LE GRANDI STORIE DEL MEDAGLIERE

 

 

Il patriota Francois Palloy

 

3^ ed ultima parte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le medaglie di Palloy sono oggigiorno molto ambite dai collezionisti tanto di medaglie storiche quanto di cimeli rivoluzionari; la loro natura di vere e proprie reliquie di quegli anni, fornisce loro un’aura di fascino unica.

Del resto fu lo stesso autore a volere che avessero questa natura. In molti esemplari infatti l’incisore ha fatto specifica menzione sulle legende (i testi riportati sui lati della scena raffigurata nella medaglia) della straordinaria provenienza del metallo impiegato: “ce métal provient des veroux de la Bastille”, “ce métal vient des chaines du pont levi de la Bastille”, ce fer vient d’un des carcans de a Bastille” etc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci si potrebbe domandare quanto sia stato sincero Palloy nell’indicare il metallo utilizzato per la loro realizzazione. Si potrebbe pensare che, una volta compresa la bramosia dei contemporanei a conservare questo tipo di reliquie, Palloy abbia sfruttato la cosa a prescindere dall’effettiva origine del metallo impiegato. In realtà invece, dalla lettura di una parte della sua corrispondenza, si evince la sua estrema ortodossia in merito tanto da arrivare per esempio a richiedere ed ottenere dall’amministrazione della prigione in cui aveva passato ingiustamente 4 mesi nel 1794, di acquistare una barra di ferro della sua cella, in cambio della sostituzione a proprie spese solo al fine di utilizzarla per la produzione di una medaglia celebrativa del 9 termidoro (la fine del periodo del terrore con la caduta di Robespierre).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le medaglie di Palloy sono poi molto originali anche per le loro stesse fattezze. Non sono infatti costituite dal classico tondello di metallo (bronzo, rame o argento) che costituisce tipicamente le medaglie commemorative, bensì da due sottili lamine di metallo (più frequentemente ferro) tenute insieme da un cerchio normalmente in ottone. E’ molto probabile che questa soluzione sia stata più obbligata che voluta nel senso che Palloy non poté avere a disposizione strumenti e macchinari espressamente dedicati alla produzione di medaglie vere e proprie. L’utilizzo di materiali “poveri” e poco adatti allo scopo come il ferro e l’assenza di veri e propri bilancieri (macchinari utilizzati presso le Zecche in grado di sprigionare una pressione meccanica tale da lasciare l’impronta sul tondello di metallo), lo deve aver costretto ad utilizzare una soluzione non convenzionale ma altrettanto originale. La scarsità dei documenti in merito, mette in diritto di immaginare che la produzione di tali souvenir sia stata commissionata per esempio a delle officine prestate all’uopo. In quegli anni non fu infrequente la produzione di piccole medaglie o gettoni da parte di artigiani specializzati nella produzione di bottoni. Questi ultimi infatti venivano realizzati con un metodo molto simile alla coniazione che quindi si prestava molto bene alla realizzazione di piccoli oggetti metallici come erano le medaglie di Palloy. Soltanto relativamente alla sua più famosa medaglia, quella commemorativa della presa della Bastiglia, gli archivi della Biblioteca storica della Città di Parigi, conservano un preziosissimo documento ovvero il contratto di commessa di cinquecento esemplari affidato all’incisore Philippe Moisson.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si ha quindi conferma di come i suoi interlocutori fossero soggetti “prestati” alla causa e non maestranze specializzate in questo tipo di lavori, così come sembrerebbero dimostrare anche altri brani della sua corrispondenza in cui si trovano contatti con gioiellieri e bigiottieri. Le tirature di cui aveva bisogno erano comunque sempre abbastanza contenute (mai superiori a milleduecento esemplari) rendendo le commesse sostenibili per gli artigiani incaricati.

Nel caso del Moisson di cui sopra, l’incisore ebbe 3 settimane per realizzare le cinquecento medaglie commissionategli.

L’estrema artigianalità di queste produzioni è dimostrata anche dalla grande variabilità di dimensioni e soprattutto di abbinamenti fra le lamine costituenti i diritti e i rovesci di medaglie diverse. Questa loro grande variabilità crea non pochi problemi ai collezionisti ed agli studiosi che non hanno grandi punti di riferimento a cui affidarsi nella valutazione di un esemplare.

Da un punto di vista prettamente artistico, la sua produzione non desta certo particolare impressione tanto da aver indotto molti a definirle “medaglie popolari”.

La veridicità o meno di questa asserzione dipende molto dal significato che le si va ad attribuire. Se con l’aggettivo popolare si intende una produzione non finalizzata a raggiungere livelli artistici particolarmente alti, effettivamente queste medaglie non nacquero con questo scopo avendo il loro punto di forza nell’origine dei metalli impiegati e nel loro valore altamente simbolico. Se invece per medaglia popolare si intende una medaglia destinata ad essere diffusa in larga scala presso il grande pubblico, le medaglie di Palloy, tali non furono viste le loro ridotte tirature e la loro distribuzione quasi esclusivamente per via di omaggio diretto da Palloy ai singoli destinatari.

Degna di una menzione speciale è l’ultima medaglia fatta coniare nel 1795 per commemorare da un lato la figura del commissario in missione Le Tellier suicidatosi perché incapace di portare a termine la missione assegnatagli dalla Convenzione a Chartres e dall’altra per celebrare la vittoria della Convenzione sulla rivolta realista del 13 vendemmiaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A parte questioni di carattere prettamente collezionistico come il fatto di essere ritenuta una delle più rare delle serie in quanto coniata in una tiratura inferiore a milleduecento esemplari, ciò che la rende particolare è il fatto che uno dei due eventi commemorati vede come suo protagonista un personaggio cresciuto nella Rivoluzione e che, proprio in questa occasione, entra di forza sulla scena della storia di Francia e d’Europa ovvero il cd. Generale Mitraglia, non altri che il giovane Napoleone Buonaparte.

Andando per ordine si deve però meglio capire l’intento di Palloy allorché decise di buttarsi in questa nuova impresa “numismatica”. Prima di tutto si deve ricordare che in pieno terrore anche lui, persi i suoi agganci al vertice, si vide sottoposto a processo ed incarcerato per quattro mesi. Da quel momento la sua attività di produzione di souvenir storici venne praticamente a cessare salvo riprendere vigore per i suoi due ultimi pezzi: il primo è quello relativo al colpo di stato di Termidoro e alla caduta di Robespierre in cui volle commemorare anche il suo periodo di ingiusta detenzione (visto come espressione delle aberrazioni del governo dell’incorruttibile) ed il secondo è quello in questione.

In entrambi questi due pezzi la formula vincente usata per molti degli esemplari precedenti, viene ancora una volta impiegata. Alla medaglia si fornisce un valore aggiunto tutto particolare grazie all’impiego di materiali estremamente evocativi e simbolici.

Per la medaglia di Termidoro, come già visto in precedenza, riuscì addirittura ad acquistare una barra di ferro della sua cella all’interno del carcere de la Force (prigione di infausta celebrità per il grande numero di prigionieri, anche eccellenti ospitati negli anni del terrore), con cui celebrare la vittoria della virtù e della luce sul buio del governo terroristico del Comitato di Salute Pubblica. Per la seconda si tratta invece delle palle di moschetto sparate contro gli insorti realisti, dalla Guardia disposta a difesa della Convenzione sui gradini della chiesa di Saint Roch.

Palloy quindi volle, per l’ennesima volta, trovare degli oggetti dotati di un marcato simbolismo rendendoli quasi dei talismani pro rivoluzione. Nel caso di quest’ultima medaglia la simbologia è addirittura duplice. Sul diritto infatti venne raffigurato un cd. martire della Rivoluzione; Le Tellier infatti era stato inviato per conto della Convenzione a Chartres al fine di riportare la città all’interno dei principi rivoluzionari. La città infatti aveva manifestato in modo anche violento una sorta di favore nei confronti della causa realista.

Il commissario in missione, sin dal suo arrivo, si trovò di fronte ad una popolazione incontrollabile e totalmente impermeabile alle sue parole tanto da trovarsi più volte in pericolo di vita. Il 17 settembre 1795, giunto alla conclusione di non essere in grado di portare a termine la sua missione e provando un insostenibile senso di vergogna nei confronti dei colleghi della Convenzione che avevano riposto la loro fiducia in lui, prese la fatale decisione di suicidarsi.

Sul rovescio invece Palloy decise di chiudere il cerchio sui pericoli che in quell’autunno 1795 la Rivoluzione ed i suoi frutti avevano corso, celebrando lo scampato pericolo per la Convenzione e per il governo rivoluzionario. Effettivamente grande fu il pericolo che quella sommossa realista, scoppiata in un sobborgo parigino, aveva fatto correre ad un governo non particolarmente stabile, forte ed autorevole come era quello uscito dal colpo di stato di Termidoro quando Robespierre ed i sui collaboratori erano stato detronizzati e fisicamente eliminati.

Quel momento ha anche un’altra fondamentale valenza storica che, probabilmente, sfuggi a Palloy, ovvero quella di avere lanciato nel teatro della storia un personaggio che avrebbe cambiato l’Europa ovvero Napoleone Buonaparte.

La sommossa fu infatti sedata nel sangue da un giovane ufficiale di artiglieria che non si fece scrupoli di seguire alla lettera le indicazioni del Direttore Barras nel cui entourage il giovane Corso stava gravitando da qualche tempo. Di quella giornata, che all’epoca gli valse un poco lusinghiero soprannome: Generale Mitraglia, Napoleone non fu mai particolarmente fiero, quantomeno in pubblico, tanto che, per esempio, nella storia metallica della sua vita, commissionata a Vivant Denon, una volta divenuto imperatore, questo capitolo non fu minimamente menzionato.

Certo è però che, senza la geniale intuizione di Palloy di raccogliere da terra le palle sparate sulla folla, di questo oscuro ma fondamentale momento storico, non avremmo mai avuto una testimonianza così diretta.

 

Alain Borghini

 

 

 

 

 

 

 

 

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