LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

 

 

 

 

L’EDUCAZIONE FEMMINILE DURANTE LA RIVOLUZIONE E L’IMPERO:

LA SCUOLA DI MADAME JEANNE PINON A PARIGI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una recente acquisizione del Medagliere Napoleonico, ci permette di affrontare il tema dell’educazione dei giovani, ed in particolar modo, delle ragazze, durante gli anni della rivoluzione prima e dell’impero napoleonico poi.

Si tratta infatti di una medaglia premio rilasciata nell’estate del 1813, ad una giovinetta di nome Adele Allard allieva di una delle molte scuole private presenti in Francia in quel periodo, quella di Madame Pinon.

Prima di tutto è necessario chiarire il contesto storico e normativo vigente in materia d’istruzione, partendo dalla constatazione che i rivolgimenti conseguenti alla presa della Bastiglia, ebbero un effetto particolarmente dirompente in questo campo in conseguenza della nazionalizzazione dei beni del clero prima e della chiusura degli ordini religiosi dopo.

In effetti, per molti secoli prima del 1789, l’educazione delle giovani generazioni non era mai stata una questione d’interesse statale venendo completamente rimessa all’iniziativa delle singole famiglie nel caso della nobiltà più facoltosa, o della Chiesa in tutte le sue ramificazioni, in quello del popolo minuto. Se infatti da una parte, le grandi casate nobiliari si affidavano ad una schiera di precettori, spesso anch’essi provenienti dal clero, di prestigio e costo variabile in base alle differenti disponibilità delle varie famiglie, dall’altra, ad una numerosa pletora di maestri di campagna o di istituti religiosi, si affidava l’istruzione minima di base dei giovani popolani.

E’ chiaro che il livello d’istruzione garantito non fosse uniforme e che si conformasse alle aspettative di un futuro ben diverso fra i rampolli nobiliari, a cui per diritto di nascita sarebbero toccate, un giorno, posizioni di comando nell’apparato statale, ed i figli di contadini, artigiani o piccoli commercianti a cui si riteneva sarebbero bastate solo nozioni minime di matematica e lingua francese necessarie all’espletamento delle loro future attività lavorative.

All’interno di questo quadro, si pone in modo del tutto particolare, l’istruzione delle giovani ragazze la cui formazione risultava di ancor minore interesse.  Nel loro caso infatti, giovani nobili e giovani popolane, erano accomunate dal fatto di essere destinate, sin dalla nascita, ad un futuro ancora più predeterminato e dagli orizzonti più che ristretti. In entrambi i casi infatti la ragazza non doveva ambire ad altro se non diventare una buona moglie, una madre prolifica ed attenta oltre che una competente amministratrice della casa. Chiaramente questi obiettivi comuni assumevano declinazioni ben diverse fra giovani ricche e campagnole, dovendo le prime sapersi muovere nei salotti più in vista della capitale e le seconde essere in grado di far sopravvivere l’intera famiglia con le risorse spesso minime che riusciva a portare il marito. In entrambi i casi però un elemento fondamentale che non doveva mancare nell’istruzione di una giovinetta, era la formazione religiosa intesa però non in senso particolarmente mistico o teologico ma come abitudine alla mansuetudine, alla fedele sottomissione all’autorità paterna prima ed a quella maritale dopo ed al rispetto di tutta una serie di convenzioni sociali ruotanti sul concetto della purezza di una buona cristiana (cattolica o protestante che fosse). Tutto ciò comportava un “piano di studi” ben determinato e del tutto coerente con gli obbiettivi sopra indicati ed in cui spiccava come materia fondamentale, l’insegnamento dei precetti religiosi e morali a cui seguivano l’istruzione ai lavori domestici e solo in ultima istanza veniva un minimo di istruzione letteraria e matematica necessarie per le attività quotidiane di tutti i giorni come firmare un qualche documento (in primo luogo il contratto di matrimonio) o provvedere alle piccole spese per il sostentamento giornaliero della famiglia.

Anche per le nobili ragazze non si prevedevano studi particolarmente approfonditi in quanto si riteneva che un’eccessiva loro educazione, le avrebbe rese meno docili e quindi meno interessanti per i futuri pretendenti che, anzi, dovevano essere affascinati da uno charme oggetto di un continuo addestramento tramite lo studio della danza, del disegno o dell’arte della conversazione. In alcuni casi, non frequentissimi, uno spazio importante poteva avere anche l’insegnamento delle lingue come l’italiano, l’inglese o il tedesco, utile a facilitare eventuali matrimoni d’interesse con casate “cugine” di altra nazionalità.

Allo scoppio della rivoluzione era questa la situazione, esistente già da secoli, in cui si trovavano le giovani francesi. Al riguardo è interessante notare come solo in pochissimi cahiers de dolèances, il tema dell’educazione dei giovani e delle ragazze in particolar modo, venisse sollevato a dimostrazione di come in tutti gli strati della società questa arretratezza non fosse percepita come tale. Ed in effetti, i nuovi governanti poco si interessano alla questione, se non nel come gestire il pressoché totale azzeramento del servizio a seguito della costituzione civile del clero e della soppressione degli ordini religiosi che comportarono non solo la chiusura di tutti gli istituti d’istruzione presenti nel territorio, ma anche la persecuzione dei molti insegnanti appartenenti agli ordini religiosi che si erano rifiutati di aderire al giuramento costituzionale, così come la fuga in massa all’estero di molti altri di loro, insieme alle famiglie nobiliari di cui erano al servizio.

Questo disinteresse si amplificò ancora di più sotto il terrore ed è solo dopo il colpo di stato di Termidoro che in una Francia in via di pacificazione, si poté riprendere in considerazione la questione di come assicurare un minimo d’istruzione alle nuove generazioni.

La situazione che venne però adottata, non fu molto innovativa a dimostrazione, ancora una volta, dello scarso interesse che la questione rivestiva per i nuovi governanti. La soluzione fu infatti quella di ritornare al modello precedente di una istruzione delegata a terzi soggetti laici o religiosi che fossero. Vi fu quindi tutto un florilegio di scuole private ed istituzioni religiose vocate all’istruzione che, sfruttando gli enormi vantaggi di una massa di beni immobiliari disponibili sul mercato a prezzi più che vantaggiosi, poterono aprire o riaprire dopo la tempesta della rivoluzione. La situazione rimase tale anche nel periodo napoleonico in cui l’interesse del governo si concentrò prevalentemente sull’alta istruzione, con l’istituzione dei licei e dell’università imperiale, entrambi finalizzati alla formazione di quadri dirigenti dell’imponente macchina amministrativa napoleonica.

Tanto l’istruzione di base nelle campagne che quella femminile in genere, rimasero legate a singole iniziative, religiose in alcuni casi grazie al concordato del 1801, o private come quella della famosissima scuola di Madame Campan a cui furono affidate le figlie delle principali case della nuova nobiltà imperiale.

In questo contesto si pone anche la scuola di Madame Jeanne Pinon da cui proviene la medaglia custodita presso il Medagliere.

Di questo personaggio purtroppo non sappiamo molto se non quello che riusciamo a ricavare dalla corrispondenza intrattenuta con un importante insegnante del tempo, l’Abate Sicard e da quella intrattenuta alcuni anni dopo con la figlia Rose di cui più avanti racconteremo la storia davvero incredibile.

 

 

 

 

 

 

 

La stretta relazione epistolare con l’Abate Sicard, è però rivelatrice di molti dettagli che ci permettono di capire come Madame Pinon fosse un’insegnante di tutto rispetto. Costui infatti non era una persona qualunque bensì uno dei più eminenti studiosi dei metodi d’insegnamento per le persone affette da sordità.

Sin dal 1786 era infatti il direttore della scuola per sordi di Bordeaux e, a partire dal 1789, aveva assunto lo stesso incarico presso la scuola centrale per sordi di Parigi, come successore del famoso Abate de l’Epée che l’aveva fondata anni addietro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se tutto ciò non fosse sufficiente per comprenderne lo spessore culturale, vi è da ricordare anche che grazie ai suoi studi sull’insegnamento della lingua francese ai non udenti, nel 1803 l’Abate Sicard venne ammesso alla Académie Française ovvero una sorta di Accademia del Crusca transalpina.

Tornando invece a Madame Pinon, sappiamo per certo che la sua famiglia provenisse dalla regione dell’Yonne a sud di Parigi, perché nel 1794 vi nacque, precisamente a Saint-Julien-du-Sault, la figlia Rose. Non sappiamo invece quando e perché la famiglia si trasferì nella capitale. E’ certo però che a partire quantomeno dal 1802 la famiglia si trovasse a Parigi dove, nel 1803 Madame Pinon, da poco rimasta vedova, decise di aprire una scuola per ragazze con annesso pensionato. Ne abbiamo notizia proprio in una lettera dell’agosto 1803 in cui l’Abate Sicard le offre un prestito di 500 franchi necessari per avviare il progetto che le permetterà di gestire un collegio in grado di ospitare fino a quaranta pensionanti.

Su questo punto, si pone però un elemento di mistero in quanto nell’esergo del diritto della medaglia che ha dato origine a questo studio, si trova la seguente legenda: “Institution de Mad.e Pinon. 1798.” che sembrerebbe contraddire quanto scritto dall’Abate Sicard. Forse in realtà la verità sta nel mezzo nel senso che probabilmente Jeanne Pinon stesse già svolgendo la sua attività d’insegnamento probabilmente in una struttura priva di pensionato e che, alla morte del marito e grazie all’aiuto economico dell’Abate, abbia deciso di ingrandirla attraverso la creazione di un vero e proprio collegio con studentesse a pensione.

Effettivamente già pochi mesi dopo l’apertura, la scuola è già pienamente operativa come dimostrano le parole entusiaste di elogio che le riserva l’Abate Sicard in una lettera della fine di novembre dello stesso anno ed in cui costui elogia “quanto siano fortunate quelle ragazze affidate alla migliore delle madri, la più zelante delle insegnanti, dotata non solo della più completa istruzione ma della ancora più rara capacità di comunicarla alle sue allieve”.

E’ quindi chiaro che Madame Pinon non si sia improvvisata insegnante dall’oggi al domani in conseguenza dell’improvviso stato di vedovanza e delle conseguenti difficoltà economiche in cui si trovava, ma che avesse già un nome ed una reputazione di grande preparazione, rettitudine morale e profonda religiosità, che le permisero di ottenere successo in brevissimo tempo.

Anche la nostra medaglia ci mostra come questa istituzione privata fosse ben avviata; lo possiamo infatti desumere dalle sue stesse caratteristiche tecniche. Siamo infatti di fronte ad una medaglia in argento, quindi con un suo valore intrinseco e di non piccole dimensioni (40mm). Ciò che però la rende ancora più significativa, è il fatto che sia un modello originale e che sia coniata.

Molto spesso infatti, le istituzioni private o le associazioni che volessero conferire delle medaglie premio, acquistavano presso il negozio della Zecca di Parigi, degli esemplari che potremmo definire standard (spesso riportanti sul diritto il busto dell’Imperatore oppure soggetti allegorici attinenti all’attività del soggetto emittente o al tema oggetto della premiazione) sul cui rovescio facevano incidere a bulino il nome del destinatario, la data e, talvolta, la stessa motivazione.

 

 

 

 

 

Era questa una modalità chiaramente più semplice ed economicamente meno impegnativa della progettazione e della coniazione ex novo di una medaglia premio “personalizzata” come è quella della scuola di Madame Pinon per la cui produzione doveva essere comunque coinvolta la Zecca (unico stabilimento in Francia abilitato per legge alla coniazione di medaglie) con notevoli costi di ideazione e di produzione oltre che presumibili tirature minime richieste. Sebbene quest’ultimo aspetto sembri essere sconfessato dall’apparente assenza di altri esemplari né sul mercato collezionistico né nelle collezioni dei principali musei numismatici, che si sia di fronte una produzione ad hoc, è dimostrato anche dalla stessa iconografia rappresentata sul suo dritto in cui sono chiaramente raffigurate le materie oggetto d’insegnamento nella scuola. E’ facile notare come tali materie siano perfettamente corrispondenti con i canoni didattici descritti in precedenza: abbiamo infatti una lira ed un libro con dei pentagrammi a significare la musica, un busto a per la scultura, un compasso ed altri strumenti per la pittura, una corona di fiori probabilmente per la poesia, un telaio per il cucito oltre che un mappamondo per la geografia e dei testi chiusi probabilmente rappresentativi delle belle lettere in genere. Si può quindi immaginare che con questo “Prix d’Honneur” assegnato alla giovane Adele Allard, di cui purtroppo non siamo riusciti a reperire alcuna notizia, la si volesse premiare per gli ottimi risultati ottenuti complessivamente nel suo percorso di studi.

Che la scuola ebbe successo, è dimostrato anche dalla data incisa sulla medaglia, ovvero il 1813 cioè ben dieci anni dopo la sua fondazione o quantomeno trasformazione in collegio a tutti gli effetti.

In quel periodo, fra le quaranta allieve, ve era una speciale: Rose, la figlia di Madame Pinon.

Grazie alla sua vita a dir poco avventurosa, di lei abbiamo molte più notizie che della madre e dai suoi diari possiamo anche ricavare ulteriori dettagli sulla vita nel collegio materno e sugli studi che vi venivano impartiti. Vi sono infatti frequenti riferimenti ai grandi letterati del tempo come Chateaubriand che probabilmente frequentavano il collegio, così come alle teorie di pensatori e filosofi studiati in quelle aule a dimostrazione di come la direttrice avesse come obiettivo non solo quello di crescere signorine a modo ma anche giovani donne sufficientemente colte e curiose dell’umanità e del mondo in senso lato.

Che da questo punto di vista i suoi metodi fossero giusti, ne è dimostrazione la figlia che è passata alla storia come la prima donna al mondo a registrare nei suoi diari la circumnavigazione del globo compiuta, a bordo della nave Uranie, con il marito negli anni fra il 1817 ed il 1820.

Il racconto di questo viaggio scientifico, inizialmente intrapreso in una nave da guerra della marina francese dopo essersi camuffata da uomo per aggirare il divieto di ospitare donne a bordo, mostra la sua estrema curiosità e passione per il naturalismo oltre che un’estrema familiarità con il metodo scientifico che deve aver sicuramente sviluppato proprio negli di studio presso il collegio della madre.

Il viaggio terminò in malo modo con l’affondamento della nave presso le isole Falkland; ciò nonostante il naufragio non le impedì di salvare non solo una grande quantità di campioni naturalistici raccolti in tutto il mondo, ma anche i suoi preziosissimi diari che rimasero inediti per oltre un secolo.

 

 

La storia di Rose e del marito, Louis de Freycinet, ufficiale della marina che aveva in passato navigato con esploratori mitici come Nicholas Baudin, meriterebbe di essere raccontata nei minimi dettagli e forse lo sarà anche fatto in una delle nostre prossime Storie Napoleoniche.

Per ora siamo felici di aver soffiato via la polvere del tempo dal nome di Madame Jeanne Pinon e della sua scuola grazie ad un altro dei nostri piccoli testimoni della storia.

 

 

Alain Borghini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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