LE STORIE NAPOLEONICHE

 

 

LUCIANO BONAPARTE ,

PRINCIPE DI CANINO

Mauro Marroni.

 

6^ parte

 

 

Sappiamo come Luciano fosse anche molto attento alla salvaguardia dei suoi interessi; quasi a voler tenere separato questo aspetto dai risvolti politici e affettivi delle querelles in corso, utilizzò la intermediazione del fratello Giuseppe perché Napoleone:

1-gli facesse pervenire i necessari passaporti (che arrivarono puntualmente, anche se contrassegnati da un’ultima punta di veleno: il passaporto di Alessandrina fu rilasciato “alla Sig.ra Jouberton”! (Thomas Iung, Lucien Bonaparte et ses mémoires, Charpentier Paris 1883 t.III p.158);

2-acquistasse in blocco l’intera sua collezione di opere d’arte (era una delle più importanti collezioni private: il prezzo richiesto da Luciano – e da altri stimato – era di due milioni di franchi!);

3-concedesse un vitalizio a Chatillon, Boyer (che lo avrebbero seguito in America) e lui medesimo. (Bibliotéque de l'institut M S 5670 n.10 in: Béatrice Edelein-Badie, La collection de tableaux de Lucien Bonaparte prince de Canino, Paris 1997).

 

Passò i primi mesi estivi a sistemare Villa Ruffinella e imballare mobili, opere d’arte e materiali da portare con se nel lungo viaggio: furono imbarcati beni per un peso complessivo di 33 tonnellate! (Bibl.Thiers fonds Masson F e N de Lucien B., 458. Edelein-Badie op.cit.); si trasferì poi a Canino dove, messe insieme le 41 persone che lo avrebbero seguito, fece gli ultimi preparativi prima della partenza.

Imbarcatosi a Civitavecchia con la famiglia, collaboratori e personale di servizio, fu però intercettato nella rada di Cagliari da una nave inglese e tratto in arresto: era pur sempre il fratello dell’odiato e temutissimo nemico!

Venne portato prima a Malta e quindi in Inghilterra dove, dichiarato “prisoner on parole” fu trattenuto, pur con tutti i riguardi, a Ludlow prima e quindi nella vicina Thorngrove, fino a quando, con Napoleone sconfitto e relegato all’Isola d’Elba, non gli fu consentito di ritornare alle sue case romane.

 

 

 

 

 

(Thorngrove, Worcestershire, Galles, Inghilterra. Foto M.Marroni).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Charles de Chatillon, Les Muses à Thorngrove – 7 janvier 1812. Archivio Padre Maurizio).

 

 

Le notizie della disfatta di Napoleone annunciarono a Luciano la fine della prigionia e la possibilità di tornare a casa e, nello stesso tempo, la rovinosa caduta del fratello e la sconfitta della Francia nata dalla Rivoluzione: non si festeggiò quel giorno nella casa di Thorngrove. Il primo atto ufficiale del Senatore fu quello di scrivere a Pio VII per mettersi nuovamente sotto la sua protezione chiarendo altresì i suoi sentimenti nei confronti del comune persecutore: “… Per quanto ingiustamente perseguitato dall’Imperatore, il colpo del destino che lo ha abbattuto non mi lascia indifferente. Ecco allora dopo dieci anni il primo momento in cui io mi sento suo fratello” (Artaud, Histoire du Pape Pie VII, in Fleuriot de Langle, Alexandrine Lucien Bonaparte princesse de Canino, Plon Paris 1939).

 

Avremo modo più avanti di esaminare più compiutamente il rapporto tra i due fratelli, il litigio che segnò così profondamente il destino di entrambi, l’amore fraterno che non fu mai messo in discussione. Un anticipo di questa complessità sta riassunto nella lettera che Luciano scrive al Papa, suo sovrano, amico e padre con il quale, prima ancora di usufruire nuovamente della sua protezione, sembra voler condividere, e anche mettere in chiaro, i suoi sentimenti.

 

Quando nel maggio del 1814 Luciano arrivò a Roma, si presentò subito al Papa che lo accolse molto affabilmente; lui ricambiò dedicando al Pontefice il poema che aveva finito di comporre durante la prigionia e stabilì un rapporto di amichevole confidenza con il Cardinale Pacca, Pro-Segretario di Stato, sostituto del Cardinale Consalvi inviato da Pio VII a Parigi prima e quindi a Vienna per seguire i lavori della Conferenza della Potenze Alleate.

Tutti reduci da un lungo, forzato esilio, tutti vittime delle insaziabili ambizioni dell’ex Imperatore, tutti finalmente di nuovo a casa.

Qui, fin da subito, Luciano si trovò a impersonare un ruolo piuttosto strano:

nemico dell’Imperatore? Sicuramente no: sono due fratelli corsi, non dimenticarlo mai!

Una spia dell’Imperatore? I suoi discorsi, i suoi scritti, il suo trascorso: tutto fa credere al suo sincero allontanamento dalle idee del temuto despota.

Personaggio facoltoso? Hanno fatto comodo i suoi soldi quando ha acquistato il feudo di Canino è vero, ma non fu una operazione più grande di altre.

Influente punto di riferimento? Sicuramente ha molte conoscenze e buoni rapporti: è pur sempre il fratello dell’Imperatore!

 

I contatti con la Segreteria di Stato erano diventati comunque costanti, informali, a volte amichevoli e ricambiati ai più alti livelli. Meno trasparente era invece il rapporto con il titolare della Segreteria, il Cardinale Consalvi che pure aveva a suo tempo espresso a Luciano sentimenti di grande amicizia (forse in troppo chiara sintonia con quelli del Pontefice, di cui si è detto). In quei mesi il Cardinale stava partecipando, tra Parigi e Vienna, alla conferenza delle potenze vincitrici e, nei giornalieri scambi di corrispondenza con il Pacca, suo sostituto a Roma, tra le informative di natura politica, trovarono posto anche quelle che riguardavano la possibile elevazione del Senatore Bonaparte a Principe Romano.

Nei confronti di Luciano il Consalvi non mostrò aperta avversione tant’è che, rispondendo da Parigi ad una sua lettera, si limita a prendere tempo in quanto in attesa “di maggiori dettagli” (Archivio Faina, Carte Bonaparte, I, CII, 4) ma, al contempo, rivolgendosi al suo Sostituto, sostiene pesantemente quanto sia forte la contrarietà del Re di Francia grandemente preoccupato che la “razza pessima” stesse pensando ad “un nuovo tentativo” per riprendere il potere (bisogna ricordare, al riguardo, che questa paura non si rivelò di certo infondata!).

Per motivazioni diverse il Cardinale Pacca non oppose invece resistenza al progressivo consolidarsi delle ragioni che avrebbero portato Pio VII alla decisione più favorevole per il Bonaparte. Come sempre accade nelle cose degli uomini, le ragioni personali (quali il mai celato contrasto tra il Segretario di Stato e il suo Sostituto da una parte e l’amicizia personale che legava il Pontefice a Luciano) si andarono a sommare alle considerazioni politiche. Il Pontefice doveva certo tenere in debito conto la grande opposizione del Re di Francia, (il quale aveva da poco recuperato il trono già usurpato dal fratello del candidato in questione) ma voleva anche mostrare chiaramente che dopo aver subito per dieci anni i soprusi dell’Imperatore non intendeva certo assoggettarsi alle nuove pressioni di un altro francese. E ancora: nel momento in cui lo Stato Pontificio sedeva al tavolo dei vincitori, privo del potere negoziale di chi la guerra l’ha vinta con le armi, anche la nomina di un principe poteva essere l’occasione per ribadire l’immutato diritto alla piena autonomia.

Ecco allora che potrebbe assumere una diversa valenza quella decisione apparentemente presa per ragioni personali e che ha lasciato spazio alle interpretazioni maliziose di chi, tra i tanti detrattori di Luciano, avrebbe voluto far discendere la decisione del Papa dalle sole sue insistenti richieste. Comunque, nonostante i non pochi pareri discordi, la freddezza di Consalvi e la ferma opposizione del Re di Francia, con Motu Proprio del 18 agosto 1814, il Papa elevò a principato la castellania di Canino e Luciano Bonaparte a Principe Romano:

 

 

PIUS PP.VII

R.mo Cardinal Bartolomeo Pacca Nostro Camerlengo.  Avendo il Nobil Uomo Luciano Bonaparte nativo di Corsica fissato da alcuni anni il suo domicilio in questa nostra alma Città di Roma con avervi fatto acquisto di vistose possidenze ed in specie della riguardevole Terra di Canino nella nostra Provincia del Patrimonio e formato così uno stato di rendite capace a sostenere qualunque splendido trattamento e nella determinazione manifestataci di vivere suddito nostro e di questa Santa Sede Apostolica; quindi avuto riguardo alla particolare predilezione ed al leale e sincero attaccamento che in varie occasioni egli ha dimostrato verso questa Santa Sede ed in particolar modo verso la Nostra Persona; seguendo le orme di altri Sommi Pontefici nostri predecessori che sono stati soliti di onorare con nobili distintivi coloro che forniti di personali virtù si sono resi benemeriti dei medesimi, siamo venuti nella determinazione di eriggere ed innalzare al titolo ed onore di Principato la succennata Terra di Canino e conferire così al medesimo Luciano Bonaparte ed a suoi eredi nella linea mascolina che avranno il possesso della terra medesima il titolo di Principe con tutti i privilegi, onori e prerogative annesse al titolo medesimo. Pertanto col presente Nostro Chirografo nel quale come se avessimo per espresso e di parola in parola inserto e registrato l’intero tenore degli istrumenti di acquisto della suddetta Terra di Canino e fatto dal medesimo Luciano a rogito del Segretario della nostra Camera Nicola Nardi sotto il giorno 27 febbraro 1808 come pure del chirografo del Ven. Innocenzo XI Nostro Predecessore segnato li 18 febraro 1672 sopra l’estinzione di simili titoli e di qualunque altra cosa necessaria da esprimersi e degna di special menzione e derogando noi colla suprema nostra autorità a qualunque cosa che facesse o potesse fare in contrario, di nostro motu proprio certa scienza e colla pienezza della nostra Pontificia Potestà ordiniamo a Voi, che senza pregiudizio di qualsisiano ragioni che potessero competere alla Nostra Camera o a qualunque Communità, Università, Luogo Pio ed altre qualsivogliano Persone tanto per lo passato quanto per il presente ed avvenire per qualunque causa e titolo benché qui non espresse e necessario d’esprimersi sopra la suddetta Terra di Canino ed i suoi annessi e senza la menoma innavazione e non altrimenti in nome Nostro e di questa Santa Sede eriggiate ed istituiate siccome eriggiamo ed istituiamo la suddetta Terra di Canino posta nella Nostra Provincia del Patrimonio col suo Territorio, Distretto e Giurisdizione come presentemente vi gode o vi potrà godere e senza che vi sia aumento o diminuzione di sorta alcuna in Nobile decoroso ed illustre Principato e rispettivo titolo in favore del suddetto Luciano Bonaparte suoi eredi nella linea mascolina che saranno Possessori pro tempore della suddetta Terra di Canino con tutti e singoli privilegi, facoltà, immunità, preminenze, favori, grazie, insegne, prerogative, indulti attualmente goduti e che si potranno godere da simili Titoli di Principato. Aggregando noi il suddetto Luciano Bonaparte e i suoi eredi nella linea mascolina che possederanno la suddetta Terra di Canino al numero e rango degli altri Nobili, Illustri ed antichi Principi; volendo Noi che in tutti e singoli Bandi, Editti e Reclami da farsi ed in tutte le Sezioni, Processioni, Adunanze, Feste publiche, Spettacoli ed altre simili Funzioni ed in qualsivogliono atti publici e privati siano chiamati, stimati e reputati per veri, reali e legittimi Principi e che così possano denominarsi, scriversi e farsi da altri nominare e reputare con facoltà di usare in ogni luogo publicamente, e privatamente le Armi, ed insegne solite portarsi, ed usarsi da simili Principi, di poter apporre nelle sue Armi la solita Corona dei Principi, e valersi delle suddette, ed altre qualsivogliano Insegne, Titoli, Privilegi, Immunità, prerogative, indulti ed altri privilegi come ne godono e ne potranno godere qualsivogliano altri Principi antichi, ed illustri, senza alcuna differenza; Ordinando a Voi, ed altri Chierici Presidenti della Nostra Camera presenti, e futuri, ed agli Abitanti, e dimoranti nella suddetta Terra di Canino, e sue adiacenze, ed annessi, e rispettivamente a tutti i Nostri Sudditi, che per veri, e legittimi Principi lo riconoscano, trattino, ed onorino, e li facciano con affetto trattare, ed onorare, e non permettano, che da alcuno sotto qualsivoglia pretesto siano turbati, e molestati nel pacifico uso, e godimento del titolo suddetto, e prerogative annesse al medesimo. In esecuzione pertanto del presente Nostro Chirografo né stipulerete l’opportuno Istrumento di Erezione in Titolo di Principato, e nell’Atto medesimo riceverete la prestazione del solito giuramento di fedeltà ed omaggio, né spedirete qualunque dichiarazione publica o privata, e farete tutt’altro che per la plenaria esecuzione di quanto sopra stimerete in qualunque modo espediente e necessario. Essendo così mente, e volontà Nostra espressa. Volendo, e decretando, che il presente Nostro Chirografo ammesso che sia e registrato in Camera, e nei suoi Libri a tenore della Bolla di Pio IV Nostro Predecessore da Magistrandis vaglia, e debba aver sempre il suo pieno effetto, esecuzione, e vigore colla semplice Nostra sottoscrizione, e che non si possa mai opporre di surrezione, edorrezzione, né di altro qualunque vizio, o difetto della Nostra Volontà, ed intenzione, e che così e non altrimenti debba sempre nelle cose premesse giudicarsi, definirsi, ed interpretarsi da qualunque Giudice, e Tribunale, benché Collegiale, e composto da Rmi Cardinali, togliendo Noi a ciascheduno di essi la facoltà di definire, giudicare, ed interpretare in contrario, e dichiarando fin da ora, e preventivamente nullo, irrito, ed invalido tutto ciò, che venisse in qualunque tempo giudicato, definito, ed interpretato contro la firma, e disposizione del presente Nostro Chirografo, ancorché non vi siano stati chiamati, né sentiti Monsignor Commissario della Nostra Camera, e qualunque altra Persona quanto si voglia privilegiata, che vi aveva, o pretendeva avervi diritto, o interesse di sorta alcuna; Nonostante la Costituzione del PP: Bonifacio VIII, l’accennato Chirografo del Ven. Innocenzo XI, e l’editto in sequela publicato li 21 giugno del sud.Anno 1672, la regola della Nostra Cancelleria de jure quesito non tollendo, ed altre qualsivogliano Costituzioni, ed Ordinazioni Apostoliche, Nostre, e dei Nostri Predecessori, Leggi, Statuti, Usi, consuetudini, Riforme, ed ogni altra cosa che facesse, o potesse fare in contrario, alle quali cose tutte, e singole avendone il tenore qui per espresso, e di parola in parola registrato, e supplendo Noi colla pienezza della Nostra Podestà a qualunque vizio, o difetto, quantunque sostanziale, e formale, che vi potesse essere intervenuto, e che potesse intervenire per questa sola volta, e per e per l’effetto soltanto della plenaria esecuzione di questo Nostro Chirografo ampiamente, ed espressamente deroghiamo. Dato dal Nostro Palazzo Apco Quirinale qto di 18 Agosto 1814

- PiusPP.VII–“.

(Archivio Apostolico Vaticano - Segreteria di Stato – Epoca Napoleonica – Italia 8 – Fasc.41).

 

 

 

Bibliografia:

 

David Lloyd, Dinham House, Ludlow, 1982.

Mauro Marroni, Luciano Bonaparte Principe di Canino, Tipografia Silvio Pellico, Montefiascone, 2012.

Barney Rolfe-Smith, A gilded cage,Ludlow, 2012.

Tencaioli O.F., Luciano Bonaparte a Malta, Ledda, 1934.

 

 

Fine Parte VI

Mauro Marroni

 

 

 

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