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LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

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LA LEGGE DEL 19 BRUMAIO, ANNO VIII

DELLA REPUBBLICA FRANCESE, UNA ED INDIVISIBILE

 

 

Il 18 brumaio è una di quelle date storiche che non possono lasciare indifferenti i veri appassionati della storia; anzi, a dire il vero, è una di quelle date che anche i meno interessati hanno sentito almeno una volta nella vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciò nonostante, spesso la conoscenza si ferma ad una visione sommaria della giornata e/o alla nozione che fu un colpo di Stato con il quale il generale Bonaparte avviò definitivamente la sua carriera verso l’impero prima ed il baratro della sconfitta e dell’esilio poi.

Se la cronaca di quelle giornate è stata descritta in moltissimi libri in modi più o meno aneddotici, lo stesso interesse non è stato mostrato nell’illustrare in che modo il colpo di mano di Bonaparte e dei suoi congiurati, si sia poi riverberato nell’amministrazione della Repubblica. Se è vero che tutti sanno come sia stato di fatto un golpe bianco (la violenza non andò oltre la minaccia di impiegare le armi dell’esercito guidato da Bonaparte e qualche strattone necessario ad allontanare dall’orangerie di Saint Cloud, i rappresentanti più recalcitranti), è altrettanto vero poi che ben pochi sanno su quali basi lo stato venne gestito dal nuovo governo nell’immediatezza degli eventi e fino all’entrata in vigore della costituzione dell’anno VIII, il 24 dicembre di quello stesso anno (ovvero poco più di un mese dopo o fatti di brumaio).

L’occasione per conoscere meglio questo aspetto, ci viene fornita da due gettoni molto rari, che recentemente il Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica ha aggiunto alla sua collezione.

Si tratta del gettone di presenza assegnato ai membri della Commissione del Consiglio dei Cinquecento e di quello assegnato ai membri dell’omologa commissione costituita in seno al Consiglio degli Anziani.

Gettone della Commissione del Consiglio degli Anziani    Gettone della Commissione del Consiglio dei Cinquecento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrambi i gettoni hanno lo stesso rovescio riportante le legge che ha dato loro origine.

 

Entrambi i consessi vennero istituiti con il primo provvedimento legislativo preso successivamente alla buona riuscita del colpo di Stato ovvero la legge del 19 brumaio anno VIII (10 novembre 1799) di cui riportiamo a seguire il testo in versione integrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il Consiglio degli Anziani, facendo proprie le motivazioni della dichiarazione d’urgenza che precedono la presente risoluzione, approva l’atto d’urgenza.

Il Consiglio dei Cinquecento, tenendo in considerazione la situazione della Repubblica, dichiara l’urgenza e prende la seguente deliberazione:

 

ARTICOLO I:

Il Direttorio ha cessato di esistere e non fanno più parte della Rappresentanza Nazionale, i membri che si sono macchiati di eccessi e che hanno ordinato gli attentati a cui si sono costantemente dedicati, ed in particolar modo nella seduta di questa mattina.

segue un elenco di 61 nominativi

ARTICOLO II

Il Corpo Legislativo crea provvisoriamente una Commissione Consolare Esecutiva, composta dai Cittadini Sieyes, Roger-Ducos, ex direttori, e Bonaparte, generale che porteranno il nome di Consoli della Repubblica Francese.

ARTICOLO III

Questa Commissione è investita della totalità dei poteri direttoriali ed in particolar modo è incaricata di mantenere l’ordine in tutti i settori dell’amministrazione, di ristabilire la tranquillità pubblica e di procurare una pace onorevole e solida.

ARTICOLO IV

E’ autorizzata ad inviare dei delegati, dotati di specifici poteri ed operante all’interno dei propri limiti.

ARTICOLO V

Il Corpo Legislativo si aggiorno al prossimo 1° ventoso data in cui si riunirà nel pieno delle proprie competenze, presso la propria sede di Parigi.

ARTICOLO VI

nel periodo intercorrente fino alla prossima sessione, i membri del Corpo Legislativo ancora in carica, conservano le loro indennità e le loro garanzie costituzionali.

ARTICOLO VII

Senza perdere la loro qualifica di Rappresentanti del Popolo, potranno essere impiegati in qualità di ministri, agenti diplomatici, delegati della Commissione Consolare Esecutiva così come in qualsiasi altra funzione civile. Sono pertanto invitati, in nome del pubblico interesse, ad accettare tali incarichi.

ARTICOLO VIII

Prima di sciogliersi, ciascun Consiglio nominerà al proprio interno una commissione composta di venticinque membri.

ARTICOLO IX

Le commissioni nominate dai due Consigli, delibereranno, a seguito di formale e necessaria proposta del Consiglio Consolare Esecutivo, su tutte le questioni urgenti di polizia, legislative e di finanza.

ARTICOLO X

La commissione del Consiglio dei Cinquecento, eserciterà l’iniziativa, la commissione del Consiglio degli Anziani, l’approvazione.

ARTICOLO XI

Le due commissioni sono inoltre incaricate di preparare, secondo lo stesso metodo operativo, i testi di modifica da apportare alle disposizioni organiche della Costituzione di cui, durante la sua vigenza, sono emersi i vizi ed i difetti.

ARTICOLO XII

tali modifiche non possono avere altro obiettivo che quello di consolidare, garantire e consolidare inviolabilmente la sovranità del Popolo francese, la Repubblica una ed indivisibile, il sistema rappresentativo, la divisione dei poteri, la libertà, l’uguaglianza, la sicurezza e la proprietà.

ARTICOLO XIII

La Commissione Consolare Esecutiva potrà sottoporre loro i propri pareri a riguardo

ARTICOLO XIV

In ultimo, le due commissioni sono incaricate di redigere un codice civile

ARTICOLO XV

Si riuniranno a Parigi nel Palazzo del Corpo Legislativo; potranno autoconvocarsi in via straordinaria per la ratificazione di trattati di pace o nel caso di un grave pericolo pubblico.

ARTICOLO XVI

Il presente decreto sarà pubblicato, inviato tramite corrieri straordinari in tutti i dipartimenti e solennemente pubblicato ed affisso in tutti i comuni della Repubblica.

firmato Luciano Bonaparte, presidente

Emile Gaudin, Bara, segretari

 

 

Dall’attenta lettura di questi soli sedici articoli, si possono già intravedere molti degli elementi che caratterizzeranno il futuro governo consolare. Limitando la nostra attenzione ai soli articoli relativi alle commissioni i cui membri ricevettero i gettoni in questione, quindi dall’articolo VIII all’articolo XV, possiamo facilmente comprendere come queste istituzioni, veramente sconosciute ai più, abbiano invece costituito la spina dorsale dell’intero colpo di Stato permettendo ai “golpisti” di disporre, sin dalla prima ora, di istituzioni formalmente legittimate dalla legge in grado di coadiuvare i consoli nell’opera di ricostruzione del telaio istituzionale generale necessario per tesservi all’interno il nuovo quadro istituzionale consolare.

Appare chiaro che il presupposto di fondo fosse la volontà di epurare il Corpo Legislativo di tutti quegli elementi che si erano mostrati recalcitranti nei confronti del nuovo assetto, (da qui la vera e propria lista di proscrizione riportata all’articolo I) e di identificare fra i membri allineati, uno zoccolo duro di fedelissimi, numericamente molto limitato (solo venticinque membri per camera) a cui affidare la compartecipazione della gestione della cosa pubblica.

Che fossero soggetti affidatari di compiti ben delineati e temporanei, è dimostrato dalla previsione dell’articolo successivo nel momento in cui si prevede che possano deliberare, esclusivamente su proposta del Comitato Consolare Esecutivo composto da Bonaparte, Sieyes e Roger-Ducos, solo in materia di “questioni urgenti di polizia, legislative e di finanza”.

Se è vero che una tale previsione si caratterizza per una genericità che di fatto potrebbe far pensare ad una sorta di assenza di limiti ai campi d’azione delle due commissioni, la presenza dell’aggettivo “urgenti” di fronte a queste serie di ambiti, di fatto attribuisce loro invece una natura prettamente emergenziale. Se infatti i Consoli avevano bisogno, per il rispetto dovuto al principio della separazione dei poteri, di prevedere sin da subito l’attribuzione del potere legislativo ad un soggetto terzo rispetto a loro, dall’altro avevano la necessità di assicurarsi che tale destinatario fosse sicuro, facilmente gestibile grazie alla sua ridotta numerosità e comunque messo nella condizione, anche formale, di non potersi approfittare, a danno dei Consoli, delle prerogative assegnategli.

Era poi necessario mostrare, cosa fatta più volte in questo provvedimento normativo, una grande continuità con il passato seppur rigenerata dall’eliminazione dell’ormai compromesso governo direttoriale. Seguendo questo principio, si prevede che le commissioni operino secondo lo stesso metodo seguito dai due Consigli (Anziani e Cinquecento) ovvero affidando l’iniziativa legislativa alla Commissione sorta in seno ai Cinquecento ed il potere di approvazione o rifiuto alla commissione proveniente dal Consiglio degli Anziani.

L’articolo XII sembra poi voler avere una funzione rassicurante nei confronti dell’opinione pubblica nel momento in cui impone alle due commissioni di agire tassativamente nella direzione di “consolidare, garantire e consolidare inviolabilmente la sovranità del Popolo francese, la Repubblica una ed indivisibile, il sistema rappresentativo, la divisione dei poteri, la libertà, l’uguaglianza, la sicurezza e la proprietà”.

Anche la previsione, all’articolo XV, per cui la sede delle commissioni viene stabilita nel Palazzo del Corpo Legislativo, oltre che sorgere da motivazioni pratiche, non può non essere letta come un ulteriore tentativo di convincere l’opinione pubblica francese che il 18 brumaio era stata una naturale e positiva evoluzione dell’organizzazione statale preesistente piuttosto che un una vera e propria soluzione di continuità con il passato.

L’ultima previsione che riguarda le commissioni dei cinquecento e degli anziani, è poi quella dell’articolo XIV che, con una formulazione a dir poco sintetica, chiude il cerchio istituzionale avviato con il colpo di Stato, affidando a questi cinquanta fidi parlamentari il compito fondamentale di partorire la nuova carta fondamentale con cui la Francia verrà traghettata dai marosi della rivoluzione alla grandeur del consolato prima e dell’Impero poi.

Ancora una volta storia e numismatica si dimostrano essere due facce della stessa medaglia!

 

Alain Borghini

 

 

 

 

 

 

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