LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

 

 

 

 

FEUILLETON NAPOLEONICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lunga Notte di Napoleone

Capitolo decimo - prima parte

L'inizio

 

I cosacchi sono arrivati. Napoleone lo sa. Aggiusta l’uniforme davanti allo specchio della camera da letto: “Non mi avranno in pugno. Mai! ... La firma che tra pochi minuti metterò su quel foglio non è la mia disfatta, no, non finirà così... Ora tutto è contro di me e accetto il mio destino, ma non mi arrendo. L'esilio? Non ho altra chance, tuttavia prometto a me stesso, qui, ora, in questa grigia mattina d’aprile e sulla mia amata terra di Francia che non sarà per sempre...”, sentenzia.

È un uomo deluso, costretto a subire ciò che non vuole, eppure medita il riscatto, l'occasione per ribaltare il tavolo e tornarci seduto sopra. Come è sempre stato.

È un uomo provato, non domo. La vita che ha tentato di allontanare da sé nell' ultima notte a Fontainebleau, è tornata a scorrere nelle vene, impetuosa, ribelle, fiera. Più di prima. È nell'attimo esatto in cui cade che Napoleone è di nuovo in piedi, pronto a riprendersi quello che gli è stato tolto.

Tutto è pronto. Nella sala dove tra qualche istante entrerà da Imperatore e uscirà da esiliato, Hubert ha controllato che tutto sia in ordine: il tavolo perfettamente lucido, i due bicchieri, uno con l'acqua, l'altro con le zollette di zucchero disposti sul tavolino intarsiato; i tappeti ben tesi, il fuoco vivace nel camino. "Il momento è solenne, ancorché triste per me, ma devo fare il mio dovere fino in fondo occupandomi di ogni dettaglio che possa far piacere all'Imperatore, pure in una circostanza del genere, perché ogni sua necessità è per me un impegno da onorare" ripete sottovoce trattenendo l'emozione.

Nella sala entrano Denon e Caulaincourt: i volti tesi, le mani dietro la schiena a ingannare l'imbarazzo di una situazione per loro innaturale, assurda, inaccettabile eppure inevitabile. Il rumore degli stivali rimbomba nel lungo corridoio, vuoto, del castello: un passo militare, dal ritmo monocorde. Il colonnello Orlov dà la cadenza ai suoi. Sempre la stessa nota, nessuna variazione sul tema.

È la marcia di chi ha in mano Parigi perché altri hanno tradito, è la marcia di chi sa di avere piegato Napoleone. Umiliarlo costringendolo ad abdicare, è la migliore condanna e la vittoria più esaltante da assaporare, lentamente, come la vendetta. Cosa c'è di meglio di un Imperatore piegato sul tavolo mentre firma l'abdicazione? Una simile scena non vale l'arresto o qualsivoglia privazione della libertà. Una costrizione così plateale, pubblica, scatena nei cosacchi una machiavellica e sadica libidine.

Ai volti tirati di Denon e Caulaincourt fanno da contraltare le espressioni compiaciute degli ufficiali russi: entrano nella sala compatti, come il drappello di soldati che va a prendere il condannato destinato al patibolo; il saluto ai fedelissimi dell'Imperatore come prevede il codice militare, poi si posizionano ai lati del grande tavolo da lavoro dove alcuni fogli già compilati sono adagiati accuratamente l'uno sull'altro. Ora nella sala c'è lo stato maggiore russo attorno all'inviato dello Zar e c'è Maret, il Duca di Bassano che per l'ultima volta sancirà la legittimità e la validità della firma di Napoleone, apponendo il sigillo di Segretario di Stato dell'Impero. Silenzio. Passi che si avvicinano.

"Buongiorno signori, facciamo in fretta..." sibila Napoleone che si dirige sicuro verso il tavolo. Vuole chiudere quella pagina e farlo nella maniera più veloce possibile. Non è indolore, ma si può sopportare. Almeno è quello che si impone, mentre uno dei cosacchi gli porge la penna in piuma d'oca già intinta nell'inchiosto, pronta all'uso. Denon e Caulaincourt si avvicinano all'Imperatore: attimi che sembrano eterni. "Basta indugi, vediamo cos'altro ha in serbo per me il destino!' esclama dentro di sé. Un esercizio per darsi coraggio, trattenendo il respiro, come in apnea. Con una mano tiene il foglio, con l'altra verga con tutta la forza che ha dentro, la sigla del nome: N, unica, inconfondibile. Lui è Napoleone e non c'è bisogno di aggiungere altro.

 

 

Lucia Bigozzi

 

Alain Borghini

 

 

Continua...

 

 

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