LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

 

 

 

 

JEAN BAPTISTE LEPÈRE E L’INSTITUT D’EGYPTE

ARCHITETTO, MEMBRO DELL’INSTITUT D’EGYPTE AL CAIRO ED ECCELLENTE DISEGNATORE, A LEPÈRE SI POSSONO ATTRIBUIRE I ROVESCI DI ALCUNE MEDAGLIE NAPOLEONICHE.

Di Franca Maria Vanni

Articolo estratto da Panorama Numismatico di ottobre 2019

Prima parte

 

 

La spedizione in Egitto di Napoleone ebbe un doppio obiettivo: il primo, strettamente militare, tendeva a stabilire una base in Egitto dalla quale partire per minare gli interessi britannici in India e allo stesso tempo contrastare l’influenza di questa nazione nel Mediterraneo; il secondo, prettamente scientifico, mirava a far conoscere ai Francesi l’Egitto e la sua civiltà. Fino ad allora quel poco che si

conosceva in Europa di questo paese derivava dalle descrizioni dei geografici dell’antichità classica quali Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo e dal racconto del viaggio in Egitto che un contemporaneo, il conte Costantino François de Volney, effettuò negli anni Ottanta del XVIII secolo1. Anche se piramidi e obelischi venivano spesso usati come motivi decorativi e la terra egiziana aveva ispirato Mozart per l’ambientazione del Flauto Magico, l’Egitto faraonico veniva considerato dal grande pubblico come una civiltà perduta2.

Impegnato a formare l’armata per la spedizione in Egitto, Napoleone affidò il compito di selezionare gli studiosi, che avrebbero accompagnato il personale militare, a due uomini a lui fedelissimi, il generale Louis Caffarelli du Falga, comandante del Corpo degli Ingegneri, e il chimico Claude Louis Berthollet. Tutti i principali istituti di ricerca fornirono scienziati, tra questi l’École Polytecnique che inviò 45 studiosi; anche alcune eminenti personalità del mondo scientifico si unirono alla spedizione, tra i quali Gaspard Monge, famoso per i suoi studi sulla geometria descrittiva, il mineralogista Guy Sylvain Dolomieu, celebre per aver scoperto nelle Dolomiti la roccia alla quale venne dato il suo nome, e lo storico dell’arte Dominique Vivant Denon che, al ritorno dall’Egitto, sarà nominato da Napoleone direttore del Musée Napoléon e che, successivamente, fu il primo organizzatore del Louvre.

Il 18 aprile 1798 la nave ammiraglia L’Orient salpò da Tolone per l’Egitto con a bordo, insieme a un’armata di 38.000 soldati, 167 savants, come venivano allora definiti gli studiosi, in rappresentanza di tutte le discipline scientifiche e artistiche.

Dopo la battaglia delle Piramidi con la quale i Francesi conquistarono Il Cairo, il 22 agosto (5 fructidor anno VI) Napoleone emise un decreto per la fondazione a Il Cairo di un organismo simile a quello esistente a Parigi e con la medesima struttura, l’Institut d’Egypte (fig. 1).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 1. L’entrata dell’Institut d’Egypte a Il Cairo.

 

 

Il compito della sua creazione venne assegnato a Monge, Berthollet, Caffarelli e Dolomieu, che potevano considerarsi i membri più autorevoli della Commissione per le Scienze ed Arti, appositamente creata; a Baptiste Fourier, allora non ancora noto per i suoi studi sull’analisi matematica, venne dato l’incarico di segretario permanente.

L’istituto era formato da quattro sezioni: Matematica, Fisica e Storia naturale, Economia politica e Letteratura e Belle Arti3. La sede venne fissata nel palazzo appartenuto a Hassan Kashif e nel giardino di Qassim Bey, nei sobborghi del Cairo. L’edi- ficio infatti era abbastanza grande da ospitare la biblioteca, i laboratori, gli oggetti arte che si sarebbero rinvenuti, mentre la sala dell’harem venne usata per le riunioni (fig. 2)4.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 2. J.G. Protain, Napoleone riceve gli studiosi nella sala delle riunoni all’Institut d’Egypte, disegno.

 

 

Il compito degli studiosi al seguito della spedizione napoleonica, i migliori dei quali divennero membri dell’Institut, era quello di studiare l’Egitto sia antico, attraverso lo studio dei resti dei monumenti, che moderno. Fu durante una di queste riunioni che venne letta la prima relazione ad opera dell’ingegner Michel Ange Lacret, sulla stele scoperta da un ufficiale di nome Bouchard nella città di Rashid, nota come Rosetta5.

Tra i savants facenti parte della Commissione di Scienze ed Arti vi era anche l’architetto Jean Baptiste Lepère6 che divenne membro dell’Institut d’Egypte il 1 dicembre 1798, nella sezione Arte e Letteratura al quale, al momento della costi- tuzione dell’Istituto d’Egitto, venne offerta questa medaglia (fig. 3).

Fig. 3. La medaglia offerta a Lepère, Castiglion Fiorentino, Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica.

D/ INSTITUT NATIONAL DES SCIENCES ET ARTS; busto di Atena a destra. Essa porta sulla testa un elmo corinzio ruotato indietro sulla nuca che, nello spazio al disotto delle aperture per gli occhi, reca incisa una testa di ariete e, sulla sommità, una civetta. La dea indossa l’egida sulla quale vi è una testa di Gorgone. Sotto il taglio del busto R. DUMAREST. Sotto, nel giro, CONSTITUTION ART L XXXVIII.

R/ Nel campo, delimitato da un cerchio, J.B.LEPERE/DE LINSTITUT/D’EGYPTE; intorno due rami di alloro legati in basso; in alto una stella.

Incisore: Ramberg Dumarest Argento, Ø 39 mm

Bibl.: Hennin, vol. I, 727 e tav. 73 (ma con art. CCLXXXXVIII).

A ricordo di tale evento vennero utilizzate le stesse medaglie create per l’Institut National de France (fig. 4).

 

 

 

 

 

 

Fig. 4. La medaglia offerta a Crucy, socio dell’Institut National de France.

 

Durante la Repubblica, gli esemplari distribuiti a ricordo della fondazione dell’Istituto parigino recavano, sotto il busto di Minerva, il numero ccclxxxxviii che indicava l’articolo della Costituzione che sanciva la sua creazione.

Sotto il Consolato, sulle medaglie distribuite ai nuovi membri venne inciso il numero lxxxviii riferentesi all’articolo 88 della costituzione dell’anno 8 relativo all’Institut National.

Jean Baptiste Lepère (fig. 5) era un architetto francese che divenne famoso in Francia per l’attività svolta durante l’Impero7.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 5. M.J. Blondel, Ritratto di Jean Bap- tiste Lepère.

 

 

Nato a Parigi nel 1763, appena diciassettenne si recò in sud America per lavorare a Santo Domingo.

Nel 1790 tornò a Parigi, città dalla quale ripartì sei anni dopo per allestire una fonderia di cannoni a Costantinopoli. Dopo aver viaggiato in Turchia, in Dalmazia e nell’Italia meridionale, il suo spirito avventuroso lo spinse a far parte della spedizione napoleonica.

 

 

FINE PRIMA PARTE

 

 

NOTE:

1 I luoghi visitati vennero descritti in due volumi dal titolo Voyage en Syrie et en Egypte, pendant les années 1783, 1784 et 1785, pubblicati a Parigi nel 1787. Questa opera prima delle conoscenze acquisite con la spedizione napoleonica era considerata la migliore illustrazione dell’Egitto e della Siria ottomana. In essa vengono descritti i monumenti antichi, le abitudini degli abitanti e la situazione geografica e commerciale di questo paese africano.

2 Proprio per l’antichità della sua civiltà, l’Egitto veniva considerato il luogo di origine della saggezza e della scienza antica; secondo molti studiosi i geroglifici rappresentavano «la saggezza neoplatonica» e i farmacisti, ritenendo che le mummie avessero poteri curativi, ne usavano i frammenti come farmaci (Fourier, pp. 25-38).

 

Cfr. Beaucour, pp. 11-13. Tra i membri dell’Institut vi fu anche un italiano, Bernardino Drovetti. Ufficiale dell’armata napoleonica, al rientro delle truppe in patria rimase in Egitto come plenipoten- ziario degli affari francesi ad Alessandria e poi in qualità di console francese. Ap- passionato di antichità, raccolse un gran numero di reperti provenienti dagli scavi a Tebe. Alla morte di Drovetti, nel 1829, questa collezione venne acquistata dal re di Sardegna e andò a costituire il nucleo del Museo Egizio d Torino (Ca- valiero, p. 133; Rideley; Seita).

4  Roberts, p. 198; Geoffry Saint Hilaire, lettera XVII Saint Hilaire a Jussieu, in data 23 agosto 1798, pp. 73-75.

5  Cfr. Beaucour.

6  Villiers du Terrage, pp. 82 e 340.

 

Per la sua biografia cfr. Galimard; Dictionnaire des Architectes, Paris 2016, s.v., e la voce Lepère di J.S. Curl, in A Dictionary of Architecture and Landscape Architecture, Oxford 2006.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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