LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

La storia negli oggetti: il Palazzo delle Tuileries

 

Seconda parte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal momento della fondazione del palazzo, l’Omino rosso ha sempre preso di mira i suoi inquilini, in particolar modo coloro che hanno avuto una vita molto movimentata. La sua natura di profeta di sventure trovava infatti un terreno maggiormente fertile proprio in quelle persone che per propria indole, vivevano il loro ruolo di sovrani in modo rischioso e mettendosi continuamente alla prova.

Chi più dell’Imperatore Napoleone ha vissuto la sua vita come sopra un cavallo perennemente imbizzarrito?

E’ per questo motivo che l’Omino rosso ha, per così dire, prediletto questo inquilino così irrequieto.

Vi è in realtà da dire di più: la sua prima apparizione non avvenne all’interno dello stesso palazzo ma addirittura molti anni prima che Napoleone vi potesse fare ingresso una volta diventato console della repubblica.

Al riguardo è interessante notare come la stessa leggenda del fantasma delle Tuileries fosse così universalmente conosciuta in Francia, da venire addirittura strumentalizzata dalla propaganda antinapoleonica che cercava di utilizzarla come uno strumento per dimostrare la diabolicità e la pericolosità di Napoleone. A differenza infatti di quanto accaduto nei secoli precedenti, l’Omino rosso non solo era foriero di sventura per la sua vittima ma assumeva invece la natura di vero e proprio consigliere permettendo a Napoleone di disporre di informazioni sovrumane che gli avrebbero permesso di prevalere in ogni occasione.

Andiamo però per gradi.

La leggenda narra che il primo incontro con l’Omino rosso vada fatto risalire ai mesi della campagna d’Egitto e più precisamente ai giorni che precedettero la battaglia delle Piramidi. In questa occasione infatti, i due si incontrano presso la tenda del giovane generale a cui il fantasma preannunciò non solo la vittoria nell’imminente battaglia contro i Mamelucchi ma addirittura un futuro radioso dai successi illimitati. Tale destino fortunato però era condizionato al fatto che i due avessero stretto un patto decennale al termine del quale Napoleone avrebbe, secondo il modello faustiano, ceduto la sua anima allo stesso Omino rosso.

La sterminata ambizione del generale Bonaparte gli impedì di non accettare un patto così scellerato e, una volta siglato l’accordo, costui ebbe costantemente dalla sua, un consigliere infallibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una seconda apparizione sarebbe infatti avvenuta il primo aprile del 1799 durante lo sfortunato assedio di San Giovanni d’Acri.

Si era da poco concluso l’ennesimo inutile assalto alle fortificazioni cittadine ed il generale meditava pensosamente nella sua tenda quando, poco dopo mezzanotte, apparve un personaggio dalla pelle scura, la barba bianca, una veste rossa ed un turbante sulla testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costui salutò il generale incrociando le mani al petto nel tipico gesto di saluto arabo e porse al generale un pesce d’argento tutto cesellato. Napoleone lo riconobbe subito facendogli gesto di entrare nella tenda dove non fu ammesso nessun altro testimone.

Ovviamente nessuno seppe cosa accadde in quell’occasione; sta di fatto però che subito dopo l’incontro Napoleone decise di togliere l’assedio e alcune settimane dopo, lasciando il comando al generale Kleber, tornò precipitosamente in Francia.

Le visite continuarono anche dopo il suo rientro a Parigi ed anzi, uno strano personaggio, dagli abiti color vermiglio, divenne uno dei più assidui quanto misteriosi ospiti della casa in rue de la victoire.

Durante uno di questi incontri, l’Omino rosso avrebbe consigliato il colpo di stato del 18 brumaio annunciandogli, ovviamente in modo profetico, che sarebbe stato felice fino all’età di 45 anni proprio grazie alla sua protezione. Ad un certo punto però, il suo eccessivo egocentrismo lo avrebbe indotto ad assumere troppa confidenza su se stesso, pensando di non avere più bisogno all’aiuto del suo mefistofelico consigliere e venendone invece rovinato.

Addirittura in un volume pubblicato nel 1834 dal titolo emblematico quanto poco credibile di “Mémoires de Napoléon Bonaparte”, l’imperatore racconterebbe il primo incontro avvenuto presso le sale delle Tuileries il 19 febbraio 1800 ovvero pochi mesi dopo la presa del potere quando, senza che nessuno del suo stato maggiore ne sapesse nulla, apparve sulla sua scrivania un plico dal colore rosso ornato con un sigillo nero al cui interno vi era un biglietto con poche parole: “Tu sarai re Macbeth!”.

Napoleone descrive il suo sbigottimento leggendo queste parole e la sua paura che venissero lette anche dai suoi collaboratori. Cercando di mostrare un forzato disinteresse, accartocciò il biglietto e lo gettò fra le fiamme del camino. All’epoca era effettivamente impossibile pensare quale sarebbe stato il suo destino di lì a pochi anni.

Le apparizioni proseguirono alla viglia di ogni giornata storica come la sera prima della battaglia di Marengo così come la sera prima dell’incoronazione, della battaglia di Austerlitz e così via.

Alla vigilia della battaglia di Wagram, nel 1809, i due si sarebbero di nuovo incontrati, non solo per concordare la strategia da impiegare in occasione della battaglia del giorno dopo, ma anche per rinnovare l’accordo che era ormai scaduto. L’Omino rosso non volle però prorogarlo per più di cinque anni.

Quanto però profetizzato cominciava ad avverarsi. Si dice per esempio che l’Omino rosso fosse contrario tanto al divorzio da Giuseppina che alla guerra in Spagna; ciò nonostante, Napoleone ormai convinto della propria infallibilità, decise di non tenere conto dei suoi consigli addirittura rifiutandosi di riceverlo alla viglia delle nozze con Maria Luisa d’Austria.

Lo stesso sarebbe accaduto con la scelta di avviare la campagna di Russia a cui l’Omino rosso si sarebbe nuovamente opposto senza essere minimamente ascoltato.

Secondo quanto previsto nell’accordo, nel 1814 sarebbero scaduti i quindici anni di protezione e Napoleone avrebbe raggiunto l’età di 45 anni, termine del suo periodo di felicità.

La leggenda narra al riguardo che un incontro molto burrascoso avvenne nel corso del gennaio 1814. Ovviamente non vi furono testimoni ma molti fra i presenti quella sera alle Tuileries, confermarono di aver visto passare uno strano personaggio vestito di rosso e di aver inteso, seppur senza comprendere le parole, i rumori di un lungo dialogo con l’Imperatore durante il quale costui sembrava prima minacciare il suo visitatore e poi implorarlo come per chiedere un favore che l’altro non voleva concedere.

Il rapporto fra i due ormai era rovinato e l’Omino rosso non mancò di far sentire il suo scherno nei confronti dell’uomo che pensava di essere più potente di lui.

Sembra che i corridoi delle Tuileries risuonassero delle sue risa beffarde ogni volta che Napoleone si lasciava andare a parlare con orgoglio e superbia.

L’ultimo incontro sarebbe avvenuto la vigilia della partenza di Napoleone dal palazzo per andare incontro al suo fatale destino nella piana di Waterloo.

Per l’occasione l’Omino rosso si sarebbe presentato indossando un berretto di lana rossa molto simili ai berretti frigi degli anni della rivoluzione, mostrando un atteggiamento molto serio e pensoso e senza proferire nemmeno una parola. L’apparizione durò pochissimi istanti e voleva essere un ultimo rimprovero alla superbia ed all’orgoglio dell’uomo che stava definitivamente per cadere nella polvere. I due non si sarebbero più incontrati o, forse, nessuno ne è stato testimone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 Alain Borghini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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