LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

 

 

 

IL POTERE LEGISLATIVO NELLA FRANCIA DEL DIRETTORIO

(1795-1799)

Le insegne di riconoscimento dei membri del consiglio dei cinquecento

e degli anziani

1^ parte

 

 

Il Medagliere napoleonico ha da poco acquisito un nuovo pezzo di grande interesse che ci fornisce l’occasione per parlare del potere legislativo negli anni del Direttorio.

Le medaglia in questione in realtà è un’insegna di riconoscimento assegnata ai membri del Consiglio degli Anziani nella sessione del 1799.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In realtà, non è la prima insegna di questo tipo essendo presenti nella nostra collezione anche altri esemplari relativi alle sessioni degli anni precedenti, di cui però parleremo dopo.

In prima battuta è invece importante comprendere il contesto storico in cui vide la luce l’istituzione a cui questa bellissima medaglia si riferisce.

La caduta di Robespierre con il colpo di stato di Termidoro (9 termidoro anno II ovvero il 27 luglio 1794), non solo chiuse definitivamente la pagina del “Terrore” ma dimostrò quanto precarie fossero le conquiste politiche e sociali ottenute nei cinque anni passati dall’apertura degli Stati Generali.

In un lasso di tempo così breve eppure così ricco di stravolgimenti di ogni genere, non solo i filosofi ed i politici di professione ma milioni di privati cittadini, si concentrarono sulla forma di governo migliore non solo per la Francia ma per l’intera umanità.

Se con il maldestro tentativo di fuga di Luigi XVI, gli ultimi realisti ancora presenti in Francia erano stati spazzati via da un’opinione pubblica ormai disincantata e libera dalla visione medievale del Re padre e protettore del proprio popolo, anche fra la maggioranza repubblicana, non tardarono ad aprirsi spaccature e divisioni su come si sarebbe dovuta organizzare la nuova forma di governo.

In un certo qual modo lo stesso terrore era una risposta a questa domanda in quanto la classe dirigente giacobina, consapevole dell’estrema fragilità della propria posizione, vedeva nell’eliminazione fisica non solo dei nemici conclamati ma di tutto coloro fossero semplicemente sospettati di esserlo, come l’unica soluzione per difendere e consolidare il proprio potere ed il proprio sistema di governo.

Per contro anche coloro che, stanchi di questo regime fondato sull’insicurezza e la delazione, erano riusciti a liberarsene, fu di immediata e capitale importanza capire come salvare la repubblica pur evitando gli errori di una repubblica fondata sul terrore.

Dopo la caduta del regime del terrore di Robespierre divenne quindi necessario formulare una nuova costituzione che mettesse la borghesia, pienamente rappresentata da coloro che erano riusciti a far cadere Robespierre, al sicuro tanto da eventuali ritorni di fiamma dei monarchici quanto degli estremisti giacobini. Da un punto di vista prettamente giuridico, si attribuiva la responsabilità della deriva autoritaria del Terrore al fatto che la costituzione dell’Anno I non avesse rispettato concretamente il principio della separazione dei poteri spostando troppo l’ago della bilancia a favore del potere legislativo commettendo inoltre l’errore di aver affidato questo importante quanto delicato potere ad una sola camera che così era diventata giudice incontrollato delle sorti della nazione.

Seppur giustificata come reazione a secoli di oppressione delle masse per opere di un singolo, il re, e dei sui pochi privilegiati (nobiltà e clero), non aveva in realtà protetto la nazione dalla voracità di altri singoli che, seppur mascherati sotto gli abiti di rappresentanti del popolo, si erano ben presto adoperati per trasformare la repubblica in una vera e propria dittatura del popolo o, meglio, dei suoi rappresentanti. Del resto anche da un punto di vista filosofico, il fondamentale principio illuministico della separazione dei poteri era stato palesemente violato nel governo giacobino in cui il potere esecutivo non era separato e contrapposto a quello legislativo ma era in realtà gestito, tramite i comitati, direttamente da quest’ultimo.

Per contro, al di là del canale della Manica, l’eterna nemica Inghilterra forniva un modello istituzionale che sembrava assicurare grandi garanzie di stabilità politica da una parte oltre che di giustizia giuridica dall’altra. La presenza infatti di due camere detentrici del potere legislativo, appariva come lo strumento più sicuro per impedire che nel seno di una delle due potesse nascere un nuovo Robespierre.

Un problema di fondo era però costituito dal fatto che nel modello inglese le due camere, quella dei Comuni e quella dei Lords, traevano le loro origini da basi almeno parzialmente irripetibili nella neonata democrazia francese: la prima infatti veniva eletta dalla borghesia tramite libere elezioni, seppur su strette basi censitarie, mentre la seconda era espressione della nobiltà tramite nomina regia. Nella Francia rivoluzionaria non era quindi possibile replicare lo stesso modello per il semplice fatto che il principio di uguaglianza aveva fatto scomparire la nobiltà.

Se quindi le due camere non potevano essere espressione delle due diverse componenti della società di allora, su quale base dovevano essere poggiate?

La risposta fu che il modello francese non si sarebbe basato sulla divisione della società in due classi rappresentate da ciascuna di esse ma sull’affidamento di compiti istituzionali diversi.

Il Consiglio dei Cinquecento (composto appunto da cinquecento membri), aveva infatti il potere di promuovere e discutere le leggi senza però promulgarle, mentre il Consiglio degli Anziani (composto da duecentocinquanta membri) quello di approvare o respingere le proposte di legge della prima camera, senza però poterne discutere pubblicamente.

 

 

 

 

 

 

La struttura costituzionale è molto chiara nel mostrare quanto fosse pressante il timore dei legislatori e quanto questa preoccupazione rivestisse un ruolo di assoluta priorità rispetto ad ogni altra esigenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ palese infatti che in termini di mera operatività, questo tipo di struttura non sia il massimo basandosi invece che sulla cooperazione fra legislatori, sulla netta cesura fra quelli appartenenti ad una camera da quelli appartenenti all’altra.

 

 

 

Boissy d’Anglas, uno dei costituenti, definì questo modello in modo illuminante dell’idea che ne era alla base: “I Cinquecento saranno l’immaginazione della Repubblica mentre gli Anziani la ragione”.

A complicarne però le concrete capacità operative vi era anche il siste ma di rotazione dei suoi membri. Anch’esso era nato con l’unico scopo di impedire il formarsi al suo interno di personaggi troppo potenti.

Un terzo dei suoi componenti infatti veniva sostituito ogni anno rendendo di fatto impossibile che qualcuno potesse crearsi una sorta di “corte” fra gli altri componenti della camera. D’altra parte però tutto ciò impediva che i membri avessero tempo ed esperienza sufficienti per poter svolgere al meglio il proprio incarico.

La “saggezza” che avrebbe dovuto contraddistinguere l’opera degli “Anziani” doveva derivare principalmente dall’età minima per loro richiesta che infatti era maggiore di quella prevista per i Cinquecento: quaranta anni contro i trenta previsti per gli ultimi.

All’occhio moderno, può sembrare curioso anche uno degli altri due requisiti richiesti per poter essere eletti, ovvero di essere sposati o al massimo vedovi. All’epoca il celibato era universalmente riconosciuto come indice di probabile “scapigliatura” e quindi il criterio di rispettabilità e capacità di gestire la cosa comune, che doveva caratterizzare i rappresentanti del popolo, non poteva che essere rispecchiato dall’aver realizzato un buon e rispettabile ménage familiare.

Il terzo requisito infine era quello di essere domiciliati nel territorio dello Stato da almeno quindici anni (dieci per i membri del Consiglio dei Cinquecento). Anche in questa prescrizione si può notare la volontà dei legislatori di risolvere un problema del passato quello cioè dell’emigrazione postrivoluzionaria.

Come già evidenziato, per i termidoriani non era d’obbligo solo evitare il risorgere di aneliti giacobini ma anche di “tenere a bada” eventuali revanche dei monarchici fra le cui file vi erano molti ex nobili emigrati nei primi anni della rivoluzione e poi rientrati a seguito delle varie amnistie a loro favore. Per evitare che tali ex emigrati potessero sedere come rappresentanti della nazione, si adottò questa condizione che risolveva alla radice la questione.

Anche il sistema elettorale era molto particolare basandosi sul principio dei grandi elettori. Il suffragio non era universale ma censitario ed anche coloro che avevano diritto al voto in realtà non eleggevano direttamente i membri delle due camere ma dei rappresentanti a loro volta incaricati di scegliere chi avrebbe dovuto fare la scelta finale. I cittadini si riunivano in gruppi di circa duecento persone distribuiti su base cantonale che prendevano il nome di Assemblee primarie. Da questa prima suddivisione, derivavano gli elettori che a loro volta, in ambito dipartimentale si riunivano per scegliere i veri e propri grandi elettori nelle cosiddette “Assemblee elettorali dipartimentali”.

Erano costoro il gruppo di circa 30.000 cittadini che eleggeva i membri dei due consigli e dalle cui fila venivano gli stessi eletti.

La vita di queste due istituzioni non fu molto lunga venendo ufficialmente abolite il 10 novembre 1799 (diciannove Brumaio) dopo essere state travolte dal colpo di stato di Bonaparte.

 

 

 

 

Sin da subito venne previsto che indossassero un’uniforme e che fossero dotati di un’insegna di riconoscimento che fungesse da loro lasciapassare. Queste insegne cambiarono di forma ogni anno dando vita ad una serie di quattro insegne di grande interesse storico ed artistico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  CONTINUA…

 

 

Alain Borghini

 

 

 

 

 

 

medaglierenapoleonico@gmail.com

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Via del Tribunale 8, Castiglion Fiorentino (AR)

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