console, dalle lettere di Mr. Denon ho capito che potreste avere bisogno dei miei servigi per realizzare qualcosa di molto segreto. Vi prego illuminatemi e fatemi capire se il mio stabilimento può fare al caso vostro”. Napoleone andò dritto al punto: “Bene Mr. Boulton, il cittadino Denon mi ha molto parlato delle vostre produzioni, della potenza e versatilità del vostro motore a vapore.

Mi ha anche spiegato che con tale tecnologia voi siete in grado di realizzare milioni di esemplari in un lasso di tempo molto breve e che potete realizzare qualsiasi cosa necessiti di essere coniata o stampata. So anche che avete svolto coniazioni ufficiali per il vostro governo e non sto a ricordare i cosiddetti “monneron” che ho avuto per le mani anche io durante gli anni della rivoluzione”. Ad ogni sua parola – rivela Denon - “Mr. Boulton annuiva soddisfatto, quasi a ripercorrere i successi ma al tempo stesso desideroso di ricevere la domanda che aspettava dal giorno in cui ricevette la mia prima missiva. Fu accontentato: Ebbene, volete avermi come vostro cliente qualsiasi cosa vi chieda di realizzare? Dovete rispondermi prima di sapere cosa voglio da voi. A me servono persone fidate e soprattutto ambiziose in grado di seguire il proprio obiettivo a prescindere dalle conseguenze che potrebbe comportare”, lo incalzò Napoleone.

Cittadino, sembra proprio che mi conosciate da una vita; vi voglio rispondere con la mia massima preferita. Non so se Mr.Denon ve ne ha parlato, ma nutro una vera passione per i motti e gli aforismi e, dopo così tanti anni di applicazione, ne ho una praticamente per ogni occasione. Quella che però sto per offrirvi è veramente la mia stella cometa nella gestione dei miei affari”.

Il Primo Console inarcò un sopracciglio e sorrise dicendo: “Monsieur, davvero se ci fossimo conosciuti prima non avremmo potuto avere maggiore sintonia; anche io amo molto gli aforismi con cui sintetizzo i principi cardine del mio agire. Voglio darvi un’altra dimostrazione della stima che nutro nei vostri confronti solo dopo pochi minuti di colloquio, svelandomi la mia massima per primo. Sarà interessante vedere quanto le nostre due stelle polari siano vicino o meno.

Allora, sappiate che il mio faro è che “ciò che conta è decidere in fretta”, meglio sbagliare agendo rapidamente che avere ragione tentennando.

"Cittadino, perdonatemi se vi interrompo, ma la vostra fulminea carriera non ne può essere una dimostrazione più lampante e permettetemi modestamente di condividere completamente tale pensiero che, anzi, si combina perfettamente con il mio principio cardine. Probabilmente ne resterete deluso perché non vi stanno dietro grandi principi filosofici ma, vi prego di non dimenticare che di fronte avete niente altro che un umile commerciante per il quale non c’è niente di più importante che “vendere ciò che tutto il mondo desira”.

Credo di aver anche risposto alla vostra domanda iniziale: voi siete il mondo ed io voglio realizzare ciò che volete; procedete dunque, vi prego”.

Sentendo il ricordo di quelle parole, l’Imperatore lentamente, come se non volesse far sfumare quelle immagini che una dopo l’altra gli ritornano in mente, si alza dalla sua poltrona e, non facendo minimamente caso ai suoi ospiti, comincia a passeggiare nella più classica delle sue pose: braccio sinistro dietro la schiena con il pugno ritmicamente aperto e chiuso ad ogni passo, e mano destra infilata dentro il panciotto di cotone bianco. Denon ed il Maresciallo di Palazzo si scambiano uno sguardo per chiedersi l’un l’altro cosa fare. Sanno per esperienza che Napoleone odia essere interrotto nei suoi pensieri e quindi tacciono in attesa che quel vortice che sta passando nella testa del loro signore passi, riportandolo da loro. Al terzo giro della stanza, con un improvviso sussulto, l’Imperatore rivolge lo sguardo a Denon con aria interrogativa e con il suo più brusco piglio gli si rivolge dicendo: “suvvia Denon, perché tacete?, avete perso la memoria? Non vorrete mica tenerci in sospeso come se fossimo ad una rappresentazione? Stiamo svelando al Generale un segreto di Stato, non c’è bisogno di colpi di teatro. Procede e subito, non mi è rimasto molto tempo”.

Un altro sarebbe rimasto scosso da questo ruvido ed ingiustificato rimprovero, ma non Denon che da oltre quindici anni lavora spalla a spalla con il grand’Uomo. Riparte quindi nel racconto esattamente dal punto dove il colloquio era stato interrotto.

Benissimo Mr.Boulton, ero certo che non mi avreste deluso. Benché i nostri due popoli siano stati per anni nemici, ciò non impedisce a noi francesi di vedervi come un punto di riferimento. Nello specifico mi riferisco alla vostra capacità di conquistare il mondo senza dichiarazioni di guerra, eserciti e battaglie. Il commercio e la finanza sono la vostra cavalleria ed artiglieria ed io, adesso, ho la necessità di seguire il vostro esempio.

Sapete che in questo momento siamo in pace con tutta Europa, sicuramente non sapete invece che tale stato di cose è molto fragile ed in bilico a causa dell’arroganza della casa Asburgo; quei folli, pur dopo aver perso una principessa sul patibolo in place de la Revolution a Parigi e migliaia di giovani uomini sui campi di battaglia d’Italia e Germania, sta cercando di riorganizzarsi per ottenere una rivalsa che non troveranno mai.

Nell’interesse dei popoli di tutta Europa, ho bisogno di fermare questa loro assurda corsa verso il baratro, indebolendoli senza colpirli direttamente e per farlo devo seguire l’esempio inglese ovvero intervenendo sulla loro economia.

Mr.Boulton, riceverete entro quindici giorni, un mio incaricato con un plico contenente una serie di Talleri della Corona austriaci; avrete sei mesi per realizzarne cinque milioni di esemplari che mi farete pervenire in mille casse da cinquemila pezzi ciascuna. Dovranno viaggiare separatamente l’una dall’altra e dovranno giungere in Francia attraverso porti diversi e momenti diversi.

Quando sarete pronto per la prima spedizione, me ne darete conferma ed io vi informerò di come e dove procedere con gli invii. Chiaramente di questo lavoro ve ne dovrete occupare esclusivamente voi e dovrete impiegare operai che non si facciano molte domande, meglio se non siano nemmeno in grado di capire cosa stiano realizzando e, soprattutto, che non siano dei grandi chiacchieroni. Al riguardo il cittadino Denon mi ha informato della vostra filantropia e di come abbiate addestrato un gruppo di giovani orfani sordomuti a lavorare nei vostri stabilimenti. La vostra carità cristiana è davvero encomiabile ma lo è altrettanto la vostra sagacia. Non vi nascondo che se voi destinaste proprio loro per questa delicata commessa, ve ne sarei riconoscente…

Ma a proposito, non abbiamo discusso del compenso; non credo che vorrete lavorare pro bono per la mia causa”.

“Cittadino Bonaparte, la pace in Europa sicuramente mi sta a cuore. Non sono mai stato un grande fautore della guerra benché, devo essere onesto, molto frequentemente i conflitti mi abbiano permesso di fare fortuna. Ciò nonostante non nego che le mie industrie siano molto costose e nella condizione di richiedere continui nuovi investimenti.

Per questo lavoro però ho un’altra idea. Voi mi pagherete solo il costo del metallo che andremo ad utilizzare. Non voglio altro se non che la prossima primavera possa accompagnare mia figlia a Parigi per essere visitata dai vostri più esperti medici.

Alla mia età non sarei in grado di fare più nulla senza la mia adorata Anne ma non posso sopportare di vederla rinchiusa in questa casa come se fosse in un convento di clausura.

Lei è un angelo e non fa minimamente trapelare le sofferenze che quella maledetta menomazione le provoca non solo nel corpo quanto e soprattutto nel cuore.

Non sa come, nei rari casi in cui la convinco a partecipare a qualche evento mondano in città, io la fissi da lontano mentre vede  i giovani piroettare nelle sale da ballo.

Tutte le sue amiche d’infanzia sono ormai da anni mogli e madri mentre lei è rimasta al mio fianco vittima della sua stessa maledizione. So che a Parigi lavorano dei chirurghi bravissimi e forse in grado di donarle quella felicità che merita.

Mr.Boulton, vi capisco; non ho figli ma ho delle sorelle e so quanto il loro tenero cuore possa soffrire per la mancata soddisfazione delle loro naturali ambizioni. Sta bene; quando sarà pronta la prima cassa, sarete voi e vostra figlia a portarmela a Parigi e nell’occasione sono sicuro che il vostro desiderio sarà esaudito. Mr. Boulton, sono sicuro che ci rivedremo molte volte nel prossimo futuro anche perché amo circondarmi di persone straordinarie”.

“Purtroppo non ci siamo più rivisti con Monsieur Boulton, vero Denon? Per tutto l’inverno il progetto sembrava andare spedito e destinato al migliore successo. Poi invece quei maledetti inglesi hanno fatto di tutto per terminare la mia pazienza e quando era tutto praticamente tutto pronto per l’arrivo della prima cassa, la pace di Amiens è stata rotta e, tornati di nuovo in guerra contro la perfida Albione, è diventato impossibile tanto far arrivare il denaro falso che la povera Anne. Denon voi sapete che fine abbiano mai fatto i talleri di Boulton? Non ne ho mai più sentito parlare ed è stata una grande fortuna che non siano mai stati scoperti.

“Sire, circa un anno dopo la nostra visita a Soho, ricevetti un biglietto che mi venne recapitato da un uomo d’affari olandese. Era di monsieur Boulton che mi informava di aver provveduto alla fusione di tutto il materiale realizzato prima del blocco delle operazioni, una volta che fu chiaro che non vi sarebbe mai più stata pace fra Francia ed Inghilterra”.

“Ecco, Caulaincourt, vedete che persone straordinarie si celino fra le file dei nostri nemici? Se il mio sogno di governare tutto il continente fosse riuscito, li avrei fatti emergere uno ad uno creando una corte di menti illuminate che avrebbero accompagnato il mio operato permettendomi di realizzare il paradiso in terra. Se solo fossi riuscito a stroncare l’opposizione di questi reucci dalle menti piccole ed ottuse, ed invece mi hanno da subito aggredito come un branco di cani rabbiosi contagiando con la loro miserabilità anche i miei servitori. Miserabile Marmont, nemmeno durante i periodi più convulsi della rivoluzione, gli stranieri avevano osato solo avvicinarsi a Parigi ed ora, invece, dormono da padroni nei nostri letti.

Maledizione…”.

Uno scatto d’ira rischia di mandare a fuoco la stanza: Napoleone scaraventa nel camino un rotolo di carte militari in finissima pergamena.

Nello stesso istante, forse a causa della tempesta che impazza fuori, il camino ha un reflusso d’aria che discende violentemente dalla canna fumaria e alimenta l’incendio. Ora il camino sputa lingue di fuoco che attaccano le poltroncine di raso di Bordeaux accanto alla scrivania.

Il fragore, le scintille, la luce tagliente del fuoco illumina la stanza e getta tutti nel panico. Napoleone è impietrito, non riesce a muoversi: è Denon che si lancia su di lui buttandolo a terra e impedendogli di trasformarsi in una torcia umana. Poi stacca un drappo dai tendaggi e spegne le lingue di fuoco sulle poltroncine.

Nel frattempo, Caulaincourt soccorre l’Imperatore, aiutandolo a rimettersi in piedi. Ma quello che si rialza, è un altro uomo.

Un uomo ormai sopraffatto, un uomo vinto.

 

 Lucia Bigozzi

 Alain Borghini

 

 

 Continua…

 

 

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