LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

FEUILLETON NAPOLEONICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lunga Notte di Napoleone

Capitolo sesto - terza parte

Il segreto

Maria irrompe nella sala e corre verso Bonaparte. “Mio Imperatore come vi sentite? Ero in ansia per voi e non potevo rimanere lontano. Parigi è in mano al nemico! Qualcuno ha tradito, Sire. Qualcuno dei vostri uomini al quale avete consegnato la vostra fiducia per la difesa della città. Quanto sta accadendo è orribile!”.
Il tradimento del Maresciallo Marmont aveva reso l'occupazione della città quasi “indolore”, senza grandi spargimenti di sangue, al punto che l'ingresso dei sovrani stranieri e dei loro eserciti era stato accolto dai parigini con un silenzio attonito e incredulo. “Miserabili traditori!” esplode Napoleone in un moto di rabbia spazzando via con un colpo di mano una pila di documenti sulla scrivania: i fogli svolazzano leggeri nell'aria, poi planano - ondeggiando - sul grande tappeto, vicino al camino.
Sono fuggita nel terrore che potessero aver raggiunto Fontainebleau per farvi prigioniero oppure costringervi all'esilio, lontano dalla Francia e da me... Ditemi che non vi succederà nulla, ditemi che ci salveremo. Insieme!”. Bonaparte non si aspettava quella visita e rivedere Maria lo ha scosso. “Cara, ma come avete potuto sfidare il pericolo? Siete una donna coraggiosa e avete tutta la mia stima. L'intrepida impresa mi inorgoglisce e mi restituisce un pizzico della passione che abbiamo vissuto ma che oggi scolora nella tristezza di una fine imminente, alla quale non riesco a sottrarmi. Sono stato tradito da chi consideravo fedele e questo tradimento sancisce la fine del mio progetto. E' come se tutto quello che ho costruito sin qui, fosse svanito come neve al sole. E' tutto perduto Maria, tutto perduto... Ho provato nei vostri confronti un sentimento sincero, profondo. Nella mia vita ho amato molto soltanto due donne: voi e la mia prima moglie Josephine. Ve lo confesso qui, ora, davanti alla fiamma di questo camino che come una clessidra scandisce il tempo che mi rimane, prima dell'irreparabile...”.
“Sire ma cosa dite? Come parlate? Non potete abbattervi proprio adesso, è il momento di reagire, io sono con voi e non vi abbandonerò. Non ho paura della morte se voi mi siete accanto; vi seguirò ovunque, voglio stare al vostro fianco. Portatemi con voi, a qualunque costo!
”. Parole accorate: Maria prende le mani di Napoleone tra le sue, lo abbraccia, quasi lo implora di destarsi dal torpore in cui sembra precipitato; un torpore che blocca i muscoli, svuota la mente, atterrisce il cuore. “No Maria, non c'è più tempo. Sento che questo è l'inizio della fine...”.
Lacrime scivolano sul volto: non aveva mai visto l'uomo che ama ridotto in quello stato, non riusciva neanche a immaginarlo arreso, piegato, in attesa degli eventi e invece adesso quell'immagine era diventata reale. Tenta un'ultima chanche: “E a vostro figlio, nostro figlio … che dirò? Che suo padre, l'imperatore Bonaparte si è lasciato andare? Si è arreso? Lui che ha conquistato Oriente e Occidente, lui che impavido ha sfidato la morte sui campi di battaglia, lui che ha guidato migliaia di uomini alla vittoria, lui icona di gloria... Rispondete! Parlatemi!”.
Napoleone si accascia sulla poltrona. Il pensiero dei figli lo intenerisce ma al tempo stesso lo svuota, amplificando la sofferenza. Alexandre Joseph era nato dall'unione con la contessa Walewska nel 1810, l'anno prima del figlio legittimo avuto da Maria Luisa,  Charles Francois Joseph Napoléon: l'aiglon.
Mio adorato Alexandre Joseph...” sospira Napoleone e si commuove pensando anche all'aiglon. “Povero figlio mio...!”, esclama con il cuore spezzato, mentre prova a immaginare per entrambi il futuro che avrebbe voluto. “Alexandre, Joseph vi consegno il mio impero affinchè proseguiate l'opera di vostro padre espandendone i confini e riunendo tutti i popoli d'Europa. Solo allora, la mia missione sarà terminata. Affido a voi il compito di rendere eterno il mio onore. Conquistate nel mio nome l'Oriente e l'Occidente seguendo le orme del grande Costantino”: parla a voce alta con lo sguardo fisso sulle fiamme che divorano la legna nel camino, in un delirante, ultimo, colloquio coi figli. Silenzio per qualche attimo, come se attendesse la risposta, poi riprende in tono dimesso avanzando uno strano presagio: “Figli miei, sono preoccupato per voi ora che io non ho più tempo e tutto si compirà tra poche ore... Temo per la tua sorte, caro Joseph; temo che i maledetti austriaci ti facciano dimenticare chi era tuo padre e quanto ti ha amato. Sei ancora una bambino, avranno gioco facile rinchiudendoti in una prigione dorata, a Vienna, fino all'oblio.
E tu Alexandre? Spero che libero dalle catene del nemico, possa crescere nel ricordo di tuo padre e col desiderio di vendicarne la memoria. Figli miei, venite qui... qui vicino a me per un ultimo abbraccio...
”.
Tenerezza, angoscia, paura: sensazioni che lo assalgono e gli spezzano il fiato. Si allenta la giacca e gli alamari penzolano dall'asola ricamata in filo d'oro attribuendo alla figura un'immagine sciatta, disordinata.
No, non c'è più tempo: “Andate Maria, non dovete restare qui. Ormai ho perduto potere e fortuna, non indugiate oltre e lasciatemi solo. Vi ordino di uscire da qui! Vi meritate una nuova vita. Io aspetto la mia sorte, dopo averla sfidata a lungo per anni e tra mille pericoli. Vi ordino di uscire da qui! Dimenticatemi...”, grida gesticolando vorticosamente.
La contessa Walewska ha un sussulto: turbata, abbassa la testa, lo sguardo a terra. Allunga la mano e sfiora quella dell'Imperatore che ora le volta le spalle, poi indietreggia con passi incerti, fino alla porta. Resta un istante immobile sulla soglia, un ultimo sguardo; in cuor suo sa che il legame con l'uomo che ha amato in silenzio e nell'ombra non si spezzerà, resterà per sempre vivo.
Attraversa il lungo corridoio correndo: davanti a sé un muro di lacrime le impedisce di avanzare. D'un tratto, la voce di Denon ferma i suoi passi. “Cosa è successo contessa Walewska? L'imperatore sta bene?” chiede preoccupato.
Denon, ho il cuore spezzato. Napoleone Bonaparte non combatte più, ha deposto la spada! Mi ha allontanata, non vuole più vedermi... E' orribile ciò che sta accadendo... Almeno voi, non lo abbandonate. Mi raccomando, prendetevi cura di lui anche per me...”.
La carrozza cigola, gli zoccoli dei cavalli battono sul selciato e la frusta del cocchiere sciabola nel vento, insieme alla voce che dà il comando. La notte la inghiotte. E la foresta di Fontainebleau ascolterà il pianto di una donna.

       

 

 

Lucia Bigozzi

 

Alain Borghini

 

 

Continua…

 

 

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