LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

 

 

 

UN TUFFO NELLA PARIGI RIVOLUZIONARIA

Alcuni mesi fa, grazie ad una donazione di un amico a dir poco unico, è arrivato al Medagliere un oggetto straordinario carico di un enorme potere evocativo pur non essendo minimamente una medaglia commemorativa.

Per certi versi è difficile anche definirne la natura tanto è particolare; si tratta di un grande pannello in legno rivestito di una sottile lamina in ottone, riportante un’iscrizione palesemente riferentesi alla rivoluzione “la loi, vivre ou mourir pour elle” su di un campo suddiviso in otto sezioni quattro delle quali sono seminate di gigli di Francia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’oggetto non poteva non far nascere un immediato interesse ed un’altrettanta viva curiosità di capirne natura e storia. Le ricerche in archivio e presso appassionati e collezionisti, sono state lunghe ma ora possiamo cominciare a trarre alcune conclusioni.

E’ infatti chiaro che si tratta della riproduzione della bandiera di un battaglione della guardia nazionale parigina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con questo nome si fa riferimento alla formazione militare (milizia cittadina) che nel luglio del 1789, alla vigilia della presa della Bastiglia, il neoformato governo rivoluzionario della città di Parigi andò autonomamente a costituire per mantenere l’ordine pubblico in città e la difesa da possibili nemici esterni.

Tale milizia, del tutto volontaria, venne strutturata amministrativamente sulla base della suddivisione territoriale risultante dall’ordinanza con cui l’allora primo Ministro Necker, aveva suddiviso la città in sessanta distretti elettorali per l’elezione dei rappresentanti cittadini del terzo stato. Per praticità ciascuna di queste suddivisioni amministrative prendeva il nome della chiesa principale presente nel proprio territorio mentre l’insieme di più distretti vicini costituivano una divisione.

Ciascun distretto doveva fornire un numero prefissato di guardie nazionali sulla base della propria popolazione di modo che, nel suo complesso, la guardia nazionale di Parigi avesse un organico non inferiore a 33.000 uomini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In realtà questa suddivisione amministrativa non ebbe vita lunga, restando infatti in vigore soltanto fino al maggio del 1790 quando l’Assemblea nazionale costituente intervenne sulla materia accorpando alcuni distretti così da portarne il numero complessivo a 48.

Il grande materiale bibliografico disponibile ancora oggi sui fatti della rivoluzione francese, ha permesso di capire a quale di questi distretti appartenesse la bandiera riprodotta sulla lamina d’ottone ovvero al trentacinquesimo distretto, quello di Sainte Opportune che poi venne, probabilmente per le sue ridotte dimensioni, ad essere incorporato in quello di Saint-Jaques-la-Boucherie. Entrambi i distretti infatti costituivano il quinto ed il sesto battaglione della quarta divisione della Guardia Nazionale.

Come molte delle chiese che inizialmente avevano dato il nome ai propri territori, anche quella di Sainte Opportune oggigiorno non esiste più distrutta proprio durante gli anni della rivoluzione a seguito della confisca dei beni ecclesiastici a favore dello stato. Possiamo però comunque sapere dove si trovasse scoprendo che era situata nel cuore della città, nell’attuale quarto arrondissement, ovvero nel quartiere des halles, nelle vicinanze della famosissima Rue de Rivoli a pochi passi dal museo del Louvre.

Un osservare attento ai dettagli iconografici presenti sul pannello ma non completamente informato, potrebbe restare perplesso nel vedere su di un emblema rivoluzionario, il simbolo della monarchia borbonica. In realtà la sorpresa sarebbe ingiustificata in quanto durante gli anni rivoluzionari si susseguirono varie fasi in cui la forma di governo passò da una monarchia costituzionale alla repubblica. Inizialmente nessuno dei membri dell’Assemblea Nazionale, nemmeno i più radicali fra quelli del terzo stato, immaginava di dare vita un giorno ad una repubblica, limitandosi tutti a identificare le proprie ambizioni riformatrici ad una monarchia meno assoluta di quanto fosse stata fino ad allora. Inizialmente infatti, Re Luigi XVI era una figura amata e rispettata ed era quindi normale che nell’emblema di una milizia formatasi per mantenere la pace nel regno, vi fosse ben evidente il simbolo della monarchia.

Quando poi la rivoluzione prese una china più radicale con la deposizione del re e poi la sua esecuzione, il distretto di Sainte Opportune così come il suo battaglione non esistevano già più e quindi non vi era bisogno, come invece successe ai distretti sopravvissuti, di modificare la propria bandiera tramite la cancellazione dei richiami all’abolita monarchia.

A questo punto resta solo da capire cosa fosse esattamente questo pannello e a cosa servisse. Purtroppo su questo aspetto non possiamo avere le stesse certezze mostrate fino ad ora in quanto non è stato possibile rinvenire nessun oggetto simile. Possiamo però azzardare un’ipotesi che non appare essere così peregrina.

I battaglioni non prendevano solo il nome dalla chiesa territoriale ma erano anche di stanza all’interno dei suoi locali a seguito del loro esproprio. I grandi spazi tipici delle chiese antiche erano infatti perfetti sia per il ricovero dei cavalli che per conservarvi gli armamenti ed il materiale in dotazione al battaglione, così come per effettuarvi le riunioni periodiche di addestramento etc.

E’ quindi ipotizzabile che questo pannello, realizzato completamente a mano da un abile artigiano, costituisse una sorta di insegna identificativa dei locali occupati dal battaglione, nello specifico, magari dal suo quadro comando. Per le grandi dimensioni, 55cm di lato, che per la natura stessa dei materiali impiegati legno ricoperto da ottone, è plausibile pensare che fosse impiegato all’esterno quale segno di riconoscimento dei locali assegnati alla milizia.

Le ricerche o gli studi su questo straordinario oggetto non finiscono qui; continueremo nella ricerca di oggetti analoghi così da risolvere tutti i misteri ad esso ancora collegati.

 

 

Alain Borghini

 

 

 

 

 

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