LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

FEUILLETON NAPOLEONICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lunga Notte di Napoleone

Capitolo settimo - seconda parte

La medaglia

Nel mentre, di nuovo una lama di luce illumina debolmente il tappeto di Gobelins, “Sire posso entrare?”, “Generale certamente, tornate a farci compagnia; ditemi dove eravate finito. Ho temuto che anche voi aveste deciso di abbondarmi alla vigilia della fine”.

Sire questo non accadrà mai; ho colto l’occasione della visita della Contessa, per farmi fare rapporto dagli ufficiali d’ordinanza. Erano alcune ore che non avevo notizie sulla situazione intorno al castello e volevo assicurarmi che tutto fosse tranquillo”.

Generale vi ringrazio per la vostra solerzia ma potete stare sereno sulla nostra sicurezza; gli alleati credono di avermi ormai in pugno e non sarebbero così stupidi da eliminarmi proprio ora. Ne dovrebbero rendere conto all’opinione pubblica di tutta Europa; preferiranno sicuramente portare a termine il loro piano per neutralizzarmi in modo subdolo ma pulito. Vedermi morto non darà loro la stessa soddisfazione di vedermi costretto ad accettare la sconfitta. Non sanno però che è ancora nella mia mani dare loro questa soddisfazione o meno.

Ma tornate ad unirvi a noi, stiamo affrontando un nuovo tema sollevato da questo oggetto”, così dicendo solleva la medaglia e la pone sotto la luce della candela. “Sapete cos’è?

direi una medaglia, forse una delle tante che Monsieur Denon ha realizzato per celebrare la vostra gloria?”.

No generale”, interviene Denon, “non è una delle mie medaglie, risale agli anni della rivoluzione, vi dice nulla il nome di François Palloy?

Certamente! non l’ho mai conosciuto di persona ma chi non ha sentito parlare di quel pazzo? Il ritorno di Luigi non deve essere una buona notizia nemmeno per lui”.

Con un sorriso fra il tristemente scherzoso e l’ironico, Napoleone si alza di scatto dalla sedia e si avventa sul povero orecchio del Generale, riafferrandolo come aveva fatto poche ora prima.

Ora ricordo perché vi ho concesso la mia fiducia! pensavo che aveste completamente perso la vostra sagacia. Invece vedo che il vostro intuito funziona ancora. Stavamo appunto parlando del triste destino che sarà riservato a tanti francesi che hanno creduto nella rivoluzione prima e nella mia opera poi.

Palloy è appunto uno di loro, figlio e protagonista di quegli anni. Pur non avendo mai ricoperto incarichi politici, il suo nome è indissolubilmente legato alla rivoluzione. Cosa ne farà Luigi? Cancellerà tutto con un colpo di spugna o si vorrà vendicare di tutti coloro che in un modo o nell’altro gli hanno impedito di sedere sul trono di Francia? Sapete che data i suoi atti facendo iniziare il suo regno dal momento della morte di Luigi XVII nel 1795? Non è ridicolo? Potrà anche far finta che non siamo mai esistiti ma noi abbiamo fatto la storia di Francia e d’Europa; se non vorrà tenerne conto dimostrerà ancora un volta la sua inettitudine.

Effettivamente Monsieur Palloy ha investito tutto sulla rivoluzione”,  incalza Denon, “pensate che alla convocazione degli Stati Generali era un ricco impresario con immobili di sua proprietà tanto a Parigi che Sceaux ed oggi invece vive in un modesto alloggio con la moglie che riesce a malapena a mantenere con enormi difficoltà”.

A questo punto interviene Napoleone: “mi ricordo bene la sua storia e la sua battaglia per ottenere da me quello che altri gli avevano promesso. Al tempo della demolizione della Bastiglia da lui avviata senza aver ricevuto nessuna autorizzazione né dall’autorità nazionale né da quella comunale, riuscì alla fine a farsi promettere che gli avrebbero concesso un ampio terreno laddove era sorta l’antica prigione. Sarebbe dovuta essere una sorta di ricompensa per il suo patriottismo e per il lavoro che centinaia di operai da lui stipendiati, avevano svolto per mesi per eliminare quel simbolo del dispotismo. La rivoluzione non era però un periodo giusto per sperare nel mantenimento delle promesse fatte dai politici; la loro ascesa e caduta erano così repentini che quello che un giorno era certo, il giorno dopo diventava impossibile.

E così accadde anche a Palloy” intervenne Denon, “addirittura pur essendo forse il più puro dei patrioti di Parigi, in pieno terrore, dovette sopportare diversi mesi di prigione e per sua fortuna arrivò termidoro con la caduta di Robespierre e la fine della sua prigionia”. Così dicendo Denon prese la medaglia con cui aveva prima giocherellato Napoleone e che ora giaceva di nuovo abbandonata sopra un mucchio di carta sulla scrivania imperiale. 

 

 

Lucia Bigozzi

 

Alain Borghini

 

 

Continua…

 

 

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