LE STORIE NAPOLEONICHE

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LUCIANO BONAPARTE ,

PRINCIPE DI CANINO

Mauro Marroni.

 

22^ parte

 

Incontrando peraltro notevoli difficoltà nel vendere i vasi ai prezzi che lui riteneva giustificati dal loro intrinseco valore, il Principe afflitto da una endemica e ormai preoccupante mancanza di liquidità, provò a far cassa utilizzando uno degli strumenti che meglio conosceva: la stampa.

Ottenuto l’imprimatur il 26 marzo 1830, fece stampare dalla Tipografia di Camillo Tosoni a Viterbo il nuovo catalogo “Museum Etrusque de Lucien Bonaparte Prince de Canino. Fouilles de 1828 à 1829. Vases peints avec inscriptions”; completato dalla lunga introduzione in cui sosteneva con grande passione l’origine italica dei reperti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo lavoro, che conteneva un primo inedito catalogo dei vasi, numerati dal n.11 al n.1900, con la puntuale descrizione del luogo di ritrovamento, delle misure e delle scene raffigurate, delle condizioni di conservazione, si interrompe con una nota finale dove l’Autore informava che era sua intenzione iniziale inserire nel lavoro i vasi fino al n.2308 ma che il rinvenimento nel frattempo intervenuto di numerosi e più importanti vasi con iscrizioni gli aveva fatto infine decidere di programmare la stampa di un secondo volume che sarebbe uscito in seguito.

Come allegato al Museum fa stampare e mettere in commercio un grande album (cm.56 x 77): “Vases Etrusques de Lucien Bonaparte Prince de Canino - 1^ et 2^ Livraisons” con sottotitolo: “Les planches lithographiées portent les mèmes numero que dans le texte in quarto où se trovent les illustrations. Le texte et les livraisons se vendent séparément chez les imprimeurs Mercurj et Robaglia à Rome, via del Corso N.90. Chez Piatti (1) à Florence et chez les principaux libraires et marchands d’estampes. Chaque livraison contient cinq planches de la meme grandeur et des memes teintes que les originaux. – 1830”. (2)

E’ la raccolta di litografie con dimensione di cm.60 x cm.80 che portano incise le indicazioni: “L.M.Valadier dis.”, “Lith. de S.E. le Prince de Canino”, “dirigée par L.Mandolini” e impresso a secco lo stemma gentilizio di Luciano Bonaparte.

Si tratta quindi delle stampe litografiche dei disegni originali di Luigi Maria Valadier, eseguite, dietro commissione del Principe di Canino, dal Mandolini in quello che fu uno dei primissimi laboratori operanti a Roma. Su molte di esse, evidentemente a cura di qualcuno di casa Bonaparte, furono impressi, con timbro a secco, gli stemmi di Luciano. Le due serie, di n.5 stampe ciascuna, erano raccolte in una grande cartella che reca sul frontespizio

le seguenti indicazioni:

 

VASES   ETRUSQUES    de    LUCIEN    BONAPARTE PRINCE DE CANINO 1 et 2 Livraisons.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le tavole numerate portano gli stessi numeri che Il testo in quarto dove si trovano le illustrazioni. Il testo e le raccolte si vendono separatamente presso gli stampatori Mercuri e Robaglia a Roma, Via del Corso n.90 presso Piatti a Firenze e presso le principali librerie e negozi di stampe. Ogni raccolta contiene cinque stampe della stessa grandezza e degli stessi colori degli originali.

Le indicazioni che appaiono sulle litografie non sono omogenee; in genere le stampe sono contraddistinte da un numero consecutivo, apposto manualmente dopo la stampigliatura “Pl” (plance). Con un numero a stampa preceduto da “N.” si richiama la numerazione originaria del “Museum Etrusque” e tale corrispondenza è valida anche per il titolo o nome che Luciano ha attribuito ad ogni singolo vaso. Accanto al disegno posto in evidenza e colorato dei colori originali, la riproduzione, in scala, del vaso intero.

La disomogeneità delle stampe è naturalmente dovuta alla laboriosissima opera di stampa che comportava un notevole margine di errore e conseguenti scarti specie nei successivi passaggi di colore. Le copie non utilizzabili per il passaggio successivo venivano scartate o consegnate al committente con impresso un solo colore (in genere il nero). Presso il Museo Claudio Faina di Orvieto, che possiede la più ampia collezione di stampe, esistono anche molte di queste “prove”.

Riportiamo, di seguito, le singole litografie finalmente accompagnate dalla didascalia che loro compete: la descrizione che Luciano Bonaparte ne fa su “Museum Etrusque”. (dalla prima traduzione in italiano di Francesco Menghini, pubblicata a puntate su “Canino 2008” da settembre 2009 a febbraio 2013).

 

 

N.535 - L’ALLEANZA

 

 

 

 

Piccolo vaso intatto a un’ansa, figure nere e bianche; alt. 11 once; circ. 2 palmi, grandezza delle fig. 5 once. Cuccumella, fam. Fepia, gennaio 1829.

Una matrona coperta d’un velo e da un lungo mantello, con un cane ai suoi piedi è stante fra due guerrieri armati di tutto punto; lo scudo di un guerriero porta per emblema una gamba umana, e si vede un corno potorio sullo scudo dell’altro guerriero; la matrona tiene nella mano destra un fiore di Loto o piuttosto di Colocasia: vedete la memoria di Mahudel e il n. 1 della seconda tavola nel terzo volume dell’Accademia delle Iscrizioni, pag, 187.

 

N. 1498 - IL LUCUMONE

Piccolo vaso intatto a un’ansa, fig. nere e bianche. Alt. 11 once; circonf. 2 palm. grandezza delle fig. 5 once. Cuccumella, fam. Fepia, marzo 1829.

Un vecchio Lucumone seduto su un blocco tiene nella mano destra un grande scettro; la barba è bianca come i lunghi capelli che gli cadono sulle spalle; è avviluppato in un ricco mantello dalle larghe pieghe; un guerriero a cavallo si è fermato di fronte al Lucumone, e abbassa davanti a lui la punta della lancia; un vegliardo barbuto e paludato è in piedi dietro il guerriero, e tiene una lancia nella mano destra.

 

N. 542 - IL GENIO D’ITALIA

 

 

Grande vaso intatto a due anse, figure gialle; alt. 2 palmi; circ. 5 palmi; grandezza delle figure 1 palmo: Cavalupo, fam. Larthia, gennaio 1829.

Nel primo riquadro un giovane toro coronato di fiori e di una forma ideale si abbevera in un’urna rotonda di metallo; dietro il toro si alza un tripode; una giovane donna alata, la testa cinta di un diadema, tiene fra le mani un vaso da cui si versa nell’urna il liquido o l’ambrosia; dall’altro lato del tripode una seconda ninfa ammantata tiene nelle mani una lunga striscia.

La donna alata che nutre il toro ci sembra l’allegoria del Genio di Vitulonia nutrice; si sa che questa vecchia capitale dell’impero etrusco secondo molti autori avrebbe dato il suo nome di Vitalia o Italia alla penisola, e fra le etimologie del nome d’Italia, si può molto verosimilmente adottare quello che si basa sul nome di Italos, che indica l’abbondanza degli armenti e la fertilità dei pascoli; nessuna parte della penisola risponde meglio a questa etimologia quanto la nostra maremma, tanto per la descrizione che per il nome di Vitulonia. La striscia che la seconda ninfa tiene nelle sue mani può indicare il legame che conduce gli animali selvaggi allo stato domestico, e può così fare allusione alla prima civilizzazione dell’Italia.

 

IL GENIO D’ITALIA

 

 

 

 

 

Nel secondo riquadro un uomo barbuto nella piena maturità, coperto di un lungo mantello e il braccio destro appoggiato su una lancia è in piedi fra due giovani matrone vestite e coronate di fiori.

N. 771 – LA LIBAGIONE SACERDOTALE

Il vaso non è stato inserito in “Museum Etrusque”

 

 

N.546 – LE DUE TORCE

Piccolo vaso intatto a un’ansa, figura gialla; alt. 1 palmo e 4 once; circ. 2 palmi; grandezza della figura 6 once. Cavalupo, fam. Ania, gennaio 1829. Una giovane donna la fronte cinta da un diadema, i capelli intrecciati e pendenti sul petto e vestita d’un largo mantello, tiene in ciascuna mano una torcia accesa.

N. 1120 BIS - LA MORTE DI PATROCLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coppa a figure gialle; diam. 2 palm. Grandezza delle fig. 7 once. Cavalupo, fam. Minuca, marzo 1829. Nell’interno, Enea vestito di una tunica molto corta e la testa coperta da un elmo, porta nella mano destra un giavellotto e sostiene nella sinistra la lancia e lo scudo nel cui campo porta un leone.

 

 

N. 1120 BIS - LA MORTE DI PATROCLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’esterno si vede, da una parte Patroclo nudo riverso e morente sul campo di battaglia; Aiace e Diomede difendono il cadavere contro Enea e un altro guerriero.

La figura di Enea di questo riquadro porta il suo nome, come le altre quattro figure; e per quanto il guerriero dell’interno della coppa non abbia il nome, la similitudine del suo scudo con quello di Enea del tergo, lo fa riconoscere.

Dall’altro lato Achille da la mano al vecchio Nestore, in segno di riconciliazione con i Greci: dietro a lui si vede la sua quadriga montata da Antiloco e Fenice, e preceduta da Iris; la quadriga arriva dal campo di battaglia, dove giace Patroclo, che Achille si prepara a vendicare.

N. 1887 - VITULONIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grande vaso intatto a due anse, fig, nere, bianche e viola. Alt. 1 palm. 8 once; circonf. 3 palm. 4 once; grandezza delle fig. 9 once. Cannellocchio, fam. Ariosa, aprile 1829.

Nel primo riquadro una matrona ammantata e un giovane uomo nudo sono in piedi in un atteggiamento rispettoso, di fronte ad un patriarca in lungo mantello, la cui testa è coronata di edera, e che porta in una mano un corno potorio, e nell’altra una vitre intrecciata. Il vegliardo riceve l’omaggio del popolo rappresentato da queste figure dei due sessi, che l’iscrizione tracciata lungo il giovane uomo indica essere il popolo di Vitulonia. Dietro il patriarca, un guerriero vestito di una tunica stellata tiene nella mano sinistra una corona; egli è seguito da un’altra figura maschile avviluppata in un lungo mantello.

N.1900 – LA NAVE DEL PATRIARCA

 

 

 

 

 

 

 

Coppa completa a figure nere, bianche e viola; diam. 1 palm 1/2; grandezza delle fig. 6 once. Cannellocchio, fam. Ariosa, aprile 1829.

Nell’interno, una nave, costruita a forma di delfino sulla quale sono dipinti due piccoli delfini bianchi, naviga su un mare tranquillo coperto di numerosi delfini che indicano il mare Tirreno; un patriarca col corno potorio nella mano destra sta da solo coricato sulla nave; la sua lunga barba gli discende sul petto, e la sua capigliatura è coronata con un folto diadema di edera; la vela è spiegata; l’albero è contornato da una vite carica di grappoli, che si ripiega a padiglione sul vecchio; tutto attorno al bordo interno della coppa si vede una lunga iscrizione circolare (N. 1900) suddivisa in molti gruppi di piccoli caratteri molto sottili; questi caratteri, del tutto diversi da tutte le nostre iscrizioni, metteranno a dura prova la sagacità degli accademici: quanto a noi, che non conosciamo le lingue orientali, abbiamo confrontato materialmente questa iscrizione con tutti gli alfabeti delle nostre biblioteche, e qualche parola ci è sembrata rassomigliare ad alcuni tratti delle tavole dell’illustre Champollion...

LA NAVE DEL PATRIARCA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...Aggiungeremo che questa coppa è stata trovata nella medesima grotta del vaso di Vetulonia, e insieme ad alcuni ornamenti d’oro che rappresentano figure che non si possono ben distinguere che con l’aiuto della lente, e che sono di una fattura squisita. Si vedono in mezzo alla figura del patriarca tracce del restauro antico.

L’esterno della coppa è riccamente ornato da quattro grandi occhioni disposti in modo da rappresentare due parti di una sembianza umana; attorno alle anse sono dipinti quattro gruppi di tre guerrieri ciascuno, che combattono; due altri guerrieri morti sono riversati sotto i piedi dei combattenti...

N. 2000 - HERCULES ET TUSCUS

 

 

 

 

 

 

Il n. 2000 lo ritroviamo a pag. 10 (nomi pro- pri: Toschus Timus Sicolus), al termine della “Tavola dei nomi propri e dei nomi degli Autori”; ma il “Museum” si interrompe con la descrizione del n.1900 dice infatti Luciano: “Noi dovevamo pubblicare in questo volume tutti i nostri vasi con numero fino al 2308, come si vede dalla lista dei nomi propri e degli autori che arriva a quel numero, ma durante la stampa abbiamo scoperto nei nostri ipogei molti altri vasi di cui molti interessanti, dobbiamo quindi pensare ad un secondo volume e terminiamo qui il primo”.

 

(Mauro Marroni, Canino Museo a cielo aperto di Luciano Bonaparte, Tipografia Silvio Pellico, Montefiascone 2014, pagg.242-254).

 

 

Fine parte XXII

 

Mauro Marroni

Note

  1. Con l’editore fiorentino Piatti Luciano tenne una corrispondenza relativa alla vendita delle opere e le sue lettere dal 27 giugno al 11 luglio 1830 sono datate da Abbadia San Salvatore, cittadina del Monte Amiata dove il Principe si ritirava con la famiglia non appena il caldo rendeva insalubri le terre di Maremma. Le lettere sono conservate presso la Biblioteca Labronica di Livorno nel Catalogo Guglielmo Piatti.

  2. La prima traduzione in italiano di “Museum Etrusque” è stata pubblicata a puntate sulla rivista “Canino 2008” della Associazione Culturale Luciano Bonaparte Principe di Canino.

 

 

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