LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

Roma napoleonica

 

L’Ora francese o Ultramontana

Giampaolo Buontempo

 

Una conseguenza dell’arrivo a Roma delle truppe francesi nel febbraio del 1798 che da vita alla Repubblica Romana è l’istituzione dell’ora francese detta anche ultramontana (al di la delle Alpi). In pratica il sistema che usiamo oggi per la misurazione del tempo. A Roma come nel resto d’Italia, (escluse Toscana, Liguria, ducato di Parma e Lombardia che hanno già adottato l’ora francese), è invece in uso l’Ora italica da campanile.

Per illustrare questa novità mi servo di una rara notificazione del 24 piovoso anno VII (12 febbraio 1799) per la vendita all’asta di fieno da tenersi nella tenuta del cittadino (ex principe) Borghese denominata Porcareccetto fuori Porta Cavalleggeri. (Fig. 1).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È la porta, oggi murata, che si trova sullo spigolo delle mura Leoni- ne della Città del Vaticano all’inizio dell’attuale Via di Porta Cavalleggeri, angolo Piazza del Sant’Uffizio. Questo   territorio, che all’epoca rientrava nella Campagna Romana, fa parte oggi del quartiere Aurelio, Municipio XIII, uno dei più popolati di Roma. Nel suo territorio si trova Porta San Pancrazio, Il suo territorio è stato teatro degli accaniti ed eroici combattimenti tra i difensori della Repubblica Romana del 1849 guidati da Giuseppe Garibaldi e le truppe francesi intervenute a protezione del papato.

Come si può notare i partecipanti devono trovarsi sul posto il 29 piovoso anno VII (17 febbraio 1799) alle ore Dodici di Francia. Il sistema francese prevede, come avviene ai nostri giorni, che il mezzogiorno coincida con il momento nel quale il sole è allo zenit sull’orizzonte (ore 12:00). Dodici ore dopo viene fissata la mezzanotte (ore 24:00) e inizia il giorno successivo.

Secondo il sistema dell’Ora Italica invece, la vita nelle città e nelle campagne è regolata dal suono delle campane. Al tramonto del sole viene suonata l’Ave Maria, finisce il giorno (ore 24:00) e comincia il giorno successivo (ore 00:00). Dopo dodici ore le campane suonano il Mattutino. Dopo sei ore suonano l’ Angelus. Dopo altre sei ore suonano la nuova Ave Maria. Praticamente la giornata è divisa in due parti. Dodici ore di luce e dodici ore di tenebre. Nella realtà però non è così. Tra estate e inverno c’è una differenza di circa tre ore nel tramonto del sole.

Alla latitudine di Roma (41°54’39’’N) il 21 giugno, corrispondente al solstizio d’estate, il sole sorge alle 04:35 e tramonta alle 19:49. Si hanno perciò 15h 14’ di luce seguite da 8h 46’ di tenebre. Il 21 dicembre, corrispondente al solstizio d’inverno, il sole sorge alle 07:35 e tramonta 16:42. Si hanno perciò 9h 07’ di luce seguite da 14h 53’ di tenebre. Solo il 21 marzo (equinozio di primavera) e il 21 settembre (equinozio d’autunno), la durata del giorno e della notte si equivale.

Il suono dell’Ave Maria è anche l’avviso per i contadini sparsi nelle campagne che devono affrettarsi a tornare nelle loro abitazioni dopo la giornata di lavoro. Le porte della città sarebbero state chiuse al più presto e riaperte il mattino seguente.

Gli abitanti delle città invece possono contare sul diverso sistema di misurazione del tempo indicato dagli orologi meccanici generalmente montati sui campanili delle Chiese oppure sulle torri Municipali. I quadranti di questi orologi possono riportare sei cifre da I a VI, dodici cifre da I a XII oppure ventiquattro cifre da I a XXIV. Tutti però hanno rigorosamente una sola lancetta e i numeri sono espressi in cifre romane ordinali.

Proverò a spiegare questo sistema piuttosto complicato aiutandomi con l’immagine di due magnifici orologi meccanici (Fig. 2). Il primo è quello montato nel 1626 sul torrino del Quirinale, edificato tra gli anni 1583-1585 regnante Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1502-1585) su progetto dell’architetto Ottavio Nonni detto il Masche- rino (1536- 1606).

Il secondo è quello che si trova nell’interno della Chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze sulla contro parete frontale opera di Paolo Di Dono detto Paolo Uccello (1397-1475) e databile 1443. Ambedue segnano l’ora Italica. Quello del Quirinale ha il quadrante diviso in sei ore, la lancetta gira in senso orario e, quando era in funzione, batteva i rintocchi. Quello di Firenze ha il quadrante diviso in ventiquattro ore, la lancetta gira in senso antiorario e non batte i rintocchi. Nell’immagine che vediamo segna tre ore dopo il tramonto.

Mezz’ora dopo il tramonto del sole, che è l’unico momento della giornata visibile da tutti, ma non è fisso durante l’anno perché, come abbiamo visto, tra inverno ed estate c’è una variazione di tre ore circa, ogni campanile suona l’Ave Maria, che avvisa tutti i cittadini che il giorno è terminato. I trenta minuti dopo il tramonto corrispondono alla fine del crepuscolo quando, dopo il permanere di una certa luminosità, si cominciano a vedere le stelle in cielo. I trenta minuti servono anche al campanaro per organizzarsi.

È l’ora XXIV del giorno che finisce e inizia il nuovo giorno. L’orologio del Quirinale batte sei colpi e la lancetta si trova sulle VI. Quella dell’orologio di Firenze sulle XXIV.

Dodici ore dopo l’Ave Maria, le campane suonano il Mattutino. Sono le ore XII. L’orologio del Quirinale batte sei colpi, la lancetta ha compiuto due giri completi e si trova nuovamente sulle VI. Quella dell’orologio di Firenze sulle XII.

Sei ore dopo il mattutino le campane suonano l’Angelus, sono le ore XVIII. L’orologio del Quirinale batte dodici colpi, la lancetta ha compiuto un giro e si trova nuovamente sulle VI. Quella dell’orologio di Firenze sulle XVIII. L’Angelus corrisponde al nostro mezzogiorno, ed è anche l’ora nella quale i partecipanti all’asta si devono trovare nella tenuta Borghese in località Porcareccetto il 17 febbraio 1799.

Sei ore dopo l’Angelus le campane suonano la nuova Ave Maria e inizia il nuovo giorno. L’orologio del Quirinale batte sei colpi e la lancetta dopo un giro si trova nuovamente sulle VI. Quella dell’orologio di Firenze sulle XXIV.

A causa della variazione del tramonto di circa tre ore nel corso dell’anno, gli orologi meccanici hanno la necessità di essere spesso corretti per allinearli al suono delle campane. La loro caratteristica principale è quella di poter sapere, riferendosi ad una certa ora indicata dalla lancetta, quante ore di sole sono rimaste prima del tramonto. Basta sottrarre a 24 l’ora indicata. Se, per esempio, un cittadino vuole sapere all’ora XVI (due ore prima dell’Angelus) su quante ore di sole può contare, basta che esegua la semplice operazione aritmetica (XXIV-XVI=VIII). Mancano 8 ore al tramonto.

Quattro mesi dopo la sua elezione al papato avvenuta il 21giugno 1846, Pio IX (Giovanni Maria Mastai-Ferretti 1792-1878) decreta il ritorno in tutto lo Stato Pontificio dell’ora francese abolita con la restaurazione del 1814. Questa decisione però, genera molta confusione tra i parroci delle innumerevoli Chiese di Roma. Quasi mai i campanari si accordano tra di loro provocando la massima confusione tra la popolazione. Il 1° dicembre 1847, per superare questa indeterminatezza, il papa istituisce la con- suetudine di fare sparare a mezzogiorno un colpo di cannone da Castel Sant’Angelo per mettere tutti d’accordo. Dopo varie interruzioni la tradizione è stata ripresa nel 1959 trasferendola sul piazzale del Gianicolo.

Nel 1854 Pio IX ordina all’orologiaio Mariano Trevellini l’installazione di un nuovo meccanismo per l’orologio del Quirinale in sostituzione dell’originario ormai fuori uso. Smontato nel 1961 per essere esposto in un museo, questo movimento viene ru- bato, e viene ritrovato dai Carabinieri in Piemonte nel dicembre 2020.

Può interessare il fatto che derivi dall’uso dell’Ora Italica il detto popolare: Portare il cappello sulle ventitre. All’ora XXIII, un’ora prima del tramonto, il sole è così basso sull’orizzonte che è necessario proteggere gli occhi inclinando il cappello in modo che la tesa copra il viso dai suoi ultimi raggi.

Nell’opera lirica Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (1857-1919), rappresentata la prima volta a Milano il 21 maggio 1892, il protagonista invita i paesani a prendere parte allo spettacolo che inizierà a ventitre ore. Come abbiamo visto non si riferisce alle 11 di sera, ma a un’ora prima del tramonto. Questo è comprensibile dati i problemi di luce che ci sarebbero stati. Leoncavallo, autore della musica e del libretto, si è ispirato ad un fatto di cronaca realmente avvenuto a Montalto Offugo in provincia di Cosenza nel 1865 di cui si era interessato il padre magistrato. Bisogna dare atto all’autore di avere puntualmente riportato le usanze di una regione d’Italia non ancora raggiunta dalla modernità.

 

 

Bibliografia:

Giovanni Paltrinieri, Fine settecento: ora italiana ora francese, in “Quaderni di gnomonica” n. 5, Osservatorio astronomico Serafino Zani, Unione Astrofili Bresciani, 2002, Brescia.

Sivano Pirotta, Le ore italiche in ambito rurale, Antico mulino dell’Abbazia di Chiaravalle, 2018.

 

Sito: www.Wikipedia.org/wiki

Sito: www.Palazzo Quirinale.it

medaglierenapoleonico@gmail.com

http://www.museicastiglionfiorentino.it/

Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

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