LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

 

Roma napoleonica

 

Roma. Tre medaglie napoleoniche

Giampaolo Buontempo

 

Al Cadette Gentilhomme Napoleone de Buonaparte basta un anno di frequenza della scuola di specializzazione di Parigi, invece dei due regolamentari, per essere nominato il 28 settembre 1785 luogotenente in seconda nell’arma di artiglieria. La particella nobiliare che precede il cognome del giovane cadetto è d’obbligo perché siamo ancora nell’Ancien Régime e la carriera militare per il grado superiore a quello di capitano, il massimo raggiungibile a fine carriera da un soggetto comune, è riservata agli aristocratici che possono documentare di avere un titolo di nobiltà di almeno 200 anni. Nel 1771 il Consiglio Superiore di Corsica aveva rilasciato al padre, Carlo Maria Buonaparte (1746-1785), l’attestato indispensabile per fare ammettere il giovane Napoleone il 15 maggio 1779 nella scuola militare di Brienne- le-Château (Aube) come pensionante a spese del re di Francia Luigi XVI.

Il neo-ufficiale destinato al reggimento La Fère di stanza a Valence (Aisne), può partire da Parigi solo venerdì 30 ottobre grazie al prestito di 157 lire tornesi e 16 soldi che il portinaio della scuola militare Lemoyne gli anticipa per far fronte alle spese di viaggio, e il 3 novembre raggiunge finalmente la sede di prima nomina.

Abituati come siamo alla facilità di spostamento che ci offre il nostro tempo non possiamo neanche immaginare quanto fossero difficili e costosi i viaggi all’epoca. Pur usando il più economico battello fluviale sul fiume Saône da Chalon fino a Lyon e quindi sul Rodano fino a Valence il giovane viaggiatore impiega quattro giorni e dà fondo a quasi tutte le sue disponibilità per percorrere i 500 Km. del viaggio. Considerando che il suo stipendio è di 76 lire tornesi al mese, il viaggio gli costa quasi due mensilità. Come se oggi, per spostarsi da Roma a Milano, si spendessero tremila euro, cioè circa due mesi di stipendio di un sottotenente dell’esercito.

La vita di guarnigione a Valence non è particolarmente impegnativa e il sedicenne luogotenente passa tutto il tempo libero rinchiuso nella piccola camera della locanda Les trois Pigeons che ha preso in affitto al prezzo di 8 lire e 8 soldi al mese. È sempre stato affascinato dalla storia antica e legge avidamente tutti i classici latini e greci che le sue scarse finanze gli permettono di acquistare. È lontano da casa ormai da sei anni e solo tra un anno tornerà in licenza ad Ajaccio per rivedere la madre rimasta vedova da otto mesi e conoscere due sorelle e un fratello nati durante la sua assenza.

La Roma imperiale, i grandi personaggi dell’antichità, le gesta di Alessandro Magno e di Giulio Cesare riempiono la vita di questo ragazzo costretto a crescere rapidamente, a cui è stata negata qualsiasi adolescenza, e che dall’età di nove anni e mezzo vive in un collegio militare o in una caserma. Sono stati specialmente duri i quattro anni passati a Brienne, preso in giro dai rampolli della più alta nobiltà francese a causa della sua scarsa padronanza della lingua e per quello strano nome, Napoleone, che per assonanza viene subito storpiato dai malevoli compagni in paille au nez, paglia nel naso. Sappiamo tutti quanto possano essere cattivi a volte i compagni di scuola. Da poco la Corsica è stata occupata dai francesi che considerano l’isola un paese arretrato e i suoi abitanti dei selvaggi.

Il tempo passa velocemente e sospinto dal turbine rivoluzionario il generale Bonaparte si trova, undici anni dopo, a dover prendere importanti decisioni che riguardano la città al centro dei suoi interessi giovanili.

È appena entrato in Milano alla testa dell’Armata d’Italia il 15 maggio 1796, quando riceve dal Direttorio esecutivo della repubblica l’ordine di invadere con parte delle sue truppe lo Stato Pontificio, occupare Roma e abbattere Pio VI (Giovanni Angelo Braschi 1717-1799), ribattezzato dai rivoluzionari parigini Pio l’ultimo. Il generale François Kellerman (1735-1821), l’eroe di Valmy (20 settembre 1792), dovrà assumere il comando delle truppe restanti.

Bonaparte si rifiuta di eseguire l’ordine minacciando le dimissioni se fosse stata messa in discussione l’unità di comando dell’Armata d’Italia fino ad allora accentrato nelle sue mani, e quando il direttorio è costretto a cedere, si limita ad invadere le Legazioni Pontificie, cioè le province di Bologna, Ferrara e delle Romagne (Ravenna) e ad occupare la città di Ancona che gli garantisce un porto sull’Adriatico. Fa ancora di più. Quasi a prevenire qualsiasi ripensamento da parte del suo governo si affretta a firmare a Bologna il 23 giugno 1796 l’armistizio con il Papa che sarà concluso dal trattato di pace di Tolentino del 19 febbraio 1797.

È già chiara nella sua mente la necessità di arrivare ad un accordo tra Repubblica e Stato Pontificio e cancellare quattro anni di furore anticlericale rivoluzionario inviso alla maggioranza del popolo francese. Pragmatico fino a sfiorare il cinismo confida a Roederer (1754-1835) che lo ricorda nelle sue memorie: Il n’y à que la religion qui puisse faire sopporter aux hommes les inégalités de rang, parce qu’elle console de tout. (Solo la religione può fare sopportare agli uomini le ineguaglianze della condizione, perché consola tutto).

Delle molte medaglie napoleoniche riguardanti l’Italia ne presento tre coniate in occasione di avvenimenti legati alla città di Roma.

 

 

Roma riunita alla Francia

 

Il 13 maggio 1809 Napoleone, entra in Vienna evacuata poche ore prima dall’imperatore Francesco I (1768-1835) e si installa nella fastosa reggia di Schoenbrünn. La quinta coalizione antinapoleonica formata da Austria e Inghilterra troverà la sua fine due mesi dopo con la battaglia di Wagram (5-6 luglio 1809).

A quarant’anni ha raggiunto il punto più alto della sua straordinaria parabola ma naturalmente lui non lo sa. Sono trascorsi tredici anni dal suo primo apparire sulla scena europea, e in così poco tempo ha dato vita a cambiamenti politici così portentosi e compiuto imprese così spettacolari che sembra ne siano passati cento. Ha vissuto questi anni con una intensità e una frenesia tali che sembra quasi impaziente di giungere al momento della catastrofe che tra cinque anni lo travolgerà.

Come gli succede dopo ogni grande vittoria, il vulcano che gli brucia dentro comincia a dare segni di impazienza. Per attuare quello che lui chiama il Sistema Continentale, che non è altro che una sorta di unificazione europea, decide di annettere all’Impero francese il Lazio e l’Umbria occupate l’anno precedente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Le Legazioni Pontificie e le Marche erano state riunite al Regno d’Italia nel 1805). Il 2 febbraio 1808 le truppe francesi al comando del gen. Sextius Miollis (1759-1828) erano entrate a Roma e Pio VII (Barnaba Chiaramonti 1742-1823) si era chiuso in Vaticano senza più uscirne. Il 16 marzo aveva ordinato di sostituire i colori della bandiera dello Stato della Chiesa perché alcuni reparti militari pontifici erano stati incorporati nell’esercito francese. Gli attuali colori giallo e bianco avevano preso il posto dei colori tradizionali giallo e rosso.

Il 17 maggio 1809 dal campo imperiale di Vienna Napoleone emana un decreto che riunisce gli Stati della Chiesa all’Impero francese e Roma viene dichiarata Città Imperiale e Libera con il titolo di seconda città dell’impero. Certo è duro per papa Pio VII accettare la fine del potere temporale della Chiesa tanto più che Napoleone capziosamente motiva questa decisione chiamando in causa niente di meno che Carlo Magno (742-814). Nel decreto di annessione egli argomenta semplicemente che come mille anni prima un Imperatore aveva assegnato ai Vescovi di Roma diversi contadi assegnandoli a titolo di feudo, pur continuando tali regioni a far parte del Sacro Romano Impero, adesso un altro Imperatore se li riprende. Per tutta risposta Pio VII lo scomunica il 10 giugno 1809.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si apre qui un periodo oscuro della politica di Napoleone. Ricordiamoci però che agisce sempre ed unicamente con fini politici. Il papa viene arrestato il 6 luglio e inviato in esilio prima a Savona poi a Fontainebleau. A Sant’Elena Napoleone dirà che l’iniziativa dell’arresto fu presa autonomamente dal generale Étienne Radet (1762-1825) comandante la gendarmeria di Roma e lui, per non sconfessare il suo sottoposto, aveva accettato il fatto compiuto. Si fa fatica a credere a tale versione. Il fatto è che è ormai abituato a dominare la politica europea e non può ammettere di essere contrastato nel suo esercizio di potere.

È vero piuttosto che la sua visione dell’Europa è troppo in anticipo sui tempi. Saranno necessarie molte guerre sanguinose tra europei per convincere i governanti dopo la seconda guerra mondiale (1939- 1945) a cercare un nuovo sistema di relazioni politiche che, con le debite differenze dovute ai duecento anni trascorsi, non è molto dissimile nel suo impianto di massima da quello auspicato da Napoleone Bonaparte.

 

 

La strada Nizza - Roma

 

Per migliorare il collegamento Roma-Parigi viene iniziata la costruzione della strada Nizza–Roma che riprende l’antico tracciato della via Aurelia costruita dai romani nel II sec. a.C. Il progetto prevede la costruzione ex novo della tratta tra il fiume Var (Varo) e La Spezia. In particolare da Nizza a Genova, la strada conosciuta come la Corniche, è così stretta che può essere percorsa solo a dorso di mulo.

Per l’occasione viene coniata la medaglia che al rovescio porta l’ immagine della dea Vibilia protettrice delle strade e dei viandanti presente su un denario di Traiano coniato nel 113 d.C. in occasione del completamento della Via Appia da Benevento a Brindisi i cui lavori, iniziati nel 109 d.C. erano terminati nel 113 d.C..

Alla caduta di Napoleone nel 1814 risulterà completato il solo tratto Nizza–Ventimiglia. Con la restaurazione il Varo segnerà il confine tra la Francia ritornata Borbonica e il Piemonte ritornato Sabaudo a cui è stata restituita la contea di Nizza, e che si deve perciò accollare l’onere del completamento dei lavori.

 

Agli inizi del XIX secolo i mezzi di locomozione terrestre sono rimasti praticamente gli stessi impiegati dagli antichi romani con l’aggravante che cavalli, carri e perfino viandanti devono fare i conti con strade che nel corso dei secoli sono state praticamente cancellate per mancanza di manutenzione. Spostarsi da Roma a Parigi richiede un viaggio di 15/18 giorni percorrendo l’unica strada carrozzabile che passa per Perugia, Firenze, Bologna, Torino, passo del Monginevro, Lione, Parigi. Si percorrono circa 25/28 leghe al giorno (Si tratta della lega di posta equivalente a circa 3,300 m. da non confondere con la lega geografica di 1/25 di grado equivalente a 4,440 m.) cambiando cavalli tre o quattro volte nelle stazioni di posta. Questo dei cavalli è un altro bel problema perché non sempre sono disponibili e per non perdere tempo ed essere sicuri di trovarli bisogna mandare in avanscoperta un corriere a cavallo per organizzare e prenotare i cambi. Una carrozza da viaggio ha normalmente quattro cavalli e quindi sono necessari 12/16 cavalli al giorno.

Fa sensazione la notizia che da metà dicembre 1801 viene stabilito un collegamento regolare ed economico di diligenze Parigi-Londra e ritorno che parte alle 11 di ogni mattina e raggiunge Londra, passando per Auberville-Boulogne-Calais, dopo aver percorso circa 700 Km. in quattro giorni di viaggio. Il costo della corsa è di 168 franchi che equivalgono a quasi tre mesi di salario di un operaio.   Le diligenze sono trainate normalmente da 4/5 cavalli guidati da un postiglione. Ospitano fino a 14 viaggiatori: 3 posti di prima classe nella parte anteriore (il coupé) con vista dei cavalli e della strada; 6 posti di seconda classe nella parte centrale (l’intériéur)   su due sedili da tre posti, uno di fronte all’altro; altri 2 posti di seconda classe nella parte posteriore (la rotonde) con accesso dal retro; 3 posti di terza classe sul tetto all’esterno (l’impériale). Viene anche effettuato il servizio postale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Racconta il generale Marcelin Marbot (1782-1854) nelle sue interessanti memorie che nell’estate del 1801 un viaggio da Bayona a Salamanca gli è costato 800 franchi, compreso vitto passabile e alloggio in posadas piene di pulci, per occupare un posto in una carrozza da noleggio insieme ad altri cinque passeggeri. Il viaggio di circa 500 Km. dura 15 giorni con tappe giornaliere di 10 leghe chiamate petites journées contrapposte alle grandes journées che prevedono un percorso di almeno 20/25 leghe, che non sono però possibili in Spagna perché non esistono cavalli da posta per il traino delle carrozze, ma solo muli.

In occasione del viaggio che Napoleone intraprende con un numeroso seguito per raggiungere Milano, dove sarebbe stato incoronato Re d’Italia il 26 maggio 1805, la strada del Moncenisio è così disastrata che è necessario smontare tutte le carrozze e trasportare a dorso di mulo i vari elementi oltre il valico. Le gentildonne, compresa Giuseppina, valicano il passo su portantine, i gentiluomini a cavallo, il resto del corteo a piedi. Le spalle di un ignaro ma robusto montanaro si incaricano del pesante scrigno che contiene i favolosi gioielli dell’imperatrice.

Bibliografia:

Frédéric Masson, Napoléon et sa Famille, 13 voll., Ollendorf, Paris, 1897 Frédéric Masson-Guido Biagi, Napoléon inconnu, 2 voll., Ollendorf, Paris, 1895.

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